No pressure

I Red Sox hanno affrontato la trasferta a Sacramento con quell’atteggiamento rilassato, fino a rasentare l’indolenza, che mostrano le squadre quando sanno di essere più forti. Quello che è successo in campo ha dimostrato che effettivamente se lo potevano permettere.

Fino al sesto inning tuttavia non sono stati in grado di battere una valida che una e l’unica colonna senza zeri era quella degli errori, a causa di un fielding error, caricato su Monaterio, il quale non riesce a raccogliere col guanto, una facile palla in campi interno. Gli avversari invece avevano già toccato 4 volte Tolle, fra cui un solo homer. 

Il sesto inning comincia con il nono uomo, Wong, nel box e sembra arrivato il momento di far vedere qualcosa anche se Perkins aveva solo 60 lanci. Wong batte infatti un lead off double sulla sinistra, per quello che sarà il suo unico successo della serata; Macho Man delude toccando una palletta che non produce neppure un avanzamento. Anche Siegler è ground out ma almeno Wong raggiunge la terza. 

Perkins affronta anche Contreras, ma quando perde il pitching duel mandandolo in base per ball, interviene il manager avversario che, con corridori in prima e terza e 2 out, sente anche lui il fiato sul collo.  

Suarez, che il cicciottello ha sostituito Perkins, non riuscirà a trovare facilmente la zona e neppure la soluzione dei problemi degli A’s. Dapprima concede una base su ball a Wilyer Abreu, per riempire le basi, poi permette a Rafaela (vedi foto) di realizzare il suo primo grande slam in carriera, incluso il punto decisivo della partita. Massimo risultato, minimo sforzo.

Rafaela batteva al quinto posto nell’ordine di battuta, dopo aver iniziato le precedenti 51 partite al secondo con discreto successo, perché nel suo slot Tracy aveva messo il neo-acquisto Curtis Mead. Tracy ha detto che in questa posizione Rafaela sarà in grado di essere più aggressivo sulle basi e rubare di più con Durbin, Duran e Monasterio che battono dopo di lui.

Tolle ha lanciato una buona partita per 5 ⅓ inning, concedendo due punti (due solo homer), cinque valide e una base su ball, mettendo a segno sette strikeout. Ha registrato 16 swing a vuoto: otto con la palla veloce a quattro cuciture, sei con il cutter e due con il sinker.

Justin Slaten, Jovani Morán, Garrett Whitlock e Aroldis Chapman hanno mantenuto a zero l’attacco degli Athletics, negli ultimi 3 ⅔ inning, anche se un’altra incertezza di Monasterio, e un grave errore di Siegler (al quale sfugge la palla che avrebbe avviato un probabile doppio gioco), hanno mandato al nono nel box il potenziale punto della vittoria per gli A’s.

Con questa vittoria Boston ha migliorato il suo record portandolo a 55-50, mentre gli Athletics, una squadra che abbiamo recentemente superato, sono scesi a 44-62. I Red Sox hanno vinto la loro decima partita consecutiva in trasferta, portando a 18-3 il record di luglio a 23-4 dal 25 giugno.

Oltre a tutto questo i tifosi era fortemente interessati all’esordio di  Curtis Mead che però è difficilmente giudicabile, avendo avuto a disposizione un solo turno di battuta, in cui, peraltro, non ha brillato.

Perkins lo ha sorpreso scegliendo come primo lancio uno Sweeper, lento (86 mph) e proprio in mezzo al piatto. Meads lo ha guardato, per poi girare a vuoto una Four-Seam Fastball alta ed esterna. Dopo essere passato in vantaggio Perkins se lo è lavorato con un paio di ball, per poi matarlo con un altro sweeper lento (85.4 mph) che Meads di nuovo ha lasciato passare. 

Insomma non proprio benissimo, ma dobbiamo rivederlo perchè all’inizio del quarto inning Perkins lo ha colpito al polso sinistro con  Four-Seam Fastball a 94,9 mph, costringendolo ad uscire. Mead ha cercato di rimanere in seconda base nella parte bassa del quarto inning, ma poiché il polso lo avrebbe limitato in battuta Anthony Seigler lo ha sostituito all’inizio della parte bassa del quinto. Breslow, che ha anticipato di una settimana lo scambio per avere Mead in un trasferta decisiva, ha schivato una pallottola quando le radiografie non hanno mostrato danni al polso.

Durante il weekend ed oltre sono continuati i commenti tutt’altro lusinghieri sullo scambio con il Nationals che Craig Breslow ha realizzato per acquisire Meads con un inusuale accordo precoce nel suo terzo mercato estivo, un mercato che ha regolarmente cannato. 

