Buon SED (Smurfs Elimination Day)

L’ultima volta che i Milwaukee Brewers sono arrivati alle WS, giocavano in un campionato diverso, in uno stadio diverso, in un’epoca diversa. Non erano ancora la squadra di piccolo mercato, gli sfavoriti coraggiosi che non avrebbero dovuto nutrire speranze. Dopo 44 anni hanno completato una serie di 4 vittorie consecutive contro i puffi e pareggiando i conti con quello che era successo lo scorso anno. I Brewers sono stati in svantaggio in ogni partita di questa serie, ma mai di quattro punti fino a ieri quando finalmente Ohtani è riuscito a toccare una palla lanciata da Dustin May (si proprio lui!) spedendola oltre la recensione.

Mai i Dodgers avevano dilapidato un vantaggio così consistente in un must win game, ma c’è sempre una prima volta. A metà del quinto inning, i Brewers erano già  sul 4-4, poi Garrett Mitchell accolse il mancino Tanner Scott, il quarto lanciatore impiegato da un Roberts confuso come al solito, con un fuoricampo all’inizio del sesto inning, e improvvisamente Milwaukee si ritrovò a 12 eliminazioni dalla conquista del pennant. 

Vani gli sforzi dei puffi di raggiungere il pareggio pur avendo realizzato un doppio rispettivamente nel sesto, settimo e ottavo inning, ma hanno chiuso con 0/6 con un SH con il corridore in seconda. Protagonista della serata Il terza base David Hamilton (si proprio lui!), che in precedenza aveva rubato la sua quarta base nelle NLCS, ha segnato al nono, con un solo homer, l’ultimo punto di sicurezza per i Brewers.

Sfuma così la possibilità di avere una squadra che vince tre titoli consecutivi in questo secolo e forse c’è anche la possibilità che il dominio puffo si possa sgretolare un po’ nell’immediato futuro. In primo luogo per l’età avanzata dei senatori che gli hanno portati in alto, ma anche per le disgrazie giudiziarie della proprietà.

Mark Walter, miliardario amministratore delegato di Guggenheim Partners e proprietario dei Los Angeles Dodgers, è infatti al centro di una vasta indagine federale, emersa pubblicamente nell’estate del 2026, in cui è imputato di presunte irregolarità finanziarie e frodi legate alla mancata comunicazione di prestiti miliardari tra le sue società. •Secondo l’accusa principale Walter avrebbe utilizzato il denaro delle polizze assicurative e dei fondi pensione dei risparmiatori per finanziare in modo opaco altre sue attività commerciali e i suoi investimenti nello sport, come l’acquisizione e il sostentamento di franchigie quali i Dodgers.

Parallelamente all’azione del governo federale, la pressione giudiziaria è aumentata a causa di diverse class action intentate da pensionati e clienti delle sue compagnie assicurative in Florida e in altri stati. I risparmiatori accusano Walter e le sue holding di frode e violazione contrattuale per aver nascosto l’indagine federale e i relativi rischi, impedendo loro di ritirare i propri fondi senza penali.

Sebbene non siano ancora state formalizzate accuse, la vicenda ha spinto il miliardario a una rapida ristrutturazione del proprio portfolio nel tentativo di rientrare nei parametri normativi entro fine anno. Per questo motivo ha accettato di vendere la sua quota nei Los Angeles Lakers per una cifra record e ha ceduto le sue quote del Chelsea, ma i Los Angeles Dodgers hanno smentito che abbia intenzione di vendere la squadra di baseball. Tuttavia la situazione è in movimento e le cose potrebbero cambiare.

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Final four

Sono in corso le finali di lega e quindi, in teoria, si stanno affrontando le quattro migliori squadre di baseball del mondo. Almeno una volta era così. Rispetto al passato infatti la conquista del pennant in palio in queste due competizioni si è molto svalutato. Fino agli anni novanta del secolo scorso, c’erano due campionati, nati in momenti diversi, che riconoscevano formule e regole diverse.  L’obiettivo principale di una stagione era vincere il campionato della propria lega Le successive WS erano una sorta di super esibizione. Ora le finali di lega, specialmente con le modifiche apportate nell’era Manfred, sono assimilabili a delle vere e proprie semifinali di un’unica competizione. Questo, per me che sono un vecchio brontolone, è un declassamento.

L’inizio della fine c’è stato con l’introduzione delle partite interlega nella Major League Baseball. Per più di un secolo le due leghe sono nate e cresciute come due entità quasi del tutto separate con l’All-Star Game estivo e le World Series d’autunno unico punto di contatto.

Fin dalla nascita delle World Series nel 1903, le due Leghe hanno difeso con orgoglio la propria indipendenza, scartando sistematicamente l’idea di “mischiare” le loro regular season. Il fattore decisivo per il cambiamento arrivò con il lockdown del 1994 che portò all’annullamento delle World Series procurando un danno economico enorme e l’allontanamento di molti tifosi disillusi. 

La MLB aveva un disperato bisogno di novità per riaccendere l’interesse del pubblico e la dirigenza guidata dal commissioner Bud Selig intravide l’enorme potenziale commerciale nell’accoppiare squadre che si contendevano la stessa città o area geografica (come New York, Chicago, San Francisco/Oakland, ecc.) e questo portò all’introduzione delle partite interlega a partire dalla stagione 1997. La coincidenza di tale data con la contemporanea esplosione di internet segna una cesura molto profonda. In pratica, da questo continente, non abbiamo mai visto l’epoca precedente.

All’inizio le partite interlega si svolgevano in finestre temporali concentrate, principalmente durante tre settimane a giugno, e le squadre giocavano solitamente contro le rispettive divisioni dell’altra lega. Il passaggio all’Interlega “Tutto l’Anno” arrivò nel 2013 insieme ad altri cambiamenti di omogeneizzazione, come il  trasferimenti degli Houston Astros dalla NL Central alla AL West in modo che entrambe le leghe potessero avere 15 squadre ciascuna, semplificando la formulazione dei calendari. Dieci anni dopo, a partire dalla stagione 2023, la MLB tolse ogni limitazione così ogni squadra può incontrare qualsiasi altra e le partite di interlega passarono da 20 a 46. Con l’adozione del DH anche dalla National League venne eliminato l’ultimo grande ostacolo tattico e culturale che divideva i due settori.

Il risultato finale di tutto questo è una perdita di “Esclusività”. Se da un lato il nuovo calendario garantisce alle star di esibirsi in ogni stadio d’America almeno una volta ogni due anni, dall’altro ha ridotto quel fascino di mistero e l’aura di rarità che un tempo avvolgeva le World Series.

Nel 2026 però c’è anche l’inconveniente che il dislivello di forza fra le due leghe, storicamente a favore della AL, si è completamente ribaltato tanto che ora le finali di National sembrano una World Series anticipata, anche se poi è anche vero che tutte le partite vanno giocate e nessuno se le porta da casa. 

Le cose vanno anche benino, tutto considerato. I Milwaukee Brewers ci sono riusciti di nuovo lunedì, quando hanno di nuovo menato i puffi e si sono portati 2-0 nella National League Championship Series. I Birrai sembrano nettamente più affamati, più atletici e con un bullpen superiore. (Abbiamo già detto che le rotazioni dei partenti contano meno). 

