Keep calm and carry on

La serie di sconfitte subite dai Red Sox questa settimana ha destato una elevata preoccupazione, paragonabile, come intensità, all’euforia diffusa generata dalla striscia positiva di sei settimane della squadra. Alle cose belle ci si abitua presto e evidentemente qualcuno si aspettava che la squadra mantenesse una percentuale di vittorie par all’85% fino alla conclusione della regular season. In realtà con la striscia di 31 vittorie e 5 sconfitte, dei Red Sox hanno semplicemente beneficiato di un periodo di forma eccezionale durato un mese e mezzo che ha salvato la stagione.

Rotto l’incantesimo sono diventati di nuovo evidenti i limiti della squadra, sono regredito, put senza tornare a essere la squadra senza vita che non riusciva a ingranare e che a fine giugno si trovava a 13 partite sotto il par.

In fase offensiva la squadra ha perso molto smalto in questa settimana. Non ha certo aiutato il fatto che Contreras, il battitore più produttivo, dovesse affrontare la doppia difficoltà di essere stato colpito alla testa e di essere stato debilitato da un virus che lo ha tenuto fuori gioco per tre giorni. Questo ha limitato la produttività visto che, durante le cinque sconfitte consecutive, hanno segnato tre punti o meno in quattro occasioni e non ne hanno mai segnati più di quattro. Poi ci sono stati fattori occasionali, come qualche errore di troppo o il crollo inopinato di qualche elemento del bullpen, ma soprattutto la ritrovata difficoltà  a battere con i corridori in posizione da punto. Ma queste sono cose che succedono a chiunque almeno un paio di volte in una stagione.

La settimana appena trascorsa ha però messo di nuovo in evidenza i punti di debolezza della squadra. La produzione di HR è scarsa. Si classificano al 25° posto in tutta la Major League Baseball. Normalmente le squadre che mancano di potenza non grandi difficoltà nel recuperare svantaggi di più punti e quando l’intera lineup è in crisi, il numero limitato di opzioni in grado di battere fuoricampo diventa ancora più evidente.

Da questo punto di vista i Sox non stanno ottenendo molto dalla parte centrale del loro infield. Sebbene Monasterio abbia fornito alcuni contributi memorabili in assenza di Trevor Story, i Sox sono al 23° posto per media battuta dal ruolo di interbase. La situazione in seconda base è persino peggiore: 25° posto in OPS. 

Nel frattempo, il ruolo di DH rimane una sorta di buco nero in termini di produzione di punti: siamo penultimi per HR e terzultimi per RBI. 

Si tratta di tre posizioni nell’ordine di battuta, ovvero un terzo del lineup, in cui i Red Sox hanno una produzione offensiva decisamente al di sotto della media.

Per ovviare a queste difficoltà occorre sperare che per la postseason si possa recuperare in una forma decente Curtis Mead e Romy Gonzalez. 

Purtroppo per il ruolo di DH non abbiamo speranza alcuna di trovare un rimedio. Recentemente su The Athletic è apparsa un articolo dedicato alla difficile situazione che coinvoge Buster Posey, che contiene una ulteriore ricostruzione del famoso scambio del giugno 2025. Nonostante Devers sia stato uno dei migliori battitori durante il periodo trascorso a Boston, i Red Sox furono ben contenti di liberarsi di un soggetto “immaturo ed egoista” e del pesante contratto di Devers, che al momento dello scambio, prevedeva ancora più di otto stagioni e un valore superiore a 250 milioni di dollari. Erano così contenti da rinunciare immediatamente a un’adeguata contropartita e, nel lungo periodo, a un’adeguata sostituzione.

Per ultimo occorre citare l’incapacità dei lanciatori partenti di portare la partita in profondità per 6+ inning è stato un problema ricorrente, che alla fine si è rivelato costoso. Partenti che si fermano regolarmente dopo quattro o cinque inning affatica il bullpen che deve coprire gli out rimanenti ogni sera, soprattutto a carico dei migliori lanciatori, quelli che entrano in scena in momenti decisivi. Non c’è quindi stupirsi se alla fine si sia fatta sentire l’usura. In un arco di 30 partite, Garrett Whitlock e Aroldis Chapman sono stati chiamati a lanciare ben 15 volte. Un ritmo insostenibile.

 

Fortunatamente la flessione che c’è stata non ha comportato una cospicua perdita di terreno nella corsa alla wild card, nonostante la deludente conclusione della loro recente serie di partite, il vantaggio sulla terza classificata si è ridotto solo di una sola partita, a testimonianza della totale mediocrità che regna nell’American League.

Dopo aver interrotto la serie di sconfitte di giovedì contro i Blue Jays, i Red Sox dovrebbero porsi obiettivi modesti. Ora, con un distacco a doppia cifra dalla vetta della divisione e solo un quarto di stagione rimanente, il primo posto nella AL East è irraggiungibile. L’attenzione quindi dovrebbe concentrarsi sul recupero dei giocatori che rientrano dagli infortuni (Story, Roman Anthony e Garrett Crochet) e sulla tutela del reparto lanciatori.