Breslow ha cercato di giustificare il suo operato con varie argomentazioni:

  • lo scambio Early-for-Mead ha senso per i Red Sox, che erano alla ricerca di rinforzi offensivi fin da prima dell’inizio del ritiro primaverile. [Chissà chi era il CBO che all’epoca non ha provveduto? NdA]
  • i giocatori di Boston meritavano considerazione, dopo un periodo esaltante in cui avevano vinto 16 partite su 18, per spronarli a continuare nella parte più dura della stagione
  • la ragione principale per concludere l’affare in anticipo, tuttavia, era che Breslow pensava semplicemente che Mead avrebbe migliorato la sua squadra. Breslow ha descritto come una “descrizione corretta” il fatto che i Red Sox, anche se non fossero tornati in corsa per i playoff, sarebbero stati comunque interessati all’accordo concluso, per via di come contribuisce a bilanciare il roster, nella prospettiva che Mead farà parte del reparto interni non solo nel 2026, ma anche per gli anni a venire.

Il presidente delle operazioni di baseball dei Nationals (ed ex assistente dei Red Sox) Paul Toboni ha dichiarato ai giornalisti, avvalorando la tesi di Breslow che non avrebbe avuto intenzione di mettere sul mercato Mead, il cui contratto scade nel 2030, se non fosse arrivata l’offerta piuttosto aggressiva dei Red Sox. La familiarità di Toboni con Early ha contribuito a portare a termine l’accordo in tempi celeri.

Scopriremo vivendo il valore delle perplessità sollevate, anche provenienti da fonti molto autorevoli. Breslow concludendo questa operazione si è bene basandosi sulla sua competenza. Però, come spesso si dice, meglio fortunato che capace e Breslow sembra uno che si siede su un bel patrimonio.

Hai visto mai che, completamente a caso, abbiamo estratto dal mucchio un epigone di Steve Pearce, acquistato a metà 2018, che ha disputato una  leggendaria WS, battendo 3 HR e collezionando 8 RBI in sole 5 partite.

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Arriva Maed

Quest’anno Breslow non si è ridotto alle calende greche per attivarsi, ma ha effettuato con largo anticipo la sua prima mossa sul mercato estivo: Boston cederà Connelly Early per acquisire, dai Nationals il venticinquenne terza base australiano Curtis Mead, in uno scambio 1-1. Mead sarà sotto contratto fino al 2030, ovvero per altre quattro stagioni dopo questa.

La mossa ha senza dubbio una base razionale perché i Red Sox hanno una sovrabbondanza di lanciatori e una carenza di interni, preferibilmente buoni in difesa e forti con la mazza, e lo scambio va a riequilibrare le cose. Ora si tratta di valutare la convenienza.

Accingendomi a questo compito tenete presente che, siccome sono un anziano romantico che si affeziona ai giocatori, ogni volta che c’è uno scambio tendo a sopravvalutare il giocatore in partenza e a sottoporre a un rigido vaglio quello in entrata. Inoltre, per valutare correttamente la tara da applicare alle mie analisi, c’è anche il fatto che considero Breslow, simpaticamente e con tutto il rispetto, un coglione presuntuoso facilmente raggirabile. Quindi occhio!

Ma cerchiamo di rimanere obiettivi. Early appartiene alla classe di giocatori più valutati nel baseball: è un giovane lanciatore con una luminosa carriera davanti, che ha già dimostrato il suo valore. Inoltre è mancino e solo questo fatto lo rivaluta del 10% rispetto a un destrimano con le stesse statistiche. 

Quindi nel momento in cui ci priviamo del meglio fico del bigoncio, sarebbe auspicabile che nello scambio arrivasse un pezzo di valore riconosciuto o almeno equivalente.

Mead vanta un eccellente wRC+ di 135 in 322 apparizioni al piatto come terza base titolare di Washington. Dopo aver messo a segno cinque fuoricampo nelle sue prime 152 partite in Major League, Mead ne ha già realizzati 17 in questa stagione. In 86 partite finora, Mead ha battuto con una media di .256 con 17 HR, 17 2B, 48 RBI e un OPS di .856 che si splitta in un OPS di .895 contro i lanciatori mancini e un OPS di .827 contro i lanciatori destri. E già questo non va proprio benissimo, perché in teoria dovremmo rafforzare il nostro lineup contro i destri.

Questo problemino tuttavia passa in secondo piano quando consideriamo che la prolificità e potenza in attacco di Mead si è manifestata solo negli ultimi tre mesi. Ex giocatore internazionale ingaggiato da Philadelphia, è stato ceduto quattro volte in carriera, di cui tre negli ultimi 365 giorni. Originariamente ceduto da Philadelphia a Tampa Bay dove non è riuscito a imporsi. È stato escluso dal roster dei White Sox all’inizio dell’anno ed è approdato ai Nationals tramite uno scambio minore. 

Washington ha apportato diverse modifiche fondamentali a Mead. Ora insegue meno lanci, manca meno la palla e sceglie più spesso i lanci in zona strike. Questo approccio più concreto ha portato il suo tasso di strikeout al 20% e il tasso di basi su ball a un ottimo 11,5%. Mead ha anche migliorato le migliori decisioni di swing in contatti più significativi. Dopo tre anni con un tasso di colpi potenti inferiore alla media, quest’anno ha portato questa percentuale al 42,5%. Con i Nationals ha più che raddoppiato il suo tasso di barrel.