Includendo i playoff, hanno raggiunto quota 108 vittorie ed è difficile immaginare come i Dodgers possano vincere quattro delle prossime cinque partite, anche con il vantaggio del campo. Specialmente con un attacco profondamente in difficoltà, capace di mettere a segno un solo extra-base hit in due partite, rappresentato da uno Shohei Ohtani fisicamente debilitato, ben lontano dal suo solito livello da MVP.

L’altra semifinale è inaspettatamente molto più equilibrata. Dopo aver vinto in scioltezza gara 1 i ragazzi di José Ramírez si sono dovuti arrendere alla scaltrezza degli odiosi rivali, e i loro stile di gioco “small-ball”. Ora la serie si sposta a Cleveland sul parziale di 1-1.

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Monografia: il caso dello starting pitcher

Eccoli là, due anziani e irriducibili pilastri del baseball, ancora in azione nel 2026, che credono nel ruolo del lanciatore, così come era interpretato un tempo. 

Verlander, 43 anni, è stato ingaggiato a febbraio dalla sua squadra d’origine, i Detroit Tigers, ma la reunion potrebbe avere breve durata. Gli infortuni e la consapevolezza di aver fatto tutto ciò che il suo corpo gli poteva consentire, lo costringeranno a ritirarsi. Probabilmente.

Scherzer, 42 anni, ha iniziato Gara 7 delle World Series per Toronto lo scorso autunno. I Blue Jays gli hanno offerto di rimanere per 3 M$, una riduzione dello stipendio dell’80%, e Scherzer ha accettato. Il bilancio non è stato particolarmente brillante, ma ancora lui non parla di ritiro.

Credo che i loro volti siano noti a chiunque segua il baseball MLB e che siano considerati grandi lanciatori, perfino da chi è stato sonoramente battuto sul campo..

Parte del fascino particolare del baseball, che è molto difficile da spiegare ai neofiti, sta nel fatto che il giocatore più importante, rappresentativo e determinante di una squadra, colui al quale si attribuisce la vittoria o la sconfitta, si presenta solo una volta ogni cinque partite. Le squadre si affrontano in serie di partite giocate in giorni consecutivi, costituite sostanzialmente dagli stessi giocatori, ma con aspettative che possono cambiare radicalmente di giorno in giorno, tutto a causa del lanciatore partente.

Tipicamente la decisione più difficile che un manager deve prendere nel corso di una gara è quando e con chi effettuare la sostituzione del partente, a volte lo lascia sul monte sottovalutando il suo logoramento, a volte lo sostituisce sottovalutando le risorse residue, difficilmente, in caso di sconfitta, non sarà chiamato a fornire spiegazioni.

In questo ultimo decennio la situazione si è però via via modificata. Con la presenza dei partenti in campo sempre di più accorciata le partite vivono i loro momenti decisivi quando il partente è sceso da tempo e assiste alla partita dalla panchina. Il fenomeno di sostituire precocemente il partente, anche prima delle quindici eliminazioni che permettono al classificatore di attribuire la vittoria, è molto più accentuato durante i playoff, quando il valore specifico delle gare aumenta esponenzialmente.

“The powers that be need to recognize that starting pitchers are great for baseball, in all facets,” ha commentato Scherzer. “It’s not about creating bullpen matchup cards. It’s the starting pitcher pitching deep in the game that is actually better for the fan experience.”

Io che guardo partite di baseball dagli anni settanta sono costretto a dargli ragione. Nei ricordi più emozionanti di partite a cui ho assistito dagli spalti, c’era sempre un’eroica agonia di un uomo costretto a lanciare più di cento palle. 

Scherzer ha preconizzato che, senza nessun intervento, nel delicato ecosistema del baseball, il ruolo del lanciatore potrebbe essere destinato a scomparire, con molteplici conseguenze esiziali, ancorchè gravemente trascurate: “Offense goes down because of this. There’s more 95-, 100-mile-an-hour fastballs because of this. There’s more pitching injuries because of this. There’s so much negative by trying to optimize matchups instead of the game itself”.

Effettivamente non sembra allarmismo. Le metodologie di allenamento per il lancio ora puntano prioritariamente a intensificare la velocità, con risultati assolutamente lusinghieri, però questo avviene a discapito della resistenza. Il baseball incentiva questo stile di lancio, senza curarsi della resistenza. Tanto quando si stancano li fanno semplicemente ruotare.

Per contrastare tutto questo Verlander ha un piano che consiste in una modifica al regolamento di gioco progettata per riportare il partente al centro dell’attenzione. La modifica pensata da Verlander è molto semplice: se il lanciatore ha completato 6 inning con meno di 90 lanci, deve tornare in campo.

Ovviamente questa norma da sola non è applicabile, perchè a volte la sostituzione non è ragionevolmente rinviabile. Ecco quindi le quattro regole aggiuntive, che individuano le eccezioni cioè elencano i motivi per cui si può sostituire un lanciatore partente:

  1. Dopo che ha concesso  cinque o più punti in totale o tre o più punti in un singolo inning. In questo ultimo caso tuttavia la sostituzione deve essere effettuata nello stesso inning.
  2. Quando, in qualsiasi momento dopo il sesto inning, il punto del pareggio è in battuta.
  3. Dopo che abbia effettuato 40 o più lanci in un unico inning.
  4. Infortunio.

“Non è poi così difficile”, ha detto Verlander. “L’ho scritto in circa due minuti.”

Temo che l’approccio di Verlander sia un po’ semplicistico, ma tutti sappiamo che quelli intelligenti sono i ricevitori. Non è necessario che i lanciatori siano stupidi però aiuta. Se si applicassero queste regole i manager non potrebbero più utilizzare gli opener in avvio di partita e neppure le partite di bullpen. Sarà stato semplice ma credo ci si dovrà ancora lavorare un po’. Ma non è questo il punto, no?

La logistica necessaria per trasferire il piano di Verlander dal cellulare al regolamento della MLB richiederà molto più di due minuti. Un cambiamento radicale esige uno studio esaustivo e nessuno sa come il prossimo contratto modificherà il panorama economico. 

In fin dei conti i lanciatori partenti costano ancora molto, (questa stagione i Red Sox hanno dato 130M$ a un tizio che durante i playoff non si è neppure scaldato una volta), ma continuano a essere sempre meno preziosi.

In un articolo di Ben Lindbergh, comparso su The Ringer il 22 settembre scorso, si sono confrontate le eccezionali stagioni dell’esterno centro dei Cubs Pete Crow-Armstrong (PCA) e dell’asso dei Brewers Jacob Misiorowski (The Miz). I due sono stati senza ombra di dubbio  i protagonisti della stagione, stabilendo gli standard di eccellenza in battuta e nel lancio e vinceranno i premi MVP e Cy Young nella National League (cioè il campionato dominante). 

Quando però si confrontano fra di loro, utilizzando il WAR di cui entrambi sono leader nella loro categoria, il risultato è impetoso a favore di PCA. Non c’è da stupirsi: ormai è la norma che il miglior battitore del baseball sia nettamente superiore, in termini di WAR, al miglior lanciatore, dando conto  di come si è evoluto il loro utilizzo di battitori e lanciatori, nel tempo.