Una rotazione a quattro guidata da Sonny Gray con Ranger Suarez, Payton Tolle e Jake Bennett sarebbe più formidabile in chiave playoff. Se si potesse aggiungere Crochet a un bullpenn composta da Whitlock, Tyrone Guerrero e Chapman, con la solidità fornita da Brayan Bello e Patrick Sandoval, sarebbe un parco lanciatori difficile da battere.

I Sox non possono controllare completamente le condizioni fisiche dei loro giocatori in vista di ottobre (la perdita di Anthony e le precarie condizioni di Abreu hanno fortemente limitato le nostre chance nella postseason dello scorso autunno), ma occorre comunque fare tutto il possibile per preservare la squadra.

E poi, last but not least, dovrebbero evitare serie di cinque sconfitte consecutive che portano alcune persone a perdere la testa ed altre a perdere il sonno.

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Una sconfitta da polli

Terza sconfitta di fila. La squadra è chiaramente in un momento di riflusso, ma in parte è la normale ciclicità che avviene durante le stagioni di baseball durante la quale statisticamente “devi” perdere circa un terzo delle partite disputate. Oltre a questo ci sono anche fattori contingenti come l’epidemia influenzale che ha reso inoffensivi in campo Contreras e Yoshida. Fino ad ora. Sappiamo che gli americani erano assenti alle elementari quando insegnavano igiene e profilassi e quindi sono indifesi verso la propagazione di un virus.

Da una parte dispiace, avevo fatto la bocca al fatto che si sarebbe innescata una corsa con i MFY per la seconda posizione nella division. Sembra che lo spettacolo sia rimandato sine die, ma non è il caso di forzare le cose per un obiettivo tutto sommato marginale, rimanendo focalizzati sulle cose che contano davvero. 

In questo momento Fangraph assegna ai Red Sox la probabilità dello 89.6% di disputare i play off. Considerando dove eravamo a giugno è un risultato C-L-A-M-O-R-O-S-O! Gestiamolo quindi con tranquillità, cercando di portare tutta la squadra in perfetta salute a ottobre, magari recuperando qualche infortunato, e poi vediamo. Sulla partita di ieri bisogna dire due cose fondamentali:

  • Sonny Gray è ancora in forma, 
  • l’attacco è ancora in slump 

Resta tuttavia da commentare la curiosità riguardante la maniera in cui abbiamo segnato l’unico punto realizzato. I commenti insistono che sia una casistica assurda, ma a me è sembrata una situazione già vista in altre occasioni. 

Intanto raccontiamo la dinamica dei fatti. Siamo sotto 2-0 nella parte alta del settimo.  Siegler e Wong battono due singoli in fila contro il rilievo Myles Straw per aprire l’inning. Sogard quindi batte una potente palla a terra che rimbalza proprio davanti al guanto di Guerrero, che raccoglie e assiste in seconda eliminando l’accorrente Wong.

Ora comincia il casino. Il classificatore evidentemente non ha visto bene perchè sul tabellone si accendono 2 out.  Forse pensa che Guerrero abbia preso la palla al volo ed eliminato Siegler in seconda, non lo sappiamo con certezza, ma sul terreno di gioco la situazione è quella che deve essere: Sogard in prima e Siegler in terza. La grafica televisiva segnala correttamente 1 out.

Il problema però è che tutti i contendenti in campo si fidano del tabellone e si comportano di conseguenza. 

Nel box arriva Rafaela che alza una linea sul CF Bateman. Bateman cattura al volo, realizzando Out #2, ma per tutti è il terzo out e l’inning è finito. Come è la norma in situazioni di due out i corridori sulle basi avanzano, senza fare il pesta e corri, per approfittare di un eventuale errore di presa. Sogard avanza fino ad arrivare in terza, poi consegna guanti e caschetto al suggeritore, che perplesso guarda verso la prima dove sta succedendo qualcosa. Contemporaneamente Siegler, che segue l’azione avanzando lentamente, dopo la presa torna verso la panchina, calpestando il piatto di casa base.

Intanto anche i Blue Jays si comportano come se l’inning fosse finito. Bateman tira debolmente la palla in diamante, si vede che la raccoglie il seconda base, poi la regia stacca, ma evidentemente arriva a Guerrero che tocca la prima. A questo punto l’arbitro chiama il terzo out e poi la squadra di Toronto lascia il campo.

A questo punto cominciano 15 minuti di discussioni, che coinvolgono anche il centro di NY, ma alla fine il punto segnato da Anthony Seigler viene convalidato.

Per capire il perché bisogna considerare che l’eliminazione di un corridore che non ha eseguito il “Tag upi” non è forzata. Siamo in una situazione di timing play non di force play.  Dopo una eliminazione non forzata la palla è viva e quindi Siegler, avendo toccato il piatto prima del terzo out, ha segnato un punto valido. perché la difesa ha scelto di eliminare Sogard.

