
Eccoli là, due anziani e irriducibili pilastri del baseball, ancora in azione nel 2026, che credono nel ruolo del lanciatore, così come era interpretato un tempo.
Verlander, 43 anni, è stato ingaggiato a febbraio dalla sua squadra d’origine, i Detroit Tigers, ma la reunion potrebbe avere breve durata. Gli infortuni e la consapevolezza di aver fatto tutto ciò che il suo corpo gli poteva consentire, lo costringeranno a ritirarsi. Probabilmente.
Scherzer, 42 anni, ha iniziato Gara 7 delle World Series per Toronto lo scorso autunno. I Blue Jays gli hanno offerto di rimanere per 3 M$, una riduzione dello stipendio dell’80%, e Scherzer ha accettato. Il bilancio non è stato particolarmente brillante, ma ancora lui non parla di ritiro.
Credo che i loro volti siano noti a chiunque segua il baseball MLB e che siano considerati grandi lanciatori, perfino da chi è stato sonoramente battuto sul campo..
Parte del fascino particolare del baseball, che è molto difficile da spiegare ai neofiti, sta nel fatto che il giocatore più importante, rappresentativo e determinante di una squadra, colui al quale si attribuisce la vittoria o la sconfitta, si presenta solo una volta ogni cinque partite. Le squadre si affrontano in serie di partite giocate in giorni consecutivi, costituite sostanzialmente dagli stessi giocatori, ma con aspettative che possono cambiare radicalmente di giorno in giorno, tutto a causa del lanciatore partente.
Tipicamente la decisione più difficile che un manager deve prendere nel corso di una gara è quando e con chi effettuare la sostituzione del partente, a volte lo lascia sul monte sottovalutando il suo logoramento, a volte lo sostituisce sottovalutando le risorse residue, difficilmente, in caso di sconfitta, non sarà chiamato a fornire spiegazioni.
In questo ultimo decennio la situazione si è però via via modificata. Con la presenza dei partenti in campo sempre di più accorciata le partite vivono i loro momenti decisivi quando il partente è sceso da tempo e assiste alla partita dalla panchina. Il fenomeno di sostituire precocemente il partente, anche prima delle quindici eliminazioni che permettono al classificatore di attribuire la vittoria, è molto più accentuato durante i playoff, quando il valore specifico delle gare aumenta esponenzialmente.
“The powers that be need to recognize that starting pitchers are great for baseball, in all facets,” ha commentato Scherzer. “It’s not about creating bullpen matchup cards. It’s the starting pitcher pitching deep in the game that is actually better for the fan experience.”
Io che guardo partite di baseball dagli anni settanta sono costretto a dargli ragione. Nei ricordi più emozionanti di partite a cui ho assistito dagli spalti, c’era sempre un’eroica agonia di un uomo costretto a lanciare più di cento palle.
Scherzer ha preconizzato che, senza nessun intervento, nel delicato ecosistema del baseball, il ruolo del lanciatore potrebbe essere destinato a scomparire, con molteplici conseguenze esiziali, ancorchè gravemente trascurate: “Offense goes down because of this. There’s more 95-, 100-mile-an-hour fastballs because of this. There’s more pitching injuries because of this. There’s so much negative by trying to optimize matchups instead of the game itself”.
Effettivamente non sembra allarmismo. Le metodologie di allenamento per il lancio ora puntano prioritariamente a intensificare la velocità, con risultati assolutamente lusinghieri, però questo avviene a discapito della resistenza. Il baseball incentiva questo stile di lancio, senza curarsi della resistenza. Tanto quando si stancano li fanno semplicemente ruotare.
Per contrastare tutto questo Verlander ha un piano che consiste in una modifica al regolamento di gioco progettata per riportare il partente al centro dell’attenzione. La modifica pensata da Verlander è molto semplice: se il lanciatore ha completato 6 inning con meno di 90 lanci, deve tornare in campo.
Ovviamente questa norma da sola non è applicabile, perchè a volte la sostituzione non è ragionevolmente rinviabile. Ecco quindi le quattro regole aggiuntive, che individuano le eccezioni cioè elencano i motivi per cui si può sostituire un lanciatore partente:
- Dopo che ha concesso cinque o più punti in totale o tre o più punti in un singolo inning. In questo ultimo caso tuttavia la sostituzione deve essere effettuata nello stesso inning.
- Quando, in qualsiasi momento dopo il sesto inning, il punto del pareggio è in battuta.