L’analisi retrospettiva (da quando è stato introdotto il DH) mostra confronti più equilibrati, tranne qualche eccezione, fino a questo secolo, il confronto per il titolo di miglior giocatore di baseball nella stagione era in genere un testa a testa tra il lanciatore più potente e il battitore più forte. Negli ultimi venticinque anni, però, i migliori battitori prevalevano con, in media, circa due vittorie in più rispetto al miglior lanciatore nella stessa stagione. E negli ultimi cinque anni il divario si è allargato e la media ha superato le quattro vittorie in più. In conclusione i migliori lanciatori del baseball non valgono più quello che valevano una volta.

Ma è un problema tutto questo? Per me che ho avuto l’opportunità di guardare il grande baseball MLB quando c’erano Roger Clemens e Pedro Martínez, che lanciavano più di 200 inning ogni anno, la risposta è “SI” senza ombra di dubbio. A me il pitching duel piace molto, lo considero una delle fasi più spettacolari del gioco e per questo non mi piacciono i condensed game che lo asportano completamente. Capisco però che per i neofiti sia complicato. Bisogna saper riconoscere i lanci, conoscere il repertorio del lanciatore e quello del battitore. Io ho avuto la fortuna di andare allo stadio con dei mentori che mi hanno spiegato e fatto apprezzare tutto questo. Fortunatamente però oggi non ce n’è bisogno. La rete offre sovrabbondanza di informazioni in diretta per godersi le partite.

Quindi occorre chiedersi se la proposta di Verlander sia una soluzione. Francamente non lo so, ma almeno ha il merito di individuare l’esistenza di una problema. Il riconoscimento dell’esistenza di una situazione critica è sempre il primo passo per risolverlo. Magari ci accorgeremo che era questo che il pubblico aspettava per tornare ad affollare gli spalti.

Quando ha voluto la MLB ha effettuato modifiche regolamentari per opporsi ad aspetti recessivi dell’evoluzione di questo sport. Quando il defensive planning è diventato troppo ossessivo, con gli interni schierati in modo bizzarro, la lega ha vietato espressamente lo shit limitandone gli spostamenti. La regola che costringe un lanciatore ad affrontare un minimo di tre battitori ha contrastato, in parte, la monotonia dei cambi di lanciatore; il Pitch Clock ha eliminato le strategiche perdite di tempo. Magari un tentativo per elevare la qualità del gioco potrebbe essere tentato.

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Bottoms up, motherfuckers!

Buon YED a tutt*!

Per la diciassettesima stagione consecutiva, non ci sarà nessuna parata nella grande mela, perché la corsa dei MFY si è conclusa in modo imbarazzante. È la prima volta dal 1980 che i pigiami subiscono una sconfitta per 3-0 in una serie al meglio delle cinque partite.

Questa volta hanno cercato di darsi da fare, ma, anche se il punteggio è rimasto sempre chiuso, non hanno mai dato l’impressione di avere la freddezza necessaria per vincere.

L’episodio più divertente (per noi) accade nella parte bassa del sesto, 2 eliminati e Rays in vantaggio 4-2.  Volpe riesce a colpire una lunga palla alta a sinistra, risvegliando improvvisamente lo stadio dal suo torpore. È difficile calcolare dove andrà a finire: rimarrà dentro il campo, presa dall’esterno o andrà fuori? Mentre tutti la seguono con lo sguardo la palla improvvisamente scompare. Cosa è successo? Dove è finita la palla? Nessuno sembra saperlo.

Beh in effetti c’era almeno un tizio che lo sapeva: quello che aveva messo le mani in campo per prenderla, per poi festeggiare con i mentecatti di par suo. Gli arbitri hanno stabilito, a loro discrezione e applicando il regolamento, che senza l’evidente interferenza dello spettatore, rilevata dal replay, la palla, fuori dalla portata del difensore, sarebbe rimasta in campo, urtando sulla recinzione, avrebbe fruttato un doppio per Volpe e avrebbe permesso a Lombard di arrivare a casa partendo dalla prima base. 

Secondo me senza interferenza, la palla sarebbe finita fuori, e questo credo dovrebbe guastare il sonno per un po’ a tutti quei mentecatti che hanno cominciato a bersagliare gli avversari con oggetti vari, ricordando al mondo che la diretta proveniva dallo Yankees Stadium.

La foto che ho voluto mettere per consacrare la circostanza inquadra il capitano in pinstripes meno incisivo nella storia dei playoff. Non abbiamo ancora finito di ringraziarlo per la memorabile mancata presa dello scorso anno. Questa volta scaldava la panchina e non ha nessuna responsabilità, ma mi ha colpito il suo sguardo perso, come quello di un cucciolo che fissa gli abbaglianti dell’autotreno che lo sta per colpire.

Spero che questa ulteriore delusione non porti la loro proprietà a licenziare il nostro idolo che siede sulla loro panchina. Aaron è la persona giusta al posto giusto per festeggiare uno Yed anno dopo anno.

Nella stessa giornata festeggiamo anche l’eliminazione dei Padres, che odiamo occasionalmente solo per la colpa di aver offerto un contratto all’infame criminale. Per altro anche Machado, nel finale di gara, ha alzato una palla che è andata molto vicino a un clamoroso fuoricampo. Ma, si sa, andarci vicino conta solo a bocce!

Bella la presa dell’esterno appoggiato alla recinzione, mentre degli scalmanati cercano, senza riuscirci, di commettere interferenza.

Solo una serie divisionale non è stata aggiudicata, perché i calzini sbagliati non hanno approfittato del vantaggio del campo in gara 3. Difficile capire come andrà a finire e anche cosa augurarsi. Entrambe le squadre hanno disputato una stagione mediocre, ma inevitabilmente una di loro incontrerà TB lanciata verso le WS. 

I Guardians sono una squadra sfigata della città americana sfigata per antonomasia, ma non suscitano simpatia. Perchè sono sfigati.

 I Southsiders sono stati protagonisti di record negativi nel recente passato, ma sono risorti grazie all’inserimento di tre ottimi giocatori (Meidroth, Montgomery e Teel) che facevano tutti parte del controparte data ai White Sox nello scambio del 2024 per Garrett Crochet: In particolare si è messo in evidenza Meidroth, che sta battendo “benino” nei playoff (sei valide e cinque RBI in quattro partite). Considerando la lunga e travagliata difficoltà dei Red Sox nella ricerca di un buon seconda base fa molto piacere vederlo giocare altrove.

 

 

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YankEEEEs facing swift exit

Forse uno dei simboli meno intellegibili all’estero del declino dell’Impero Americano (o almeno delle sue infrastrutture) è il fatto che nel 2026 si giochino ancora partite di baseball MLB in posti come il Tropicana. Per distruggerlo non è stato sufficiente l’uragano che lo ha raso al suolo due anni fa, è stato infatti ricostruito nonostante i progetti di sostituzione a breve termine, e ancora viene utilizzato per partite dei playoff. Ci sono prove statistiche che dimostrano che tutte le squadre in trasferta abbiano grossi problemi in difesa, per il tetto che impedisce i moonshot homer e per il manto erboso (sic!) che provoca strani rimbalzi, testimoniato anche dagli errori commessi dagli stessi odiosi raggetti.  