[NdA Il barel è la sezione terminale, più larga e pesante della mazza che rappresenta il punto ideale per colpire la palla con la massima potenza. La metrica con lo stesso nome classifica le battute che combina la velocità di uscita (min 98 mph) e l’angolo di lancio ideale. Teoricamente le battute di questo tipo dovrebbero garantire una media battuta superiore a .500 e una percentuale di arrivo in extra-base altissima].

Quindi se i numeri in attacco sono buoni, ancorchè ancora non perfettamente consolidati, come si è comportato in difesa? Mead ha giocato sul lato destro del campo interno campo all’inizio della stagione, ma è poi diventato il terza base titolare con risultati piuttostodeludenti. Mead ha registrato -2 Defensive Runs Saved e -4 Outs Above Average in terza base, ma almento non ha peggiorato le sue prestazioni rispetto a quando si è esibito in prima e seconda base.

Secondo una fonte interna alla squadra, i Nationals credono di essersi assicurati “uno dei giovani lanciatori più promettenti del campionato” ed è impossibile dissentire da questa valutazione. 

Secondo Baseball Savant, l’xwOBA di Mead pari a .359 prima della partita di sabato lo collocava nell’85° percentile di tutti i battitori della Major League e quindi anche Breslow potrebbe d affermare di aver ottenuto una adeguata contropartita. Tuttavia nelle tre stagioni disputate da Mead in MLB, aveva totalizzato -0,2 bWAR, con soli 5 fuoricampo e una OBP di circa .300.

Quindi bisogna sperare che l’australiano abba terminato il lungo periodo di tre anni di adattamento alle majors e sia finalmente sbocciato, come a volte può accadere. Di contro però occorre scongiurare anche la possibilità, tutt’altro che improbabile, che Mead rappresenti l’ennesimo giocatore che, per circostanza imponderabili, attraversi un meteorico periodo di notorietà, per poi ricadere nella mediocrità che lo ha contraddistinto.

L’accordo rappresenta la seconda importante transazione tra Breslow e Paul Toboni, presidente delle operazioni di baseball dei Washington Nationals, che ha lasciato Boston lo scorso autunno. A gennaio, i Red Sox avevano ceduto il giovane lanciatore Luis Perales ai Nationals in cambio di Bennett, in un altro scambio alla pari. Speriamo che anche questa volta Breslow non sia stato turlupinato.

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Il contributo di Sandoval

Finalmente la serie di vittorie consecutive dei Red Sox si è conclusa e, dico io, fortunatamente ad una quota non eccessivamente elevata, tale per cui sarà sicuramente una vicenda memorabile, ma non abbastanza da diventare storica, con il rischio di assorbire tutte le energie psicofisiche di una squadra che ha mostrato diverse fragilità. L’obiettivo infatti non è quello di fissare dei meri record statistici fini a se stessi, ma puntare a vincere qualche titolo, dopo un digiuno di una lunghezza smisurata.

L’andamento della prima partita con Toronto credo sia rassicurante sul fatto che i ragazzi siano correttamente focalizzati. Dopo aver perso la finale della serie con Baltimora (frutto di disastroso primo inning di Rivera), e un rest day, abbiamo affrontato i canadesi con immutata garra, imponendoci nel finale nonostante aver subito una rimonta.

La palla iniziale va in mano a Patrick Sandoval, che venerdì lanciava la terza uscita come starter, dopo quasi due anni di stop a seguito dell’intervento Tommy John, subito quando era con gli Angels nel 2024.

Poteva non farne neppure una se Early, Crochet e Suarez non fossero fuori gioco per infortuni, ma il suo arrivo tempestivo si è rivelato prezioso. Con Boston ha vinto tutte e tre le sue partite e il suo carico di lavoro è aumentato di circa 10 lanci a ogni uscita. Nelle stagioni in cui arrivano risultati sono determinate anche dal contributo di giocatori non esattamente centrali.

Ieri ha lanciato per 4.2 inning senza subire punti, concedendo cinque valide e due basi su ball, con tre strikeout, ma la sua serata sembrava destinata a essere ancora più breve con un primo inning thriller in cui dopo aver ha commesso un errore nella prima azione di gioco, aver recuperato con 2 out veloci, sembrava avesse perso la zona di strike riempiendo le asi con due out, con due basi su ball consecutive. Una tipica sliding door al primo inning che Sandoval imbocca nel verso giusto eliminando per strike out Davis Schneider. 

I Red Sox lo hanno supportato segnando un punto nella parte bassa del primo inning (solo homer di Seigler che ha registrato la sua prima partita con quattro valide in carriera) e altri due nel terzo per fuoricampo di Rafaela . A quel punto gli mancavano tre eliminazioni per poter ottenere la sua prima vittoria, se fosse riuscito a completare il quinto inning.