- Dopo che abbia effettuato 40 o più lanci in un unico inning.
- Infortunio.
“Non è poi così difficile”, ha detto Verlander. “L’ho scritto in circa due minuti.”
Temo che l’approccio di Verlander sia un po’ semplicistico, ma tutti sappiamo che quelli intelligenti sono i ricevitori. Non è necessario che i lanciatori siano stupidi però aiuta. Se si applicassero queste regole i manager non potrebbero più utilizzare gli opener in avvio di partita e neppure le partite di bullpen. Sarà stato semplice ma credo ci si dovrà ancora lavorare un po’. Ma non è questo il punto, no?
La logistica necessaria per trasferire il piano di Verlander dal cellulare al regolamento della MLB richiederà molto più di due minuti. Un cambiamento radicale esige uno studio esaustivo e nessuno sa come il prossimo contratto modificherà il panorama economico.
In fin dei conti i lanciatori partenti costano ancora molto, (questa stagione i Red Sox hanno dato 130M$ a un tizio che durante i playoff non si è neppure scaldato una volta), ma continuano a essere sempre meno preziosi.
In un articolo di Ben Lindbergh, comparso su The Ringer il 22 settembre scorso, si sono confrontate le eccezionali stagioni dell’esterno centro dei Cubs Pete Crow-Armstrong (PCA) e dell’asso dei Brewers Jacob Misiorowski (The Miz). I due sono stati senza ombra di dubbio i protagonisti della stagione, stabilendo gli standard di eccellenza in battuta e nel lancio e vinceranno i premi MVP e Cy Young nella National League (cioè il campionato dominante).
Quando però si confrontano fra di loro, utilizzando il WAR di cui entrambi sono leader nella loro categoria, il risultato è impetoso a favore di PCA. Non c’è da stupirsi: ormai è la norma che il miglior battitore del baseball sia nettamente superiore, in termini di WAR, al miglior lanciatore, dando conto di come si è evoluto il loro utilizzo di battitori e lanciatori, nel tempo.
L’analisi retrospettiva (da quando è stato introdotto il DH) mostra confronti più equilibrati, tranne qualche eccezione, fino a questo secolo, il confronto per il titolo di miglior giocatore di baseball nella stagione era in genere un testa a testa tra il lanciatore più potente e il battitore più forte. Negli ultimi venticinque anni, però, i migliori battitori prevalevano con, in media, circa due vittorie in più rispetto al miglior lanciatore nella stessa stagione. E negli ultimi cinque anni il divario si è allargato e la media ha superato le quattro vittorie in più. In conclusione i migliori lanciatori del baseball non valgono più quello che valevano una volta.
Ma è un problema tutto questo? Per me che ho avuto l’opportunità di guardare il grande baseball MLB quando c’erano Roger Clemens e Pedro Martínez, che lanciavano più di 200 inning ogni anno, la risposta è “SI” senza ombra di dubbio. A me il pitching duel piace molto, lo considero una delle fasi più spettacolari del gioco e per questo non mi piacciono i condensed game che lo asportano completamente. Capisco però che per i neofiti sia complicato. Bisogna saper riconoscere i lanci, conoscere il repertorio del lanciatore e quello del battitore. Io ho avuto la fortuna di andare allo stadio con dei mentori che mi hanno spiegato e fatto apprezzare tutto questo. Fortunatamente però oggi non ce n’è bisogno. La rete offre sovrabbondanza di informazioni in diretta per godersi le partite.
Quindi occorre chiedersi se la proposta di Verlander sia una soluzione. Francamente non lo so, ma almeno ha il merito di individuare l’esistenza di una problema. Il riconoscimento dell’esistenza di una situazione critica è sempre il primo passo per risolverlo. Magari ci accorgeremo che era questo che il pubblico aspettava per tornare ad affollare gli spalti.
Quando ha voluto la MLB ha effettuato modifiche regolamentari per opporsi ad aspetti recessivi dell’evoluzione di questo sport. Quando il defensive planning è diventato troppo ossessivo, con gli interni schierati in modo bizzarro, la lega ha vietato espressamente lo shit limitandone gli spostamenti. La regola che costringe un lanciatore ad affrontare un minimo di tre battitori ha contrastato, in parte, la monotonia dei cambi di lanciatore; il Pitch Clock ha eliminato le strategiche perdite di tempo. Magari un tentativo per elevare la qualità del gioco potrebbe essere tentato.