La regola 5.09(c)(4) tuttavia stabilisce che la difesa, facendo un gioco di appello, può scegliere a fine innig l’out che le garantisca il maggior vantaggio. I Blue Jays quindi hanno avuto l’opportunità di toglierci un punto ma hanno perso il diritto ad eseguire un gioco di appello in terza per eliminare Sielger, quando il lanciatore e tutti i difensori interni hanno lasciato il territorio fair. Se lo avessero fatto si sarebbe verificata una situazione, piuttosto rara di “apparent fourth out”. Tuttavia la quarta eliminazione vista dagli spettatori sarebbe stata del tutto apparente, perché l’out di Sielger avrebbe sostituito a tutti gli effetti l’eliminazione di Sogard. Non avendo fatto richiesta di appello il punto resta valido.

Io francamente non capisco perche ci sono voluti 15 minuti di discussione per convalidare un punto entrato in una situazione di timing play prima del terzo out. Non è una situazione che si verifica spesso, ma ogni tanto capita e mi sembra che gli arbitri abbiano reagito tutti correttamente. Certo, hanno chiamato NY, ma più che altro per cavarsi di impaccio, dovendo discutere con chi si rifiuta di capire.

Quello che stupisce invece è la poca professionalità delle due squadre: giocatori, coach e manager. I polli siamo stati noi, che abbiamo regalato un out e messo in pericolo un punto segnato. Perdere il conto degli out è un errore piuttosto marchiano. Prima che Rafaela entrasse nel box, Tracy avrebbe dovuto richiamare l’attenzione dell’arbitro per far correggere il tabellone. In alternativa andava bene anche informare i suggeritori, per tentare di lucrare sull’equivoco. Anche suggeritori e giocatori avrebbero dovuto essere attenti, ma è il manager che risponde di tutto quello che succede in campo.

John Schneider invece è stato graziato perché Duran è morto in terza. Se avesse pareggiato avrebbe dovuto rispondere del fatto che non abbia approfittato della dabbenaggine altrui.

PS: Davide dice che stiamo giocando come quando c’era Cora a inizio stagione. Mi sembra ingeneroso. E’ bene che Cora abbia lasciato il passo, aveva fatto il suo tempo, ma neppure i più acerrimi denigratori hanno mai contestato una sua distrazione in campo. Mi sembra al contrario che era universalmente riconosciuto come un manager molto rigoroso e attento ad approfittare delle situazioni di gioco.

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Tanto tuonò che piovve

Temevo, anzi ero sicuro, che la serie con gli A’s potesse riservarci dei dispiaceri e l’ho anche scritto cercando una scaramanzia che, purtroppo, non è stata minimamente efficace. Loro sono una squadra in fase di demolizione, separata dalla propria tifoseria, parcheggiata a Sacramento in attesa del 2028, quando porteranno il loro baseball nel Nevada meridionale. La cosa migliore che possono fare in questo periodo è rovinare i piani delle squadre ancora in corsa per i playoff. (Speriamo che siano altrettanto efficaci con Tampa Bay a partire da oggi).

Hanno trovato una squadra che da giugno va a tutta velocità una su terreno dissestato, nella quale, senza preavviso, c’è stata la contemporanea flessione di alcuni uomini chiave e una emergenza da sovraccarico nel bullpen, anche a causa della maratona di 13 inning giocata mercoledì.

Jake Bennett è stato una sorpresa inaspettata questa estate, ma non dobbiamo dimenticare che è un giovane esordiente, spremuto come un limone, che stabilisce nuovi record personali di inning lanciati ogni volta che scende in campo, Sebbene ci abbia fatto dimenticare l’assenza dell’asso della nostra rotazione, sabato non era nella sua forma migliore. 

Aveva concesso quattro punti al sesto quando, dopo un turno in battuta di 12 lanci, concedeva una base a Butler. Quello è stato il segnale per Tracy per cambiarlo, in svantaggio di un punto.

Slaten,avendo effettuato 17 lanci il giorno prima, anche lui non era al meglio, ha finito per concedere una base e un doppio, che, facendo levitare il vantaggio degli A’s da uno a tre punti, praticamente metteva fine alla partita. 

Domenica, in assenza di partenti disponibili, era in programma una partita di bullpen, il cui inning di apertura è stato affidato a Miller. In realtà il partente era Bello, ma, come è noto, lui ha bisogno di un opener che lanci il primo inning.

Il contrasto tra le prestazioni di Bello come starter rispetto a quando entra a partita in corso dopo un opener, mostrano un divario statistico impressionante: la ERA crolla da 10.35 a 0.71, il WHIP (Basi+Valide per Inning) da 2.21 a 0.91, la Media Battuta Avversaria da .356 a .213. Il problema però è trovare un opener. Prima di Miller ne sono stati provati molti, ma ancora nessuno sembra aver pienamente convinto. 

In questa occasione Bello lancia 4 inning completi, lasciando Boston avanti di un punto, una situazione che si è protratta fino alla fine dell’ottavo. Il problema arriva quando sul monte ci sono Garrett Whitlock e Aroldis Chapman, i due rilievi più affidabili, che non sono riusciti a portare a termine il lavoro. Per entrambi ci sono motivi di frustrazione per come sono andate le cose.