Ma dopo Clement eliminato in prima per facile una palla a terra, Sandoval ha concesso un singolo e un doppio. Quando George Springer è entrato nel box, Tracy ha valutato le sue opzioni, visto che il suo mancino aveva già effettuato 76 lanci. Se Sandoval fosse riuscito a eliminare rapidamente l’esterno All-Star, avrebbe potuto rimanere in campo per provare a terminare l’inning contro Alejandro Kirk.

Sandoval alla fine è riuscito a far battere una palla in foul a Springer, presa dal ricevitore, ma ci sono voluti otto lanci, con una velocità in calo (97, 96, 95 e 96 mph) per i suoi ultimi quattro lanci). 

Così Tracy decise di non correre ulteriori rischi e ha chiamato Guerrero per terminare il quinto e sesto inning, un altro esordiente protagoniste dell’exploit della squadra. Guerrero, ha raggiunto le tre cifre con otto delle sue 12 palle veloci venerdì in 1.1 inning senza subire punti, toccando la velocità massima di 103,2 mph. Con ciò, la sua velocità media della palla veloce nelle major league in questa stagione è aumentata esattamente a 100,0 mph. Guerrero ha lanciato 150 palle che hanno raggiunto le tre cifre da quando è stato ha promosso dalla Triple-A il 22 maggio. 

Sandoval ha lanciato 51 dei suoi 84 lanci in zona strike, concedendo cinque valide e due basi su ball. Ha messo a segno tre strikeout, abbassando la sua ERA a 3.21. Mentre lasciava il monte di lancio e si dirigeva verso la panchina, i tifosi dietro la panchina gli hanno tributato una calorosa, seppur breve, ovazione. La cosa è insolita per un lanciatore che lascia il campo così presto, ma il pubblico di Boston è abbastanza perspicace da capire che, date le circostanze, si trattava di una ottima prestazione in un percorso di crescita.

Dopo la gara Tracy ha dato alcuni aggiornamenti sui lanciatori infortunati. Il ritorno di Suarez, già previsto per questa settimana, potrebbe avvenire domenica, anche se non è ancora certo. Per gli altri, nonostante alcuni progressi, invece occorre ancora attendere senza una previsione certa.

Buone notizie intanto da Fort Myers dove Tanner Houck già da un po’ di tempo si allena sul monte di lancio almeno due volte a settimana. 

Houck, che si è sottoposto a un intervento chirurgico di ricostruzione del legamento del gomito nell’agosto del 2025, è quello più avanti nel suo percorso di riabilitazione rispetto sia a Oviedo che a Crawford, tanto che si parla della concreta possibilità che torni disponibile per settembre pronto per la corsa ai playoff. Non c’è nulla di certo a parte il fatto che Hock si sta impegnando al massimo per raggiungere questo traguardo. Se tornasse ai suoi livelli, sarebbe in grado di dare un contributo sia dalla rotazione che dal bullpen, alleviando lo stress dei 3 rookie, che si stanno rapidamente avvicinando ai loro massimi in carriera per il numero di lanci stagionali.

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L’importanza di chiamarsi Tracy

Nel precedente post parlavo di montagne russe, alti e bassi, per descrivere la stagione delle nostre amate calzette rosse, ma è un titolo invecchiato velocemente. Ultimamente i Red Sox hanno smesso di oscillare ma hanno avviato i booster e puntano decisamente alla stratosfera, connotando di surreale la stagione. Per il momento, ieri notte, hanno raggiunto i 13 successi consecutivi, centrando la quarta serie vinta consecutivamente con la squadra più forte dell’American League. Questo risultato eguaglia la seconda striscia vincente più lunga nella storia della franchigia, stabilita nel 1948 da una squadra guidata da Ted Williams. Il record di franchigia è di 15 vittorie consecutive, ottenute nel 1946.

Con questa immane impresa realizzata in questo infuocato luglio 2026 (mentre nello stesso continente si disputava il campionato del mondo di sbadiglio, con l’unica eccezione delle remuntade dell’Argentina di Messi) sono riusciti a risalire la classifica, superare quota .500 e porre decisamente una seria candidatura per accedere almeno all’ultimo posto disponibile delle wild card. Infatti, grazie alla larghissima generosità della MLB targata Rob Manfred, qualsiasi cane e qualsiasi porco può candidarsi a vincere il Commissioner’s Trophy. Anzi, grazie alla particolare debolezza delle squadre AL, la terza wild card potrebbe addirittura fornire il percorso più agevole per arrivare fino in fondo.

BTW sono passate solo poche settimane da quando sembrava che la seconda metà della stagione sarebbe stata del tutto irrilevante e credo che sia il momento per me di fare ammenda, smetterla con le lamentele da boomer, e riconoscere di essermi sbagliato, in particolare sull’impatto che poteva provocare il cambio del manager. Devo dire che ero del tutto scettico sul fatto che la cacciata di Cora avrebbe potuto essere così devastante. Per me il problema era (e rimane) la mancata capacità della proprietà di selezionare un CBO all’altezza, e sostenevo che agire a un livello più basso sulla catena gerarchica non avrebbe potuto produrre effetti apprezzabili. Ebbene, mi sbagliavo di grosso.