Io odio il Tropicana Fields, ma quando diventa strumento dal karma per provocare travasi di bile nei fegati dei tifosi yankees e punirli per i loro peccati, improvvisamente mi sembra cosa buona e giusta. 

Reduci da una 8-inning no-hittei i MFY sembravano ottenere contatti di qualità nel primo inning chiuso però senza portare punti a casa, ma era solo il prologo, prima del caos totale della parte bassa.

I problemi difensivi si sono manifestati immediatamente e non si sono più fermati. McMahon ha lasciato cadere la prima palla messa in gioco da Díaz. Due battitori dopo, Chisholm ha tentato una doppia eliminazione che non avrebbe dovuto tentare permettendo ai Rays di segnare il primo punto. E altri due battitori dopo, uno K di Hicks viene trasformato in un passaggio in prima per interferenza. Probabilmente gli Yankees sono stati fortunati a chiudere il primo inning sotto solo di 1-0.

Poi, al quinto inning, con gli Yankees sotto 2-1 e gli interni schierati dentro il diamante, Lombard non riesce a raccogliere in modo pulito una palla battuta a terra da Simpson, con Caminero che arriva facilmente a casa. L’azione fu giustamente giudicata un errore, prima di essere inspiegabilmente modificata in una scelta della difesa. Il classificatore avrà voluto beneficiare Lombard di un Tropicana bonus?!

Poco dopo ancora Lombard in azione con un’assistenza mprecisa in prima, che lascia corridori agli angoli con due eliminati, gli stessi che, grazie a una rubata e al singolo di Palacios, arriveranno a casa fissando il punteggio sul 5-1 per Tampa Bay. I due solo homer di Ben Rice non saranno di nessuna consolazione.

Dispiace ammettere che gli odiosi continuano a giocare a ottobre come noi lo facevamo a luglio, cioè utilizzando tutti i modi possibili per vencere: pitching, difesa, contatto, potenza. Tutte queste cose i Rays le fanno, e le fanno bene, senza grandi campioni, senza clamorose giocate, ma le fanno bene. In una serata in cui gli Yankees hanno commesso un errore dopo l’altro, i Rays hanno continuato a esercitare pressione semplicemente mettendo la palla in gioco. In breve Schlittler è stato costretto a uscire dal campo nel quinto inning, dopo aver registrato il suo minimo di due strikeout nella partita. I pinstripes contavano molto su di lui, ed erano convinti di pareggiare la serie. Odio entrambe le squadre e quando si sfidano vorrei che perdessero tutte e due, ma la schadenfreude per i guai dell’Impero del Male ha un gusto decisamente migliore.

Ma perchè perdere tempo con i playoff  quando c’è da commentare la lunga conferenza stampa di fine stagione dei Red Sox, con il gotha aziendale schierato al completo? Probabilmente perchè Il manager Chad Tracy, il responsabile delle operazioni di baseball Craig Breslow e il presidente Sam Kennedy hanno parlato per oltre un’ora di una promettente stagione dei Red Sox interrotta inopinatamente, senza dire nulla di veramente interessante.

Tra le domande sollevate, c’era ovviamente quella se Tracy avesse ricevuto istruzioni dalla dirigenza per sostituire un ottimo Sonny Gray dopo 4.2 inning per ottimizzare gli accoppiamenti del bullpen. Ovviamente Tracy ha smentito, ma come diceva Andreotti, la smentita è una notizia data due volte. La moderna comunicazione impone di fare diversamente. Ora pesa su di lui il sospetto della subalternità, da cui sarà difficile sottrarsi. Credo che, come è normale, tutta l’organizzazione abbia discusso il piano gara prima della partita, credo anche che l’ipotesi di cambiare precocemente il partente, in una situazione di minor deficit, sia una pratica diffusa, ma è stato Tracy ad applicarla nella situazione concreta della partita. Sbagliando la valutazione. Spero che non l’abbia fatto per fare il compitino, per stare dentro le righe, temendo, se il punteggio si fosse allargato, di non aver adottato in tempo una misura considerata standard. Spero che non l’abbia fatto per questo, perché di un manager così non sapremo che farcene.

Poi sono state dette anche un paio di cose inutili.

Breslow ha raccontato che lui e Tracy si sono incontrati con Contreras domenica (per oltre due ore!!) per discutere delle sue preoccupazioni sull’utilizzo dei dati da parte dell’organizzazione. Il colloquio è stato proficuo e cordiale. Immagino che Contreras verrà scambiato as soon as possible, perché si rifiuterà di giocare ricevitore.

A Kennedy è stato chiesto riguardo la situazione di Jason Varitek, che ha lasciato la squadra dopo 15 anni, a inizio stagione, contemporaneamente a Cora. “Ci siamo messi in contatto” ha detto Kennedy “Ma non abbiamo aggiornamenti al riguardo.” E’ incredibile che quest’uomo riceva uno stipendio! 

A latere, finalmente, ci sono stati anche aggiornamenti interessanti:

  • Dopo diversi controlli e ulteriori esami di diagnostica sul dito di Anthony, responsabile di avergli fatto perdere 101 partite, l’équipe sta ancora lavorando per individuare il percorso terapeutico più adatto, ma l’intervento chirurgico non è tra le opzioni considerate.
  • Caleb Durbin invece sta ancora valutando diversi interventi chirurgici per la lussazione del mignolo, rimasto piegato a 90 gradi per gran parte della seconda parte della stagione.
  • Al contrario Gasper ha già subito un’operazione al tendine del braccio. Si prevede che Gasper impiegherà dai 4 ai 6 mesi per tornare in campo, quindi non è chiaro se sarà pronto per l’Opening Day del 2027. Tuttavia, non è chiaro neppure se il baseball sarà pronto quell’appuntamento
  • I Red Sox non hanno individuato, in generale, problemi per quanto riguarda l’allenamento e lo sviluppo dei giocatori. In pratica tutti gli infortuni subiti e i geologici tempi di recupero sono dovuti alla pura sfiga.
  • Una buona notizia. Chapman ha superato le visite mediche di fine stagione, l’ultimo passo necessario per attivare l’opzione di rinnovo per il 2027. Chapman aveva già completato l’altro requisito (lanciare almeno 40 inning) ad agosto. Quindi nel 2027 resterà con noi alla modica cifra di 13 M$.

Breslow è stato reticente riguardo le discussioni sul rinnovo del contratto Rutschman, di cui ha elogiato la leadership dimostrata  nel breve periodo trascorso con la squadra e la sua facilità nel lavorare con lo staff dei lanciatori. Sarà una bella gatta da pelare con un giocatore che diventerà free agent al termine della prossima stagione, scambiato con un patrimonio di prospetti.

Non mi risulta che sia stata affrontato il tema di rafforzare un attacco che, nonostante un’impennata estiva, ha chiuso la stagione nella metà inferiore della classifica con 163 HR (26°), un OPS di .717 (18°) e 4.25 runs per game (23°). Curtis Mead, acquistato come potente battitore affidabile (cosa tutta da dimostrare, ma dotato di uno swing destro adatto al Fenway Park), dovrà lottare per conquistare il suo posto in seconda base, competendo con Siegler e Sogard, o Ketel Marte (se i Sox portassero a buon fine i colloqui estivi con Arizona, oppure con Trevor Story se e quando il promettente interbase Franklin Arias farà il suo debutto in MLB nel 2027.

