La serie di sconfitte subite dai Red Sox questa settimana ha destato una elevata preoccupazione, paragonabile, come intensità, all’euforia diffusa generata dalla striscia positiva di sei settimane della squadra. Alle cose belle ci si abitua presto e evidentemente qualcuno si aspettava che la squadra mantenesse una percentuale di vittorie par all’85% fino alla conclusione della regular season. In realtà con la striscia di 31 vittorie e 5 sconfitte, dei Red Sox hanno semplicemente beneficiato di un periodo di forma eccezionale durato un mese e mezzo che ha salvato la stagione.
Rotto l’incantesimo sono diventati di nuovo evidenti i limiti della squadra, sono regredito, put senza tornare a essere la squadra senza vita che non riusciva a ingranare e che a fine giugno si trovava a 13 partite sotto il par.
In fase offensiva la squadra ha perso molto smalto in questa settimana. Non ha certo aiutato il fatto che Contreras, il battitore più produttivo, dovesse affrontare la doppia difficoltà di essere stato colpito alla testa e di essere stato debilitato da un virus che lo ha tenuto fuori gioco per tre giorni. Questo ha limitato la produttività visto che, durante le cinque sconfitte consecutive, hanno segnato tre punti o meno in quattro occasioni e non ne hanno mai segnati più di quattro. Poi ci sono stati fattori occasionali, come qualche errore di troppo o il crollo inopinato di qualche elemento del bullpen, ma soprattutto la ritrovata difficoltà a battere con i corridori in posizione da punto. Ma queste sono cose che succedono a chiunque almeno un paio di volte in una stagione.
La settimana appena trascorsa ha però messo di nuovo in evidenza i punti di debolezza della squadra. La produzione di HR è scarsa. Si classificano al 25° posto in tutta la Major League Baseball. Normalmente le squadre che mancano di potenza non grandi difficoltà nel recuperare svantaggi di più punti e quando l’intera lineup è in crisi, il numero limitato di opzioni in grado di battere fuoricampo diventa ancora più evidente.
Da questo punto di vista i Sox non stanno ottenendo molto dalla parte centrale del loro infield. Sebbene Monasterio abbia fornito alcuni contributi memorabili in assenza di Trevor Story, i Sox sono al 23° posto per media battuta dal ruolo di interbase. La situazione in seconda base è persino peggiore: 25° posto in OPS.
Nel frattempo, il ruolo di DH rimane una sorta di buco nero in termini di produzione di punti: siamo penultimi per HR e terzultimi per RBI.
Si tratta di tre posizioni nell’ordine di battuta, ovvero un terzo del lineup, in cui i Red Sox hanno una produzione offensiva decisamente al di sotto della media.
Per ovviare a queste difficoltà occorre sperare che per la postseason si possa recuperare in una forma decente Curtis Mead e Romy Gonzalez.
Purtroppo per il ruolo di DH non abbiamo speranza alcuna di trovare un rimedio. Recentemente su The Athletic è apparsa un articolo dedicato alla difficile situazione che coinvoge Buster Posey, che contiene una ulteriore ricostruzione del famoso scambio del giugno 2025. Nonostante Devers sia stato uno dei migliori battitori durante il periodo trascorso a Boston, i Red Sox furono ben contenti di liberarsi di un soggetto “immaturo ed egoista” e del pesante contratto di Devers, che al momento dello scambio, prevedeva ancora più di otto stagioni e un valore superiore a 250 milioni di dollari. Erano così contenti da rinunciare immediatamente a un’adeguata contropartita e, nel lungo periodo, a un’adeguata sostituzione.
Per ultimo occorre citare l’incapacità dei lanciatori partenti di portare la partita in profondità per 6+ inning è stato un problema ricorrente, che alla fine si è rivelato costoso. Partenti che si fermano regolarmente dopo quattro o cinque inning affatica il bullpen che deve coprire gli out rimanenti ogni sera, soprattutto a carico dei migliori lanciatori, quelli che entrano in scena in momenti decisivi. Non c’è quindi stupirsi se alla fine si sia fatta sentire l’usura. In un arco di 30 partite, Garrett Whitlock e Aroldis Chapman sono stati chiamati a lanciare ben 15 volte. Un ritmo insostenibile.
Fortunatamente la flessione che c’è stata non ha comportato una cospicua perdita di terreno nella corsa alla wild card, nonostante la deludente conclusione della loro recente serie di partite, il vantaggio sulla terza classificata si è ridotto solo di una sola partita, a testimonianza della totale mediocrità che regna nell’American League.
Dopo aver interrotto la serie di sconfitte di giovedì contro i Blue Jays, i Red Sox dovrebbero porsi obiettivi modesti. Ora, con un distacco a doppia cifra dalla vetta della divisione e solo un quarto di stagione rimanente, il primo posto nella AL East è irraggiungibile. L’attenzione quindi dovrebbe concentrarsi sul recupero dei giocatori che rientrano dagli infortuni (Story, Roman Anthony e Garrett Crochet) e sulla tutela del reparto lanciatori.
Una rotazione a quattro guidata da Sonny Gray con Ranger Suarez, Payton Tolle e Jake Bennett sarebbe più formidabile in chiave playoff. Se si potesse aggiungere Crochet a un bullpenn composta da Whitlock, Tyrone Guerrero e Chapman, con la solidità fornita da Brayan Bello e Patrick Sandoval, sarebbe un parco lanciatori difficile da battere.
I Sox non possono controllare completamente le condizioni fisiche dei loro giocatori in vista di ottobre (la perdita di Anthony e le precarie condizioni di Abreu hanno fortemente limitato le nostre chance nella postseason dello scorso autunno), ma occorre comunque fare tutto il possibile per preservare la squadra.
E poi, last but not least, dovrebbero evitare serie di cinque sconfitte consecutive che portano alcune persone a perdere la testa ed altre a perdere il sonno.