La svolta che c’è stata è senza dubbio dipesa da molteplici fattori come lo staff di partenti eccezionali di cui disponiamo, un bullpen più che affidabile, una difesa ritrovata e meno fallosa e, finalmente, anche da un attacco che ora rientra nella media del campionato. Ma in tutto questo non possiamo trascurare il contributo apportato da Chad Tracy. Pur essendo ancora solo un manager ad interim, Tracy appare essere nei fatti un buon gestore della squadra. Pur essendo stato scaraventato di punto in bianco sul palcoscenico più prestigioso, non si è mai fatto prendere dal panico e non ha mai mostrato segni di frustrazione anche quando la squadra faticava a trovare un gioco decente. Insomma sembra proprio che ci sia una familarità in questo genere di cose, ricordando che il genitore di Chad è stato il manager protagonista della magnifica cavalcata dei San Diego 2009.

Anche se il ruolo del manager nel baseball continua a evolversi costantemente, restano invariate almeno due qualità fondamentali che bisogna possedere per eccellere. Da una parte occorre stabilire un ambiente tranquillo nella clubhouse, per sedare le tensioni e rimanere concentrati sull’obiettivo. Dall’altra, promuovere una buona comunicazione con i giocatori. Su entrambi questi aspetti il giudizio su Tracy è così buono che dispiace pensare che il suo destino possa dipendere da quello di Breslow. Al manager è richiesto di ricavare il meglio dai propri giocatori, agendo in modo flessibile e adogmatico. Fin dall’inizio, Tracy ha fatto bene entrambe le cose. Ha dimostrato pazienza con i giocatori meno esperti costretti a ruoli più regolari e fiducia nei rookie che dovevano ancora superare test significativi. Per esempio, ha messo in panchina Caleb Durbin per una settimana, quando non riusciva a toccare la palla neppure con un remo, ma non lo ha mai abbandonato, fino a riportarlo in una squadra dove si è dimostrato uno dei protagonisti fondamentali.

Come esempio delle sue capacità di gestione forse possiamo raccontare che prima della pausa per l’All-Star Game Tracy ha tenuto una breve riunione di squadra in cui il messaggio era: prendetevi una pausa per rilassarvi, ma rimanete focalizzati sul baseball. C’è altro lavoro da fare tra qualche giorno. Per rimarcare il concetto Tracy ha organizzato un allenamento facoltativo di squadra al Fenway Park giovedì per assicurarsi che il gruppo fosse pronto per le quattro partite contro la migliore squadra dell’American League. Quasi il 90% della squadra si è presentato a questo allenamento e dal giorno successivo tutto questo impegno si è subito tradotto in risultati tangibili, mettendo in mostra diverse strategie.

In gara uno hanno annichilito i rivali sfruttando una partenza fenomenale. In seguito i Red Sox hanno mostrato i muscoli con una vittoria in rimonta, mettendo a segno tre fuoricampo, mostrando così la potenza che era mancata nei primi tre mesi. Domenica, però, nella loro vittoria per 6-1 hanno adottato un approccio molto diverso. Quando nel terzo inning hanno segnato tre punti portandosi sul punteggio di 4-1, lo hanno fatto senza battere neppure una valida e senza che la palla uscisse dal diamante, grazie a una base su ball, un battitore colpito, un’altra base su ball, una palla mancata, un lancio pazzo e una scelta della difesa. Affrontando e battendo  Tampa Bay proprio sul terreno dell’opportunismo, a loro così congeniale.

Quando una squadra è in uno stato di grazia come quello attuale dei Red Sox, la paura che la opprimeva prima scompare, sostituita da una tranquilla fiducia che, in qualche modo, le cose si risolveranno per il meglio. E’ difficile ritenere che il merito di tutto questo non sia attribuibile a chi conduce la baracca.

Ovviamente il manager non può fare nulla se il materiale umano non è affidabile e quindi ci sono altri protagonisti su cui mi piace puntare l’attenzione in questo momento.

Uno è Wilyer Abreu. Nella Wild Card Series dello scorso autunno allo Yankee Stadium, Cora era talmente bloccato dalla fissa sui matchup lanciatore-battitore: c’era totale scetticismo sulle capacità di Wilyer Abreu di battere contro lanciatori mancini, tanto che alla fine decise di schierare Nate Eaton all’esterno destro al posto di Abreu in due partite consecutive contro Max Fried e Carlos Rodón. Nove mesi dopo, la situazione è cambiata radicalmente. Avendo avuto la possibilità di affrontare lanciatori mancini da titolare a tempo pieno per la prima volta in carriera in questa stagione, Abreu — che sabato ha messo a segno due fuoricampo proprio contro mancini, incluso il decisivo homer contro il rilievo di Tampa Bay Garrett Cleavinger al settimo inning — ha ampiamente sfruttato l’occasione. Difensore eccezionale che aveva dominato contro i lanciatori destri all’inizio della sua carriera, Abreu ha dominato anche la nuova sfida. In 97 partite, Abreu ha una media battuta di .357 con cinque fuoricampo, nove doppi, una percentuale di slugging di .589 e un OPS di 1.023 contro i mancini quest’anno.

