Vincere una serie con l’Impero del Male non salva una stagione deludente, ma è un fantastico lenitivo sulle ferite (psicologiche) che i tifosi dei Red Sox hanno dovuto subire in questa triste stagione ad alto spread fra aspettative e risultati.
Ieri sera dovevamo incontrare Gerritt Cole, il sei volte All-Star, e quindi, anche si è presentato al Fenway Park con una ERA in carriera di ben 5.52, c’era il concreto timore di tornare ad imbarcare dodici mesi dopo aver ceduto il suo rivale più temuto.
E invece il tono della gara è stato impostato fin dal principio. Gli Yankees sono stati eliminati in ordine da un fantastico Bennett nel primo inning, poi il secondo lancio di Cole del pomeriggio è stato spedito nel bullpen di Boston da Masataka Yoshida. Anche Macho Man, nel suo piccolo, sembra avere un conto in sospeso con i pigiami e ha fatto bene Tracy a schierarlo leadoff del lineup, dandogli la possibilità di realizzare il suo secondo homer della stagione. E il lancio di Cole non era nemmeno nella zona dello strike.
Il secondo inning aveva un andamento analogo. Bennett ha gestito senza problemi una base su ball concessa al primo battitore nella parte alta dell’inning e i Sox hanno messo a segno un altro fuoricampo nella parte bassa con Anthony Seigler che ha spedito una palla alta in campo opposto appena sopra il Green Monster, portando il punteggio sul 2-0.
A rendere il tutto ancora più dolce per Seigler c’è il fatto che sia un ex giocatore scelto al primo round dagli Yankees. New York lo scelse quando era ancora uno studente delle superiori, con la 23ª scelta assoluta nel 2018. Ha militato nel loro sistema fino alla stagione 2024, per poi diventare free agent nelle leghe minori quell’inverno, senza mai debuttare in MLB.
A quel punto la partita era ben lungi dall’essere decisa. I MFY avevano incassato due solo homer, episodi isolati che Cole di solito può tollerare quando l’attacco è in forma. Solo che questo fine settimana non i nostri avversari fortunatamente non funzionano bene in attacco, anche contro la squadra che ha vinto meno partite casalinghe di tutti. Forse influisce anche la recente maledizione di giugno. Sembra infatti che i pigiami abbiano un bilancio di 1-14 al Fenway Park in questo mese, contro i 19-11 ottenuti a Boston in tutti gli altri mesi dell’anno.
Tutto questo ha trovato conferma nel terzo inning quando abbiamo mandato dapprima mandato due uomini in base, fra cui Masa che esordiva con un doppio, e poi con Contreras che li ha riportati a casa. Sul punteggio di 1-2, la palla veloce di Cole è rimasta troppo nel piatto e Contreras l’ha colpita profonda. La palla ha facilmente superato gli esterni e ha raggiunto il muro sul centro-sinistra, portando a casa due punti e raddoppiando nuovamente il vantaggio di Boston. Tutto questo mentre gli Yankees non erano riusciti a mettere a segno una sola valida per il secondo giorno consecutivo, dopo quattro inning.
Infatti Bennett è stato fenomenale. Dopo aver eliminato nove battitori in sei inning senza subire punti lunedì a Denver, il mancino ha dominato per 6.1 inning, concedendo solo un punto su tre valide. Non ha messo a segno molti strikeout (tre), ma ha ottenuto molti contatti deboli e eliminazioni rapide. Gli Yankees sono riusciti a interrompere la no-hit e solo nella parte alta del quinto inning, quando una palla toccata Max “Buciodeculo” Schuemann ha colpito la striscia gialla che indica la “fine” del Green Monster. In pratica, se avesse colpito a sinistra di quella linea, sarebbe stata in gioco per le regole di campo. Deve essere fastidioso subire homer così!
Bennett è arrivato in Major League prima del previsto e sta lanciando molto bene. In sei partite (33 inning), ha una media PGL di 3.27.
La sua uscita di ieri è stata la decima prestazione di qualità consecutiva ottenuta da un lanciatore dei Red Sox, una serie che risale alla partita di Sonny Gray contro i Blue Jays del 18 giugno. Si tratta della striscia più lunga dall’aprile del 1988, quando la rotazione che includeva un certo Roger Clemens, ne mise a segno 14 consecutive.
In questa stagione i lanciatori partenti dei Red Sox hanno già regalato alla squadra ben 35 partenze di qualità. Nelle tre partite contro gli Yankees in questa serie, il trio di giovani mancini (Early, Tolle e Bennett) ha totalizzato 19 inning e un terzo, concedendo solo tre punti e mettendo a segno 19 strikeout.
Si può affermare con certezza che gli ultimi tre giorni rappresentano il momento culminante della stagione dei Red Sox, indipendentemente dal fatto se riusciranno a completare la sweep con una vittoria domenica sera.
Eppure questo è un triste commento sulla situazione generale. Sabato si è giocata l’81esima partita del 2026, ovvero il midway point della stagione. Anche dopo aver vinto le ultime tre partite, i Red Sox sono on pace per raggiungere le 70 vittorie. Settanta! Ci vorrebbero una ventina di vittorie consecutive per sovvertire le sorti e dare ragione a un Breslow che assomiglia sempre di più al classico giapponese che, da solo nella jungla, continua a combattere una guerra persa. E’ già successo e quindi può succedere di nuovo, ma sono imprese piuttosto rare.
L’unica una situazione difficile che ha dovuto gestire la difesa si è verificata al settimo inning. Bennett ha concesso due singoli consecutivi all’inizio dell’inning, per poi chiudere la sua partita eliminando al piatto Domínguez. Un out prezioso. Slaten è entrato con il punto del pareggio in battuta e ha eliminato al piatto Caballero (looking) e Jazz Chisholm Jr. (swinging) per uscire indenne dalla situazione critica.
Da lì in poi tutta discesa. Garrett Whitlock ha dominato con un ottavo inning perfetto, chiuso con soli otto lanci, e un Chapman in ripresa ha chiuso la gara con un nono inning da 20 lanci, con 1 strikeout. Da come li guardava sono abbastanza confidente che non vedremo il nostro Aroldo aiutare i MFY durante i play off.
I Red Sox manderanno Gray (9-1, 2.95 ERA) sul monte di lancio per cercare di completare la serie di vittorie domenica sera. New York schiererà il mancino Carlos Rodón (4-2, 3.70 ERA). I pronostici ci danno leggermente favoriti e sapete cosa vuol dire, vero? Che perderemo alla grande, sarà un grande umiliazione, non varrà la pena collegarsi in diretta. (E se non basta questa gufata non so proprio cos’altro fare!).