Con 2 out e uomo in seconda, Whitlock aveva già lanciato a Jonah Heim tre sinker che avevano portato il conto sullo 0-2. A questo punto Whitlock e Jake Rogers decisero di insistere con un quarto lancio dello stesso tipo, nonostante Heim lo avesse inquadrato, toccandolo due volte in foul. Il lancio, alto ed esterno, non ha un problema di esecuzione ma di selezione. Col senno di poi avrebbero dovuto provare un cambio di velocità o uno slider. La palla battuta da Heim a 145 km/h,  ha volato per 92 metri sul campo sinistro. Ci sarebbe stato bisogno di una presa eccezionale di, per evitare a Withlock la blown save.  Sembrava una giocata che Duran, un difensore sopra la media, avrebbe potuto portare a termine, ma la palla tocca cade e la partita va sul 3-3. 

Chapman ha poi concesso il punto decisivo dopo aver eliminato i primi due battitori nel nono inning. Alika Williams, autore di un singolo, ha tentato di rubare la seconda con Chapman che assisteva in prima avviando l’azione che potenzialemente avrevve dovuto concludere l’inning,  ma Willson Contreras non ha effettuato un lancio pulito verso il seconda base e la palla è finita in campo esterno. Williams ha così segnato sul doppio di Max Muncy, portando il punteggio sul 4-3 per gli A’s.

Tutto questo però non sarebbe stato sufficiente per perdere se l’attacco dei Red Sox, che è stato magico per gran parte delle ultime sei settimane, non fosse improvvisamente regredito alla fase pre larvale e una pitching solo decente non ce l’ha può fare senza run support. Domenica sono riusciti a segnare quattro punti, ma senza potenza, basandosi principalmente sulla velocità per conquistare basi extra. L’attacco basato sul gioco di squadra è stata una componente decisiva nei momenti cruciali, ma sono stati soprattutto i fuoricampo a innescare la svolta della stagione. Dalla pausa per l’All-Star Game, i Red Sox hanno realizzato 33 HR, stabilendo il terzo miglior risultato in Major League in quel periodo. Negli ultimi incontri, a parte una volata di Wilyer Abreu i contatti sono stati perlopiù deboli e Boston non ha messo a segno nemmeno una battuta extra-base. È la prima volta che i Red Sox perdono in due giorni consecutivi dal 21 e 22 giugno, e la prima serie che perdono quella di fine giugno contro i Nationals. L’incantesimo sembra che si sia rotto e luglio purtroppo sembra essere proprio finito.

Tutto questo, ovviamente, non giova alla classifica. Tampa Bay, in striscia positiva da 6 partite, allunga portando a 7 le GA e riducendo al lumicino le nostre speranze (già effimere) di poter inserirsi nella lotta per la division. Purtroppo perdiamo terreno anche da quelli là, che vincono una serie molto combattuta con Atlanta, funestata da una tremenda chiamata arbitrale. Nella partita di sabato, durante il quinto inning, a Sale è stato attribuito il terzo balk in carriera, una  chiamata che ha fatto entrare un punto decisivo.

L’arbitro ha sostenuto in una intervista che Sale non avesse dichiarato formalmente l’intenzione di lanciare dalla posizione di caricamento, ma nessuno ha capito il significato delle sue parole visto che.Sale aveva usato la stessa meccanica in occasioni precedenti, senza problemi. La tensione è continuata anche il giorno seguente, portando a una nuova di Sale prima dell’inizio del match.

PS: Rutschman si è aggregato alla squadra che domenica sera è partita per Toronto per disputare una serie di quattro partite contro i Blue Jays a partire da lunedì. Il programma prevede che si alleni al Rogers Centre con i compagni di squadra per eventualmente  tornare a disposizione per la partita di martedì.

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Quota 51

Mi sono accorto di scrivere molto in questo periodo, ma il clima in montagna è piacevolmente fresco, i temporali pomeridiani ti costringono in casa e i Sox sono così dannatamente bravi che mi piace condividere con voi l’entusiasmo che genera questa situazione (d’altra parte non ho molti interlocutori interessati all’argomento nel mondo reale).

I Sox questa notte hanno continuato nella loro striscia di vittorie, ora sono sette di fila, 30 sulle ultime 35, la quinta su cinque contro i Sox sbagliati e sono 9 le serie vinte consecutivamente. Nel frattempo i Card sono andati nel Bronx infliggendo la 51° sconfitta stagionale a quelli là. Perché è così importante? Perché anche noi ne abbiamo 51 e questo vuol dire che li abbiamo virtualmente ripresi. Questa informazione la lascio decantare, senza commenti, vediamo che succede. Però mi sembrava interessante sottolinearlo.

La formazione scesa in campo stanotte non conteneva nessuno dei nuovi elementi arrivati con il mercato estivo, anche se in panchina sedevano il ricevitore Jake Rogers e l’esterno Eli White. Questo però non ha impedito di avere ragione dei Good Guys di Chicago. D’altra parte questa stagione eccezionale deriva dalle eccezionali prestazioni di giocatori come Monasterio, Sogard, Siegler che circostanze eccezionali hanno portato alla ribalta e hanno continuato a fare il loro dovere.