Un altro protagonista è Jake Bennett, che venerdì è stato ancora una volta dominante, continuando la sua serie di ottime prestazioni. Il rookie ha avuto bisogno di soli 65 lanci per demolire gli avversari. L’unica valida subita da Bennett è arrivata al quarto inning, quando Caminero ha messo a segno un singolo con un out. Con questo successo Jake Bennett è diventato il quarto lanciatore nella storia della franchigia dal 1920 a registrare una serie di sei partite (minimo 30 inning) con una ERA inferiore a 1,20 e meno di Classification: Public cinque basi su ball concesse. In precedenza, per dire, ci erano riusciti solo Pedro Martinez, Roger Clemens e Chris Sale. Garrett Crochet è out dal 29 aprile per un’infiammazione alla spalla sinistra e il suo rientro ancora non è pronosticabile, visto che non ha ancora inserito i lanci nella sua routine. Nessuno mette in dubbio il suo ruolo di asso della rotazione, ancora, ma farebbe bene a darsi una smossa prima che Bennett gli rubi la posizione.

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Montagne russe.

Domenica scorsa si è giocata la quarantaquattresima partita in cui i Red Sox del 2026 si sono trovati in svantaggio al termine dell’ottavo inning. Nelle quarantatré occasioni precedenti, il verdetto era stato sempre una sconfitta. In questo periodo però i ragazzi giocano leggeri, disinvolti, quasi rilassati; sembrano convinti che, in un modo o nell’altro, le cose si sistemeranno da sole. E questo genere di approccio mentale, si sa, finisce per attirare la buona sorte.

Sotto 2-0 al Citi Field contro i Mets e con Devin Williams sul monte di lancio, Boston è riuscita a completare una clamorosa rimonta al nono inning, capitalizzando al massimo un errore madornale di Francisco Lindor. Il forte interbase avversario non è riuscito a raccogliere una banale rimbalzante di Romy Gonzalez nei pressi del cuscino di seconda — una rarità per un guanto d’oro del suo calibro, che in condizioni normali avrebbe avviato un comodo doppio gioco per chiudere l’incontro. Scampato il pericolo, i ragazzi hanno sfruttato una volata di sacrificio per mettere la testa avanti, annichilendo poi i Mets nel finale grazie agli ingressi in successione di Aroldis Chapman e Garrett Whitlock sul monte di lancio.

Questa vittoria ha suggellato una trasferta immacolata da 9-0, completando ben tre “sweep” consecutive. E così in un vidiri e svidiri i Red Sox, che ad aprile hanno licenziato il manager e gran parte dello staff tecnico, a maggio sembravano intenzionati a fare lo stesso con il direttore delle operazioni di baseball e a giugno sembravano aver toccato il fondo, a luglio sono diventati inaspettatamente la squadra più calda del campionato.

Il punto di svolta risale a metà giugno, dopo essere stati travolti in casa dai Blue Jays ed essere scivolati al massimo record negativo di 29-43. Da quel momento, Boston ha cambiato marcia vincendo 17 partite su 22, 14 delle ultime 16 e, per l’appunto, le ultime 9 di fila. In appena tre settimane e mezzo, le loro probabilità di accedere alla postseason (secondo le proiezioni di FanGraphs) sono schizzate dal 9,7% al 39,6%.

Di conseguenza, le voci su un imminente licenziamento di Breslow e sulla svendita di veterani dal mercato sicuro come Sonny Gray o Aroldis Chapman sono state congelate. Al contrario, si è accesa una concreta speranza con la squadra che ora a solo 0,5 GB dall’ultimo posto playoff — in un’American League che vive una delle annate storicamente meno competitive di sempre — cresce la reale possibilità che Boston si presenti sul mercato di fine luglio nel ruolo di “buyer” per provare a competere.

Le fiammate pre-All Star Game non sono una novità da queste parti. È un copione già visto negli ultimi due anni che puntualmente è stato seguito da bruschi cali di rendimento proprio a ridosso della scadenza del mercato:

  • Nel 2025, i Red Sox inanellarono ben 10 vittorie consecutive prima della pausa, per poi crollare con un mediocre 6-6 subito dopo.
  • Nel 2024, arrivarono alla sosta con un incoraggiante 9-3, salvo poi sciogliersi con un record di 3-8 alla ripresa.

Venerdì, superata la parentesi dell’All-Star Game, il campionato ripartirà subito con un test probante: una miniserie al Fenway Park contro i Rays, primi in classifica. Sarà un banco di prova cruciale per mantenere intatto lo slancio e continuare a fare pressione sulla dirigenza. Un compito non semplice, soprattutto perché quest’anno la squadra ha mostrato le crepe più evidenti proprio davanti al pubblico di casa.

Craig Breslow, rimasto a Boston durante l’ultima trasferta per concentrarsi sul Draft, appare profondamente indeciso sulla strategia da adottare per le trade. D’altra parte si tratta di una decisione che non dipende solo dalla classifica.