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Decisioni calcolate

Ci sono ottime probabilità che Chad Tracy vinca il premio di allenatore dell’anno e, tutto sommato, sembra un successo meritato: i Red Sox, dati per spacciati, hanno ribaltato le sorti della stagione e raggiunto i playoff sotto la sua guida. Ma è anche molto più probabile che, quando il baseball riprenderà, scoprirà quanto breve sia stata in realtà la sua luna di miele, per i postumi di una postseason difficile.

Dopo l’umiliante sconfitta subita nei playoff dai fottuti Yankees, con i loro tifosi decerebrati che ci mostravano il dito medio, è cominciata una lunga e dolorosa offseason per noi tifosi dei Red Sox, con più domande che risposte. Non sono passate inosservate le aperte critiche che i migliori veterani della squadra (Gray e Contreras) hanno sollevato nelle interviste, in cui, oltre alle critiche puntuali sulle singole decisioni tattiche, principalmente per quanto riguarda la gestione del bullpen, è stato l’approccio strategico che è stato messo in seria discussione, coinvolgendo sia il manager che il CBO, prontamente rinominati Chad GPT e Bresbot.

Il momento che ha davvero fatto infuriare tutti è stata l’uscita di Sonny Gray al quinto inning. Con due eliminati e corridori in prima e terza base, Tracy ha affidato la palla a Erik Miller, ripetendo la stessa mossa catastrofica di gara 1. Le dichiarazioni da Tracy che ha cercato di giustificare la sua scelta: “I think, where we were at in today’s game, we pretty clearly knew who we were going to throw,” ha detto Tracy in risposta a una domanda sull’inserimento di un mancino, proprio contro Bellinger, che con i mancini ha statistiche migliori. “Those are the best ones we have to offer, so it was pretty obvious we were going to be aggressive…”.

Con queste parole Tracy sembra ammettere di essersi regolato su una sorta di rigido copione di gioco, che prevedeva l’avvicendamento automatico e predeterminato del lanciatore partente, nel caso in cui si fossero determinate situazioni di punteggio.

Era proprio di questo di cui parlava Willson Contreras nei suoi commenti post-partita, quando affermava che i Sox si affidavano troppo all’analisi statistica e non davano alcun rilievo all’andamento della partita. Probabilmente il forte prima base si riferiva anche agli innumerevoli turni di battuta a cui sono stati costretti i battitori contro Schlittler simulato da Trajekt, una macchina lancia-palle robotica che replica, tramite dati, le tecniche di lancio, la traiettoria e la velocità dei lanciatori. Nelle gabbie di battuta specializzate, inclusa quella del Tropicana Field, i Red Sox hanno utilizzato Schlittler costantemente nella speranza di prepararsi ad affrontare la versione reale, per poi trovarsi in modo imbarazzante, quando il vero Schlittler li ha messi a tacere, cambiando l’estensione del lancio e aumentando la percentuale di palle curve.

A questi si aggiungevano i commenti di Sonny Gray, in cui si rammaricava della scarsa fiducia concessa, affermando di essere il miglior lanciatore di questa stagione, quando affronta il lineup per la terza volta (il che era vero). Per interpretare correttamente queste parole bisogna sapere che quello che è successo è considerata una situazione ricorrente e sono tanti i manager a seguire lo stesso schema prestabilito. Scrivetemi nei commenti se vi interessa approfondire come questo argomento recentemente sia stato affrontato anche da Verlander e Scherzer.

Il fatto di non aver riconosciuto e valorizzato il talento di Gray nel momento più importante dell’anno, è stato percepito come una mancanza di rispetto da molti dei suoi compagni di squadra. In effetti, senza fare nomi, Gray ha tenuto a precisare che anche gli altri presenti nella stanza erano sorpresi e delusi quanto lui. Forse anche questo spiega la natura emotiva degli abbracci di Gray per salutare i compagni di squadra.  

A livello più generale c’era però un ulteriore elemento di disillusione: chi era che aveva effettivamente deciso la prematura sostituzione di Tolle e Gray? I giocatori sembravano segretamente convinti che dietro queste nefaste decisioni ci fosse il dipartimento Operazioni Baseball, e più specificamente il responsabile Craig Breslow. Ai giocatori piace sapere che il loro destino in partita viene deciso da qualcuno in divisa, e non da una oscura presenza dietro le quinte. 

Siamo nel 2026 e l’analisi dei dati è ormai parte integrante e consolidata del gioco: uno strumento utilizzato per la valutazione, la previsione e lo sviluppo dei giocatori. È un elemento fondamentale nelle discussioni tra le squadre riguardo gli scambi o gli ingaggi di free agent, e ignorarla sarebbe un grave errore. Ma occorre tracciare un limite quando tutto questo prevale sul buon senso e detta la strategia di gioco.

Da questa incresciosa vicenda Tracy ne esce molto male. La mancanza di personalità mostrata proprio nel momento decisivo, essere stato una banderuola, lo esporrà sempre al rischio di di non avere grip sulla squadra. Breslow ne esce ancora peggio. Invece di fare bene il proprio lavoro si impiccia in quello altrui portando la squadra al naufragio. Questa vicenda forse mette sotto una nuova luce il licenziamento di Cora, che amava sbagliare di testa sua.

Conoscendo i miei polli, non credo che la dirigenza dei Red Sox darà spiegazioni a nessuno, tantomeno ai giocatori, su quello che è realmente successo e come evitare che succeda di nuovo, ma, dopo la serata di mercoledì, la comunicazione dei Red Sox farà fatica nel tentare di ricostruire la fiducia che è stata incrinata dal turno di wild card.

Neppure mi aspetto ci siano commenti sulla stagione 2026, che alla fine è stato un passo indietro. Nonostante tutti i successi ottenuti in estate, tirando le somme, Boston ha ottenuto due vittorie in meno nella stagione regolare e una in meno nei playoff. L’anno scorso sono usciti, ancora contro MFY, sfiorando la qualificazione in gara 2. Quest’anno hanno rimediato una figuraccia, risultando nettamente inferiori, con New York che li ha surclassati con un totale 18-2. 

Oltre che ripristinare un buon clima nella clubhouse, dissipando la tristezza e delusione che accompagna sempre una sconfitta che pone fine alla stagione, ci sono tante cose da fare prima che la squadra possa ragionevolmente sperare di interrompere le premature eliminazione dai playoff.

Il roster non è attrezzato per arrivare lontano a ottobre e deve essere rinforzato in diverse posizioni chiave. Inoltre, la società deve capire come mantenere in salute i propri giocatori chiave, a partire da Roman Anthony fragile come in cristallo, e almeno per farli tornare a giocare con tempi brevi evitando i geologici tempi di recupero attuali.

Come se questo scenario non fosse già abbastanza cupo, si profila all’orizzonte la possibilità (alcuni ne parlano come certezza) di un lungo lockdown, dovuto al braccio di ferro fra proprietari e giocatori, soprattutto sull’introduzione di un tetto ai salari. Nessuno sa veramente cosa potrebbe capitare, ma anche gli scenari più ottimisti prevedono una stagione gravemente mutilata. Anche su questo, scrivetemi nei commenti, se vi interessa un approfondimento.