I Red Sox non sono una squadra di grandi campioni, ma vincono perché tutti cercano di dare il massimo e, incredibile, ci riescono. La disciplina e l’entusiasmo generano altra disciplina ed altro entusiasmo, innescando un circolo virtuoso che pian piano coinvolge tutti. “Showing up to the park and just expecting to win, no matter what it looks like.” Questa dichiarazione di Sonny Gray credo illustri bene la psicologia collettiva che regna nel gruppo e permette questi risultati.

Alla base di questa ultima vittoria c’è stata la prestazione dominante proprio di Gray, che ha eliminato otto battitori per strikeout e concesso solo tre valide in sei inning senza subire punti, prima di uscire dal campo con soli 83 lanci. Questo è stato un ritorno ai suoi standard abituali, dopo due uscite consecutive in calo (cinque punti su 10 valide contro Toronto il 25 luglio e quattro punti in sette inning contro gli A’s giovedì), che ha fruttato l’11° shutout of season.

Molto buona la difesa del campo interno, anche se Siegler, subentrato a un Contreras febricitanta, continua a pasticciare quando deve trasferire la palla per poi assistere. Memorabile la giocata di Durbin, nel settimo inning con un out, su l’eccellente tentativo di bunt di Tristan Peters. La palla, fuori dalla portata della batteria, rotolava verso la terza base, parallelamente alla linea di foul. Durbin ha dovuto effettuare uno scatto verso il piatto, raccogliere con la mano nuda dopo la collina e assistere in prima con un lancio potente con il corridore a un passo dal cuscino di prima base, eliminando Peters.

Recuperatela dagli highlights, vale da sola il prezzo del biglietto.  È passato un po’ di tempo da quando i Red Sox hanno avuto un terza base capace di affrontare palle lente e bunt con la stessa efficacia di Caleb Durbin. Probabilmente per vederne uno in grado di fare giocate del genere con regolarità bisogna risalire all’indimenticabile Adrian Beltre del 2010.

Jarren Duran, dopo essersi liberato dalla paura di essere ceduto (era in realtà un’ipotesi suggerita da diversi analisti, viste le sue prestazioni), continua nella sua marcia di avvicinamento alla migliore versione di sé.  Nel quarto inning, dopo una violenta battuta sulla prima base ha raggiunto facilmente il cuscino di seconda, portando a tre il numero di valide extra-base nelle ultime cinque partite. Al settimo poi, dopo un singolo con Monasterio nel box, ha completato il giro delle basi con una spettacolare sequenza di rubata, errore e sac fly.  

Prima dell’inizio della stagione, il modello predittivo ZiPS di FanGraphs aveva previsto che nessun giocatore dei Red Sox avrebbe raggiunto quota 20 fuoricampo in questa stagione. Questa era una delle ragioni per cui mi veniva il sangue marcio ogni volta che pensavo al fatto che Devers non fosse stato adeguatamente sostituito. Poi però siccome le previsioni sono fatte per essere smentite, Willson Contreras è stato il primo a tagliare il traguardo il mese scorso e ieri sera Abreu si è unito a lui, realizzando il suo ventesimo fuoricampo. Dato che manca ancora quasi esattamente un terzo della stagione, anche altri potrebbero superare quota 20, tra cui Duran e Rafaela, che attualmente ne hanno 15 ciascuno.

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Alcune cose che penso di pensare sul mercato estivo 2026

Ero pronto a scrivere un articolo oggi per commentare la chiusura del mercato estivo, ma lo scenario che ne è scaturito è talmente lontano da quello che mi sarei dovuto ragionevolmente aspettare che c’è il concreto rischio di esporre commenti del tutto irragionevoli. 

A proposito di rischio il giovane Breslow sembra del tutto incosciente. Sei settimane fa, il responsabile delle operazioni di baseball dei Red Sox, si trovava in una posizione piuttosto precaria, apparentemente destinato a lasciare il Fenway Park in disgrazia. Poi la squadra è diventata ingiocabile, poteva cavarsela per un altro anno facendo il compitino, ma ha avuto il fegato di cambiare il paradigma che aveva caratterizzato tutto il recente passato, sferrando colpi clamorosi con un chiaro ed evidente sottotitolo: i Red Sox ci stanno provando.

Attenzione, è risaputo che tutte le azioni provocano reazioni uguali e contrarie e invece di sfondare il muro si corre il rischio di rimanere sotto le macerie, ma a una certa occorre rompere gli indugi e mettere le fiches sul piatto. Nessuno può fare un mercato che garantisca la vittoria, puoi cercare solo di diventare massimamente competitivo. Puoi cercare di farlo ogni anno, come i Dodgers, oppure, se non hai le loro risorse, tentare di prendere al volo il treno che passa. E Breslow ha deciso che era arrivato il momento di saltare.

Ora si tratta di capire se quello che ha fatto, all’interno di questo contesto, sia stato corretto.   