Da un lato, c’è il fattore entusiasmo: una squadra data per spacciata ha trovato la chimica per vincere, riaccendendo la passione in una tifoseria da troppo tempo a secco di grandi soddisfazioni. Inoltre, l’infermeria sta per restituire pezzi da novanta del calibro di come Roman Anthony o Garrett Crochet, il cui rientro potrebbe elevare il roster a livelli decisamente competitivi per i playoff. Anche Trevor Story, se tornasse al suo massimo, potrebbe dare un contributo decisivo. 

Dall’altro lato, c’è un fattore strutturale forse senza precedenti: la profondità sbalorditiva del reparto dei lanciatori partenti. Un arsenale che vanta nomi come Crochet, Gray, Suarez, Tolle, Early, Bennett, Sandoval, Bello e, potenzialmente, Johan Oviedo o Tanner Houck. Una rotazione così profonda e di qualità così elevata che difficilmente potrà essere messa in crisi dagli infortuni o dalla usura della regular season.

A ciò si aggiunge una congiuntura astrale irripetibile. In un’annata normale, nessuna franchigia con ambizioni di vertice sorriderebbe davanti a un record di 46-48 alla sosta per lo ASG; ma il contemporaneo e inatteso flop di rivali storiche come Baltimora, Toronto, Detroit e Houston spalanca clamorosamente la finestra per inserirsi tra le pretendenti.

Mancano appena diciassette partite alla trade deadline. Storicamente, la gestione del mercato estivo da parte di Breslow è stata un esercizio di indecisione, immobilismo e frenesia: due stagioni passate a sfogliare la margherita fino all’ultimo secondo utile, per poi fare acquisti compulsivi per comprare bidoni incredibili. Ci farebbe comodo un vero CBO capace di giocare da protagonista, ma purtroppo questa non sembra essere mai stata una priorità per Mr. Henry. Quest’anno la situazione è molto atipica, ma forse più semplice delle precedenti e magari Craig questa volta c’azzecca. Sperare non costa nulla.

Una cosa però è sicura. Questa squadra merita tutti i complimenti del mondo per aver riportato al centro dell’attenzione del dibattito sportibo la possibilità di una insperata post season e darci qualcosa su cui discutere e appassionarci. Una discussione che riprenderà venerdì alle 13:35 ET, all’inizio di una lunga giornata contro Tampa Bay.

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Breslow appeso a un filo

Superata la boa di metà stagione è forse arrivato il momento di affinare la valutazione di Craig Breslow e del lavoro che ha svolto come responsabile delle operazioni di baseball dei Red Sox.

A giudicare dalle prestazioni in campo della sua squadra e dai risultati deludenti, il mandato di Breslow è stato un fallimento. I numeri parlano chiaro: un record di 11 partite sotto il par del 50% e una posizione desolatamente ultima nella classifica dell’American League East. A meno che la squadra non riesca a invertire la rotta nella seconda metà della stagione, questa sarà la seconda volta in tre anni che, sotto la guida di Breslow, finiremo la stagione con più sconfitte che vittorie.

Eppure, mi costa dirlo, gran parte delle mosse che Breslow ha fatto la scorsa offseason, giudicato in modo asettico, hanno avuto un bilancio  effettivamente positivo. Vediamole una per una:

  • Ha ceduto i lanciatori Brandon Clarke e Richard Fitts ai St. Louis Cardinals in cambio di Sonny Gray. Gray, contrariamente alle mie aspettative legate alla stagione con i MFY, si è dimostrato uno dei migliori partenti dell’American League (9-1, 2.69). D’altra parte sia Clarke che Fitts sono stati sfortunato con infortuni; Fitts è fuori per il resto della stagione e Clarke non ha ancora disputato una partita.
  • Ha ceduto Hunter Dobbins e due giovani promesse delle leghe minori per Willson Contreras. Dobbins ha fatto la spola tra MLB e Triplo A mentre Contreras è stato finore il miglior giocatore offensivo con distacco, primeggiando in quasi tutte le statistiche offensive della squadra. 
  • Ha ingaggiato il free agent Ranger Suarez con un contratto quinquennale da 130 milioni di dollari. Suarez, dopo un inizio di stagione difficile, è diventato un solido partente numero 2 della rotazione, con un record di 4-3 e una media PGL di 2,94. I Red Sox hanno un record di 9-7 nelle sue uscite e avrebbero potuto facilmente avere un record migliore se avessero fornito un run support anche solo vagamente vicino alla media della lega.
  • Anche la trade per cui Breslow è stato maggiormente criticato – Kyle Harrison, Shane Drohan e David Hamilton ceduti a Milwaukee in cambio di Caleb Durbin, Andruw Monasterio e Anthony Seigler – arrivati a luglio si è rivelata di gran lunga migliore di quanto sembrasse nel primo quarto di stagione. Sicuramente Harrison, al quale non è mai stata data una chance, ha sovraperformato lanciando come un All-Star, mentre Durbin, dopo aver superato un inizio di stagione disastroso, è diventato il miglior battitore della squadra dal 28 maggio, con una media battuta di .330/.355/.612 e un OPS di 966 nelle ultime 30 partite. Ha inoltre contribuito con gioco ben al di sopra della media nella difesa della terza base.