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Dead Sox

Ovviamente io non so nulla di nulla, ma immagino che per un manager ci deve essere una grande differenza fra gestire una squadra di baseball Triplo A, gestire una squadra MLB durante la RS e gestirla durante i playoff. Arrivato al terzo gradino Tracy non ce l’ha fatta. 

In estate è stato brillante, in una situazione senza nessuna aspettativa ha saputo gestire il materiale di risulta che aveva a disposizione. Mi piace citare come esempio, quando Payton Tolle contro gli Athletics il 7 agosto mise a segno 14 strikeout dietro al piatto di casa base c’era un giocatore di 31 anni, Jake Rogers, che ha trascorso solo otto giorni nella roster dei 40 giocatori dei Red Sox, ma Tracy ha trovato comunque il modo di valorizzarlo.   

Dopo che la stagione è stata “svoltata” però, le responsabilità sono cresciute e i Sox hanno cominciato a giocare sempre peggio. Io speravo fosse pretattica, facilitata dalla formula di qualificazione ai playoff. Ora ne dubito. 

Quando arrivi ai playoff ti devi mettere in modalità must-win e in questo assetto la squadra ha mostrato tutti i suoi limiti. L’azione di Tracy però, sembra sia servita a meglio evidenziarli. Ha aggiunto del suo in una situazione già compromessa. Forse dovevamo già capirlo a fine agosto, quando siamo andati, con in palio la possibilità di riportare i playoff a Boston, a giocare una serie molto sotto tono. 

Stranamente però la proprietà si è affrettata a proporgli un contratto triennale, e una contemporanea estensione a Breslow. Forse loro, con maggior competenza e avendo a disposizione dati e circostanze, hanno capito che la stessa cosa effettuata dopo i playoff sarebbe stata molto problematica? 

La cronaca di gara 2 ricalca quella della sera precedente: un ottimo partente sostituito precocemente, un attacco già in vacanza, le chiamate al bullpen senza senso, la sconfitta umiliante. 

In primo luogo abbiamo dimostrato di avere una rotazione fortissima. Sonny Gray era proprio quello che serviva in una partita a eliminazione diretta. Fin dal primo turno ha messo in chiaro che la musica era cambiata: Ben Rice, che aveva spadroneggiato la sera prima, rimandato a cuccia con una fantastica curva. 

Il seguito è stato molto buono, con 12 swing a vuoto nei 4.2 inning in cui è stato lasciato sul monte a fare il suo lavoro. Unico neo il solo homer concesso a Luis Garcia, bravo e fortunato a impattare una curva molto bassa, quasi oltre il filo, spedendola sugli spalti del campo destro. La partita però era ancora in bilico quando Tracy ha deciso, di nuovo, di sostituire il lanciatore partente, dopo sole 70 palle lanciate e due eliminati nel quinto inning per riproporre Erik Miller, per affrontare Bellinger che ha subito messo a segno un singolo RBI, portando il punteggio sul 2-0. 

Nell’intervista del dopo partita, Gray, che aveva già eliminato Bellinger due volte, non si dava pace. “I think I’m the best pitcher in the American League going through the order a third time,I think that’s a fact” ha detto Gray con calma in uno spogliatoio molto cupo mostrando delusione e frustrazione, per un esito che non riusciva ad accettare. Spero che questa mossa di Tracy non abbia compromesso la possibilità che Gray resti a Boston nel 2027.

Poi però un piccolo miracolo. Improvvisamente eravamo sotto di un punto dopo che Willson Contreras aveva battuto un fuoricampo nella parte alta del sesto inning. Era la prima volta in queste due partite dell’ALWC che il piede di un corridore di Boston toccava la terza base, figuriamoci il piatto di casa base. Con quel solo homer Contreras aveva interrotto sia la più lunga serie di inning senza punti dall’inizio di una serie di playoff nella storia della franchigia (14,2 inning) sia la serie di 26,2 inning consecutivo in partite di playoff (che includeva gli ultimi 12 inning della serie ALWC dell’anno scorso).

Quindi le cose sembravano migliorare… più o meno. Insomma c’era un barlume di speranza.

Probabilmente però Tracy non la vedeva proprio così. Per i quattro inning più importanti dell’intera stagione, quando era imperativo impedire agli Yankees di segnare altri punti, ha scelto di affidare la palla al più grande punto interrogativo del bullpen:  Garrett Crochet, un giocatore che non aveva lanciato in una partita ufficiale da oltre cinque mesi. Questo non è coraggio è incoscenza.

A questo punto, senza alcuna vera sorpresa, tutto è andato a rotoli. Crochet ha eliminato Spencer Jones per strikeout, ma la palla è sfuggita al ricevitore, rotolando verso la terza base, fuori dal territorio di foul. Il lancio in prima è arrivato appena un po’ troppo tardi e la chiamata iniziale è stata ribaltata in salvo, dopo la revisione. Jones ha poi rubato la seconda base ed è arrivato in terza quando il tiro di Rutschman è finito fuori oltre la seconda base, in campo centrale. Crochet ha concesso singoli ai successivi tre battitori (uno dei quali era un bunt in terza base), prima di essere sostituito.

A questo punto finalmente Tracy si decide di chiamare in causa Garret Whitlock, che altrimenti rischiava di essere andato a New York solo in gita. Ma la partita era già compromessa con New York in vantaggio per 3-1, le basi piene e nessun eliminato. Whitlock riuscì a eliminare due battitori, ma una volata a sinistra e una palla a terra in terza base portarono a casa altri due punti. A questo puntoTracy decise di concedere una base intenzionale a Ben Rice (che aveva un bilancio di 1 su 3), un’altra mossa che si rivelò un clamoroso fallimento quando Cody Bellinger batté un fuoricampo da tre punti. Non che importasse dopo tutto. Il 5-1 sarebbe stato più che sufficiente per eliminare i Red Sox.

Tracy si è mostrato chiaramente inadeguato, ma questo non deve oscurare il fatto che vincere con questa squadra sarebbe stato impossibile per chiunque. C’è modo e modo però. Non si sarebbero potute immaginare due partite peggiori di quelle disputate nella rivincita della Wild Card Series e non dimenticheremo facilmente la gioia dei tifosi dei Yankees dopo una delle più complete distruzioni dei Red Sox viste negli ultimi anni.

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Sull’orlo del baratro

C’è poco da girarci attorno, i Red Sox sono stati strapazzati nella partita d’esordio della serie WC. Peggio di così non poteva andare.

Da una parte si può dire che tutto questo era prevedibile. Già durante la offseason, era chiaro che il nostro tallone d’Achille sarebbe stato rappresentato da un attacco incapace di compensare il poco concesso da un reparto di lanciatori d’élite. Ciò si è concretizzato nella prima partita dei playoff, quando le mazze di Boston sono state messe a tacere da uno Schlittler dominante, che ha lanciato ben 117 palle e ha messo a segno 10 strikeout. Proprio come l’anno scorso in una situazione simile, Schlittler si è dimostrato assolutamente ingiocabile, totalizzando il record personale di 24 swing a vuoto in 6 inning e un terzo shutout, limitando i Red Sox a soli tre corridori in base (due singoli e una base su ball). Inoltre, mentre Schlittler ci teneva fermi, Ben Rice ci malmenava con un fuoricampo al quinto inning, per poi proseguire con un singolo RBI al settimo e infine con un grand slam all’ottavo che ha di fatto chiuso la partita.