In primo luogo una questione di metodo: 

  • se vuoi rinforzare una squadra invece di fare delle aggiunte, devi prendere giocatori forti 
  • se vuoi scambiare un forte giocatore con un’altra squadra il più delle volte devi cedere prospetti e questo genera sempre timori.

Lo schema classico prevede una squadra di grande mercato che cede prospetti a una di piccolo mercato. La prima ci guadagna in successi sportivi, i secondi in termini di plusvalenze.

Nel 2016 Dave Dombrowski acquisì Chris Sale in cambio di quattro prospetti, tra cui l’infielder Yoán Moncada e il lanciatore Michael Kopech. Andate a vedere i commenti dell’epoca, anche su questo blog. Per alcuni sembrava che senza Moncada non si potesse più giocare a baseball, ma alla fine quello scambio possiamo dire che sia stato corretto? 

Si cerca di scambiare il certo per l’incerto senza avere la palla di vetro. Nessuno può garantire che il forte giocatore continui a rendere come nel passato e d’altra parte le giovani promesse a volte deludono (Do you remember Triston Casas e Kristian Campbell).

Troppo spesso i dirigenti hanno paura di perdere una trattativa. Breslow ha superato questa paura per un’ottima ragione. In un anno difficile per l’American League, lui sta cercando di vincere, che in questo caso significa disputare le WS contro i puffi.

Lunedì Breslow ha messo in gioco la sua carriera e ha premuto sull’acceleratore. Anche dopo l’infortunio di Curtis Mead al suo secondo turno in battuta, Breslow ha continuato ad andare avanti a tutta velocità.

I giovani lanciatori promettenti, in particolare, sono una risorsa fragile e Breslow ne ha inclusi due nello scambio di Rutschman, dopo aver ne ha anche ceduto un altro, il mancino Connelly Early, ai Washington Nationals in cambio dell’interno Curtis Mead. 

Si tratta di una valutazione del rischio, una procedura operativa standard per un dirigente di alto livello. Ma il rischio di acquisire Rutschman, un giocatore infortunato con una carriera altalenante, era a dir poco sbalorditivo.

I Red Sox avrebbero potuto optare per soluzioni più sicure, offrendo lo stesso pacchetto per un interbase in buona salute e con un controllo contrattuale maggiore. CJ Abrams dei Washington Redskins, Otto Lopez dei Miami Marlins e Zach Neto dei Los Angeles Angels erano tutti disponibili, ma i costi erano evidentemente così esorbitanti tanto che nessuno di loro si è mosso.

Perché Rutschman sia un rafforzamento del roster lo abbiamo scritto ieri e non ci torniamo. Forse però vale la pena considerare il reparto che viene rafforzato. I ricevitori dei Red Soc registrano un wRC+ di 72 che li colloca al 26° posto in Major League. Hanno realizzato solo quattro fuoricampo da questa posizione e il loro tasso di strikeout è superiore al 26%. In difesa, sono a metà classifica con -3 punti di ricezione secondo Baseball Savant essendo bravi a evitare le passed ball, ma solo discreti nel “framing” dei lanci e nel cogliere i corridori che rubano. Sono anche al 22° posto nell’utilizzo dell’ABS, anche se ultimamente sono migliorati molto dopo un inizio di stagione difficile.

Quindi arriva Rutschman e il reparto migliora. Non ci sono incertezze e poi non ci vuole neanche tanto impegno. Cerchiamo di capire cosa può andare storto:

  • il nostro è nella lista degli infortunati per la terza volta in questa stagione e per la quinta negli ultimi due anni. Il suo ultimo problema, un’infiammazione al polso sinistro, può creare problemi persistenti a un battitore. 
  • è previsto che torni a giocare fra un paio di settimane e (ammesso che la previsione sia esatta), nel frattempo giocheremo con un reparto ricevitori fortemente menomato
  • al suo ritorno, dovrà imparare a gestire un intero nuovo staff di lanciatori. Di solito questo aspetto molto critico scoraggia lo scambio ci catcher durante la stagione. Rutschman è bravo e non dovrebbe avere problemi. Ma per uno staff che al momento funziona a meraviglia, con la terza miglior media PGL della Major League, incasinare il cervello della batteria potrebbe portare a conseguenze molto pericolose.

Cosa succede se non riesce a tornare nel box nei tempi previsti? Oppure torna e non è efficace come prima? L’hai preso per vincere nel 2026, non puoi aspettare sine die che guarisca

Oltre agli aspetti tecnici anche quelli contrattuali nascondono insidie, dato che la prossima stagione sarà l’ultima di Rutschman sotto il controllo del club.

Dopo l’investimento effettuato ieri sarà scontato prolungare il suo contratto ma per quanto tempo? Per la stagione 2027 aleggia la minaccia quanto mai concreta di un lockout. Potrebbe essere accorciata o addirittura annullata. Pertanto il numero di partite che Rutschman effettivamente giocherà per i Red Sox potrebbe essere molto basso. Questo milita a favore di un rinnovo prolungato non adatto a un giocatore soggetto a continui infortuni e con statistiche calanti. 