Nel complesso quindi è possibile affermare che Breslow ha avuto la sua seconda offseason di successo dopo lo scambio per Crochet, assicurandosi il lanciatore numero 1 che mancava alla squadra, per poi blindarlo con un contratto a lungo termine. Aveva anche fatto centro con l’ingaggio del closer Aroldis Chapman, individuando in lui un talento sottovalutato. E, non dimentichiamolo, c’è stato l’accordo a breve termine con Alex Bregman che, pur essendo un compenso eccessivo per un anno, all’epoca aveva senso.

Perché dunque la stagione sta andando a rotoli? Un paio delle cause si possono facilmente individuare:

  • Innanzitutto gli infortuni che hanno fermato il miglior partente titolare, e il giocatore di posizione più forte: due mesi per Crochet, sette settimane per Anthony. Inoltre, da metà maggio, sono stati privi anche di Trevor Story, che l’anno scorso ha guidato la squadra nella maggior parte delle categorie offensive. Sicuramente ora le cose sarebbero diverse se questi tre potessero scendere in campo apportando un contributo paragonabile a quello del 2025.  
  • Parlando di prestazioni in calo ci sono anche altri titolari hanno registrato un calo di rendimento o prestazioni al di sotto delle aspettative: Jarren Duran, Brayan Bello, Carlos Narvaez e Justin Slaten hanno tutti fatto enormi regressi. Anche Marcelo Mayer, nonostante l’opportunità avuta, finora non è riuscito a mostrare prestazioni all’altezza delle aspettative. 

Tutte queste attenuanti tuttavia non possono nascondere il fatto che Breslow non ha fatto abbastanza per rinforzare l’attacco. Di fatto ha aggiunto al roster un solo battitore capace di produrre punti (Contreras), anche dopo aver ammesso lo scorso ottobre che avevano bisogno di più potenza offensiva. E poi c’è l’elefante nella stanza: la sconsiderata decisione di cacciare Devers (senza sostituirlo), che ha compromesso la stagione 2025 e continua ancora oggi (e chissà per quanto ancora) a produrre effetti nefasti.

Questa inazione colpevole Breslow condanna la squadra che ora si trova nella metà inferiore della classifica nelle principali statistiche offensive, mentre, anche con una produzione nella media del campionato, i Sox potrebbero navigare con un record di .500, on pace per la qualificazione ai playoff.

Per rimediare Breslow dispone ora della possibilità di approntare una strategia in vista della prossima scadenza del mercato, sempre se gli sia consentito di adottarne una. I precedenti non sono confortanti:  nel 2024, con la squadra in fondo alla classifica della squadra, si è limitato a fare una beneamata minchia; un anno fa, quando avremmo avuto bisogno di rinforzi (dopo la grottesca mutilazione autoinflitta), gli acquisti di Breslow sono stati più che deludenti. Ma oltre alla conclamata incapacità di Breslow ad operare nel mercato estivo c’è anche il fatto che il roster attuale mostra carenze così strutturali e profonde che sembra quasi impossibile porvi rimedio con qualche rinforzo. 

Temo quindi che bisognerà fare con quello che c’è, recuperando risorse dall’infermeria e riportando a uno stato di forma accettabile i giocatori che sono mancati da questo punto di vista.

Quindi, a meno di una rimonta straordinaria, probabile come vincere al superenalotto, che porti alla qualificazione ai playoff, il malcontento tra i tifosi dei Red Sox è tale che è difficile immaginare un ritorno di Breslow per una quarta stagione. Anche perché i tifosi dei Red Sox sono interessati a disputare i playoff, ma per puntare al titolo, non per fare una comparsata fine a se stessa.

Il proprietario principale, John Henry, dopo stagioni in cui sembrava disinteressato al risultato sportivo, ha espresso chiaramente il suo disappunto, anche perchè ci sono altri scheletri nell’armadio di Craig, come la cessione di Chris Sale e (18 milioni di dollari) ad Atlanta per Vaughn Grissom. Una decisione del tutto sballata.

Il problema di Henry che non si è dimostrato altamente competente quando si è trattato di rinnovare lo staff dirigenziale e avere una testa di legno, come Kennedy, quale principale collaboratore non è di nessun aiuto. 

Siamo alla vigilia delle trattative per un rinnovo contrattuale che si prevede burrascoso e foriero di importanti novità (tetto salariale e draft internazionale), destinate a modificare profondamente le dinamiche del mercato MLB, auspicabilmente nella direzione di creare maggiore equilibrio. Potrebbe essere l’occasione per riportare Boston nel gruppo elitario di franchigie in grado di essere competitive per il titolo di campioni del mondo, come per i primi 20 anni di questo secolo. Speriamo che questa volta il casting sia meno improvvisato e coinvolga figure di maggior esperienza.

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