Dopo aver perso la serie di fine agosto, sempre nel Bronx, abbiamo tirato i remi in barca, giocando un baseball mediocre, tutto mirato a conservare i giocatori in salute e arrivare freschi e preparati all’appuntamento di ieri notte. Nonostante le precauzioni gli infortuni di hanno tolto due ottime pedine e menomato altri due giocatori che pur sono scesi in campo. 

Riguardo alla preparazione credo che il piano per la partita era abbastanza chiaro da decifrare: resistere il più possibile e tentare di colpire il bullpen. Beh, è quello che è accaduto, ma lo hanno attuato gli Yankees.

Dopo aver giocato in ciabatte a settembre ed essersi classificato ultimo nella Major League in diverse categorie offensive, l’attacco dei Red Sox non si è proprio presentato al confronto decisivo, tanto è vero che hanno totalizzato solo tre valide, non hanno portato un corridore in seconda base fino all’ottavo inning e hanno colpito solo due palle con una velocità superiore a 99 mph. 

In una partita che è rimasta in bilico per sei inning, siamo stati surclassati per numero di valide, 12-3, prima che Rice chiudesse la gara con un grand slam all’ottavo inning, senza neppure la necessità di far scaldare il loro closer.

Nella gestione del reparto lanciatori, che ha giocato un ruolo determinante sull’esito della partita, Chad Tracy è sembrato troppo remissivo in un must-win game. 

Vale la pena chiedersi perché abbia sostituito un efficace Payton Tolle, con soli 83 lanci su braccio e due out al quinto inning per un Erik Miller che ha concesso il primo fuoricampo a Rice. Tracy ha affermato che la decisione era stata influenzata dal voler evitare che Tolle affrontasse Rice una terza volta! 

Dopo che Schlittler ha lasciato la partita con un out al settimo inning, New York ha chiamato in campo Paul Blackburn, il principale setup man per il closer David Bednar. Blackburn è uscito indenne dal settimo inning, lasciando solo sei out per lui e Bednar per assicurarsi la vittoria. In questo scenario Tracy ha perso di vista la necessità di cercare a tutti i costi la vittoria e ha scelto di impiegare degli esordienti per risparmiare i migliori elementi del bullpen per gara 2.

D’altra parte è quello che ha cercato di fare tutto l’anno, riparare con l’ingegno a situazioni disperate. Il compito di Gamboa, che era quello di affrontare due battitori mancini in fondo all’ordine di battuta di New York, poteva essere abbordabile. La situazione però rapidamente è sfuggita di mano e ora siamo sull’orlo del baratro, ma con Crochet, Bennett, Whitlock e Chapman belli freschi.

Un’altra incertezza di Tracy Tracy ha affermato che la precedente decisione di sostituire Tolle con Miller era stata influenzata dal fatto che non voleva che Tolle affrontasse Rice una terza volta, soprattutto dopo che il battitore gli aveva messo a segno un doppio potente nel primo inning.

Siccome piove sempre sul bagnato Roman Anthony ha lasciato la partita all’inizio del sesto inning, con un altro infortunio senza contatto causato semplicemente da un colpo di mazza. Anthony ha affrontato due turni in battuta (entrambi strikeout) e ha giocato cinque inning in difesa prima che i Sox lo sostituissero con Monasterio, che ha subito uno strikeout al sesto inning. Insomma non proprio la storia di successo, come ti aspetteresti dal tuo battitore più acclamato. 

Tracy ha dichiarato che la mano destra di Anthony “gli dava fastidio” ogni volta che ha girato la mazza in entrambi i turni in battuta. La persistenza del fastidio ha indotto il manager a sostituire Anthony e ancora non è chiaro se sarà disponibile per gara 2

L’incertezza mette i Red Sox in una situazione difficile. Di fronte a un dolore ricorrente in regular season il giocatore verrebbe quasi sicuramente messo in panchina ma affrontare una partita senza domani con un uomo in meno ci metterebbe in grave svantaggio. L’alternativa, se ci fossero dubbi sulla capacità di Anthony di giocare, sarebbe rimuoverlo dal roster per sostituirlo con un altro giocatore, rendendolo però indisponibile per 10 giorni. Insomma è meglio la padella o la brace?

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Analisi della serie WC

Siamo arrivati al settimo postseason meeting fra Red Sox & The Skankees nella storia della MLB. Il bilancio delle 6 serie precedenti è di 3-3. Anche Cleveland e Giants gli hanno affrontati 7 volte durante i playoff, ma entrambi soccombono per 5-2 nel bilancio. Niente al confronto dei Dodgers che hanno eliminato i MFY solo 4 volte su 12.

Il confronto di quest’anno è identico, nel formato, a quello dell’anno scorso, quando abbiamo avuto la peggio. Il cuore dice che questa volta assisteremo a un risultato diverso, mentre la ragione, che pure vede miglioramenti, resta molto pessimista. 

La loro rotazione è molto forte. La nostra è davvero ottima, forse addirittura la seconda migliore nel baseball, ma bisogna ammettere che siamo inferiori. Forse se l’infortunio di Crochet fosse stato meno affrettato, senza le ricadute che lo hanno caratterizzato, forse ora sarebbe in grado di salire sul monte e ora teoricamente potremmo partire su un piano di parità, sempre che fosse disponibile lo stesso campione che abbiamo ammirato nel 2025. Quanti se però!

Queste gli accoppiamenti annunciati da Tracy 3 gare:

  1. RHP Cam Schlittler (NYY) vs. LHP Payton Tolle (BOS)
  2. LHP Max Fried (NYY) vs. RHP Sonny Gray (BOS)
  3. RHP Gerrit Cole (NYY) vs. LHP Ranger Suarez (BOS)

Mi sembra di vedere una logica: schiero il ragazzo esordiente, più spensierato e senza scimmie sulle spalle, contro il loro asso il quale spero senta il massimo della responsabilità; riservo il lanciatore più affidabile per una gara che, in qualsiasi caso, comunque must to win; affido a lanciatore con il miglior record nei playoff il compito di portarci avanti, se necessario.

Difficilmente vedremo i partenti lanciare partite complete. A un certo punto dovranno entrare in campo i bullpen e qui la situazione si ribalta per la presenza di Miller, Whitlock e Chapman che possono lanciare 3 inning shutout contro chiunque. Purtroppo Guerrero è stato vittima dell’ennesimo infortunio last minute. Senza di lui potremmo avere un problema con i Bronx Bombers intorno al sesto inning. Va detto tuttavia che non puoi neppure pensare di fare lo stesso giochetto per tre sere di fila. Probabilmente Tracy sarà costretto a dare la palla a Bello, nella speranza che ci dia 3 forti inning centrali, o a Bennet, che ha ottime statistiche contro i loro mancini, oppure, perchè no, a Crochet. Anche il loro bullpen è forte e sono migliorati rispetto al ‘25, ma io mi tengo il nostro tutta la vita.