Tutto sommato però gli aspetti contrattuali non impattano sul 2026 e possiamo trascurarli e passare alle domande serie: è stato un buono scambio? Secondo me si, mi piace avere di nuovo un giocatore all star accucciato dietro il piatto. Sono convinto che sia un fattore determinante per il successo di una squadra. D’altra parte sono di questa opinione anche gli allibratori visto che hanno ritoccato al ribasso le quote di Boston

E’ costato troppo? Forse si, ma fino a che spendono i soldi di Mr. Henry tendo ad essere piuttosto indulgente. E poi che fra i giovani prospetti ceduti si nasconda un grande campione è tutto da dimostrare. 

La valutazione del rischio ha solide basi razionali? A questo punto la mia sicurezza vacilla e subentrano dei dubbi riguardanti le transazioni realizzate nella stessa sessione. 

Breslow ha mandato Mayer ai Giants (destinazione ricorrente quando deve fare una cazzata) in cambio di un rilievo che, al di là della valutazione che si può dare, se ne poteva fare tranquillamente a meno dato che va ad aggiungersi a un reparto già ottimo. Quindi se non era necessario perchè lo fatto? Forse avremo potuto scambiare Mayer con calma, ottenendo un compenso più adeguato? Chiedo per un amico.

Ancor più arduo giustificare l’arrivo dell’esterno Eli White in cambio del lanciatore Tyler Uberstine. I Red Sox hanno già un outfield sovraffollato e vanno a prenderne un altro? Non è ancora chiaro quale sarà il suo ruolo preciso oltre che fare il pinch hitter qualche volta. White è un giocatore versatile che ha ricoperto tutte e tre le posizioni dell’esterno campo. Tuttavia, con Ceddanne Rafaela e Wilyer Abreu e l’imminente il ritorno di Roman Anthony non dovrebbe trovare spazio in difesa.

In attacco si va a sovrapporre quasi del tutto alle statistiche e al compito di Jahmai Jones e I Red Sox potrebbero anche dover effettuare uno scambio di giocatori per fare spazio nel roster. Anche leggendo in giro non ho trovato nessuno che sappia spiegare perché Breslow abbia voluto prenderlo. A meno che lo scopo non sia stato quello di prendere White ma quello di allontanare Uberstine per qualche misterioso motivo che non si saprà mai. Tutte le ipotesi sono potenzialmente valide. Anche che Breslow lo abbia preso in antipatia quando lo ha trovato a letto con la moglie.

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Siamo sicuri che luglio debba proprio finire?