Per vincere le partite però il pitching non basta. Quando arriviamo a confrontare i due attacchi le cose si complicano parecchio. Molti pensano che l’assenza di Lurch della famiglia Addams vestito in pinstripes depotenzi in maniera decisiva il loro attacco. Io sono abbastanza tiepido su questo. Certamente Judge ha la capacità di risolvere le partite con un colpo potente, ma è anche vero che spesso il suo rendimento ai playoff è spesso deludente.

Il problema vero è che il nostro line up non batte neppure a spinta.  Molti si chiedevano qualche giorno fa se i Sox sarebbero riusciti a ricreare la “magia di luglio”, ma spesso dimenticano che i Sox che giocano oggi sono molto diversi da quelli di luglio. Molti di quelli che fecero l’impresa sono in IL, Triplo A o in panchina, perché non sono fuoriclasse in grado di tenere certi ritmi per una stagione intera. Per la stessa ragione non mi aspetto che gente come Durbin o Sogard replichi le prestazioni di luglio. Oggi ci sono altri interpreti, come Antony, Story, Rutschman, che a luglio erano tutti infortunati e ora grava l’onere di dare un contributo decisivo per la vittoria. Altri fattori critici riguardano il rendimento degli acciaccati, Raffaela e Contreras, che giocheranno dopo un infortunio, chissà se del tutto riassorbito, nonché degli altri esterni Duran e Abreu, che a settembre hanno decisamente deluso.

Spero di aver fatto una disamina oggettiva, cercando di sopire il tifoso che è in me. Vedo che quasi tutti considerano questa la serie più incerta fra tutte quelle in programma e che anche i bookmakers sono cauti sulle quote. Non siamo favoriti, questo è assodato, ma di sicuro non partiamo battuti. Credo molto nelle capacità di Tracy, che sicuramente sovrasta, almeno nel QI, il manager avversario. Chissà che alla fine non lo facciamo licenziare!

Appendice.

Il roster ufficiale delle WC series

 

PITCHERS
1 LHP Payton Tolle
2 RHP Sonny Gray,
3 LHP Ranger Suarez
4 LHP Jake Bennett,
Bullpen
5 LHP Aroldis Chapman closer
6 RHP Garrett Whitlock, set up
7 LHP Erik Miller Gamboa Moran Olds
8 RHP Greg Weissert
9 LHP Alec Gamgoa
10 RHP Brayan Bello
11 LHP Garrett Crochet
12 RHP Wyatt Olds
CATCHERS (2)
1 C Adley Rutschman
2 C Connor Wong
INFIELDERS (5)
3 Willson Contreras 1B
4 Isiah Kiner-Falefa 2B/UTIL
5 Trevor Story SS
6 Caleb Durbin 3B
7 Andruw Monasterio UTIL
OUTFIELDERS (4)
8 Roman Anthony LF/DH   
9 Jarren Duran, LF
10 Ceddanne Rafaela, CF
11 Wilyer Abreu RF
BENCH (3)
12 Nick Sogard IN
13 Jahmai Jones DH/OF
14 Nate Eaton OF/PR 

 

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Ultima di campionato

Doverose instant reactions di gara 162, che pone fine a una delle stagioni regolari più strane di sempre:

  • strano che sia stata giocata contro i Cubs al Tropicana Field di Tampa Bay. Lo spostamento in Florida è stato determinato dalla tempesta Nor’easter  e ha spinto la Major League a spostare la sede dell’incontro casalingo. 
  • Questa partita però non è stata del tutto priva di significato, nonostante che entrambe le squadre avessero già definito la propria posizione in classifica. Con la vittoria i Cubs si sono infatti assicurati il ​​vantaggio del fattore campo nelle World Series. Quindi, eventualmente, giocheremo gara 7 a Chicago. Ditemi dove devo firmare. 
  • I Red Sox hanno concluso la stagione regolare con un record di 87-75. Bene, ma non benissimo in assoluto.  Non male, se consideriamo che il record del 25 giugno era 32-46. Da quel giorno hanno registrato un record di 55-29 .659. In questo periodo è stato eguagliato il record di franchigia con 15 vittorie consecutive dal 3 al 22 luglio. Il record registrato nello stesso magico mese (21-4) è stato il migliore nella storia della squadra.
  • Con il fuoricampo Il ricevitore Adley Rutschman ha avuto un’ottima ultima settimana, infondendo ottimismo in vista dei playoff. Ha messo a segno un fuoricampo e una base su ball nella partita di domenica. Ha chiuso con 10 su 30 (.333) con un fuoricampo e quattro doppi nelle sue ultime otto partite. La permanenza di Rutschman nei Red Sox non è stata delle migliori, con una media battuta di .222 e un OPS di .688 in 32 partite, ma almeno si presenta ai playoff con alcuni risultati positivi.
  • Tanti complimenti a Tanner Houck, che ha fatto la sua prima partenza dal 12 maggio 2025, merita sicuramente un elogio per la tenacia che gli ha consentito di tornare sul monte in soli 13 mesi, raggiungendo un obiettivo dichiarato a maggio. Con questa premessa il fatto che annia lanciato per tre inning, concesso 3R, 4H, con 2BB e 2K, non è molto rilevante. Prima della partita Jedixson Paez è stato retrocesso per fare spazio nella squadra principale. La sua presenza nel bullpen della WC serie non è ancora garantita.
  • Wilyer Abreu ha coronato un’altra eccellente stagione difensiva eliminando Michael Conforto a casa base per l’ultimo out della parte alta del nono inning. È in lizza per il suo terzo Guanto d’Oro consecutivo. Prima della partita di domenica, era in testa alla classifica dei difensori della Major League in ogni posizione con 27 punti difensivi salvati.
  • Willson Contreras ha giocato per la prima volta da quando è stato colpito alla mano da una palla il 17 settembre. Ha chiuso con 0 su 2 e uno strikeout. Si trattava solo di una prova generale per i playoff. Poi il manager Chad Tracy lo ha sostituito dopo il suo secondo turno in battuta, come previsto. 
  • Patrick Sandoval ha lanciato piuttosto bene in due apparizioni da rilievo durante l’ultima settimana. Ha lanciato, senza subire punti, un inning contro i Guardians giovedì, proseguendo ieri per altri 4.1 inning, dall’ultimo out del quarto inning alla fine dell’ottavo. Tornato in campo per il nono inning con 75 lanci  ha concesso tre punti che hanno deciso la partita, registrando un solo out. Le 98 palle lanciate fanno pensare che sia molto probabile la sua esclusione dal roster per la Wild Card.

Prima della partita sono stati annunciati alcuni movimenti di roster per riparare a due gravi perdite per la AL Wild Card Series:

  • già si sapeva dell’infortunio di Gasper per cui è stato inserito nella IL per 10 giorni. Torna Nate Eaton in sostituzione.
  • inaspettato invece l’infortunio di Guerrero, che è stato inserito nella IL per 15 giorni e richiamato Wyatt Olds in sostituzione. L’infortunio subito, uno stiramento di secondo grado del muscolo dorsale, richiede solitamente almeno un mese di recupero e quindi la sua partecipazione all’intera postseason è a rischio. Guerrero, che ha registrato una ERA di 3.10 e 19 hold in 40 apparizioni in questa stagione, era un eccezionale setup men, che rendeva off limits gli ultimi inning agli avversari. L’ennesima brutta tegola per i Sox.
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