Mercoledì 1° luglio i Red Sox venivano travolti in casa per 10-2 dai Nationals, che si aggiudicavano così la serie per 2-1. Era una battuta d’arresto che sembrava smentire i progressi messi in mostra nel weekend precedente, quando erano riusciti a infliggere 4 sconfitte consecutive a una ridicola squadra di New York City che si ostina a giocare indossando un pigiama.
Con il record di allora (37-47, .440) erano la dodicesima squadra della classifica American League e avevano 5.5 GB dalla zona Wild Card (con ben 5 squadre da superare), apparentemente senza alcuna speranza di dare una svolta alla stagione.
Da quel momento, però, Tracy ha finalmente trovato il tasto di accensione della velocità WARP — una specie di punto G del baseball — e tutto è diventato molto confuso, ma anche esaltante; un sogno dal quale non vorremmo mai essere svegliati.
I Sox hanno concluso il mese di luglio con l’incredibile record di 21 vittorie e 4 sconfitte. Con la vittoria di stanotte, arrivata contro la squadra più forte del mondo, hanno raggiunto la più alta percentuale di vittorie in un singolo mese della loro storia. In questo momento Fangraphs assegna loro una proiezione di 85 vittorie finali: un numero incredibile, che consentirebbe loro di aggiudicarsi agevolmente una Wild Card, ancorché non abbastanza elevato da superare i MFY.
Ora, però, non è il caso di enfatizzare quest’ultima vittoria più del dovuto. Diciamo infatti che i Dodgers non erano esattamente in modalità playoff: hanno sprecato molte opportunità in attacco, la loro difesa è stata piuttosto fallosa, la corsa sulle basi scadente e il manager si è preso grossi rischi nella gestione del pitching.
Non siamo riusciti a combinare molto contro Edgardo Henriquez, l’opener schierato da Roberts in una partita di bullpen, anche se poi siamo passati in vantaggio nella parte alta del secondo inning contro Will Klein, sfruttando una base su ball concessa a Durbin e un errore di tiro su un tentativo di pickoff. Duran ha poi spinto a casa Durbin con un importante singolo al centro.
Duran, che come tutti sanno soffre di disturbi mentali, aveva dato i numeri a Sacramento, ma Tracy ha minimizzato i fatti, affermando che si tratta di un ottimo giocatore e che lo vuole assolutamente in campo.
Nove dei primi 20 battitori di Boston sono arrivati salvi in base, mettendo sotto pressione il bullpen dei Dodgers fin dall’inizio della partita. Klein si è trovato in ulteriori difficoltà nel terzo inning, concedendo a Sogard e Rafaela due singoli consecutivi e colpendo Contreras (di nuovo!) al lato del casco. Per precauzione Contreras è stato poi sostituito, privando la squadra del contributo decisivo della sua mazza. Dopo aver seguito i protocolli per la commozione cerebrale, verrà rivalutato sabato.
A questo punto Roberts fa uscire dal bullpen Irvin — appena richiamato dalla Tripla A e alla sua prima apparizione in MLB dal settembre 2024 — per tentare di risolvere il problema incombente. Non avrà fortuna. Un altro errore difensivo di Freeman in prima base, incapace di gestire una semplice battuta a terra di Yoshida, fa entrare altri due punti.
Da qui però le cose si complicano. Ranger Suárez se l’è cavata abbastanza bene nei primi tre inning, ma poi Ohtani ha aperto il quarto con un doppio, la prima valida della partita per i Dodgers. Freeman lo ha poi portato a casa con due eliminati, fissando il punteggio sul 3-1. I Dodgers sono passati in vantaggio al quinto inning dopo che Suárez ha concesso una base su ball a Tucker e un singolo a Kiké Hernández. Alfonzo ha toccato una breaking ball spedendola all’esterno centro e portando a casa il secondo punto. Nell’azione, un attento Rafaela ha eliminato Kiké Hernández, che si era staccato troppo dalla seconda base: una giocata provvidenziale, visto quello che è successo dopo.
A questo punto Tracy ha sostituito Suárez — fermo a soli 65 lanci e con due eliminati — lasciando che il giovane rilievo Jovani Morán affrontasse Ohtani, che si presentava al piatto per la terza volta. E anche questa mossa non è andata a finire bene, perchè un homer del giapponese ribalta la partita. Il bilancio finale di Suárez include tre punti subiti con quattro valide, due basi su ball e due strikeout (2K).
Il turno in battuta più importante della partita è arrivato alla fine del sesto. Sul monte era salito Bello, con Freeman in base per un singolo. Da quando è stato escluso dalla rotazione, Bello è diventato un rilievo molto efficace e lo ha dimostrato quando Alfonzo si è presentato al piatto con le basi piene e due eliminati. Bello se lo è lavorato tenendosi lontano dalla zona di strike, inducendolo alla fine a battere una palla a terra verso l’interbase per chiudere l’inning.
Mantenere lo svantaggio a un solo punto si è rivelato fondamentale.In effetti Bello, che non scendeva in campo da nove giorni, non solo ha mantenuto il punteggio, ma si è aggiudicato la vittoria concedendo solo tre valide in quattro inning senza subire punti. Il cambio di ruolo ha allungato i suoi tempi di riposo: chissà che fra i due eventi non ci sia un nesso causale.
Il nuovo ribaltamento di fronte si è verificato al settimo inning, con Cole Irvin lasciato poco comprensibilmente ancora sul monte. Probabilmente lo staff tecnico dei Dodgers considerava accettabile il rischio connesso, ma l’attacco di Boston non era in vena di assecondarli. Con Sogard in base, Rafaela, confermandosi un giocatore clutch nei momenti decisivi, ha spedito fuori dalla recinzione il primo lancio, portando i Sox in vantaggio per 5-4. Abreu, Yoshida e Durbin (su bunt) sono andati in base con tre singoli, prima che Monasterio battesse un double da due punti a sinistra.
Jarren Duran ha poi portato il punteggio sull’8-4 con una linea potentissima deviata da Irvin, che ha permesso a Durbin di segnare dalla terza base, realizzando il suo secondo RBI della partita.
È possibile che questo incrementi il valore di mercato di Duran, visto che sembra essere uno dei giocatori che Breslow progetta di scambiare in vista della Trade Deadline fissata nella notte tra lunedì e martedì prossimi. Se pensiamo che potrebbe essere sostituito da “Macho Man” vengono i brividi; molto più razionale potrebbe essere uno scambio con il veterano George Springer dei Blue Jays, che ha manifestato interesse per un trasferimento al Fenway Park e a me è sempre piaciuto.
Breslow si ritrova davanti a una corsa contro il tempo: da una parte occorre rafforzare concretamente una squadra che ha fatto faville a luglio — senza fare finta come nelle precedenti occasioni — dall’altra bisogna tenere conto che i piani di mercato sono già stati in parte compromessi dall’infortunio di Mead. Il suo arrivo non porterà il sollievo sperato nel reparto interni, afflitto dalle contemporanee assenze di Story, Mayer e IKF, con un Andruw Monasterio il cui adattamento a interbase non sta funzionando, come testimonia la striscia di errori difensivi.
La priorità assoluta di Boston è diventata quindi l’acquisizione immediata di un interbase o di un interno di ruolo che possa dare stabilità al diamante. Tra i nomi caldi emersi nelle ultime ore ci sono Xavier Edwards e Otto Lopez dei Miami Marlins, ma la dirigenza sta valutando colpi di spessore ancora maggiore come Zach Neto degli Angels, Jeremy Peña degli Astros o CJ Abrams dei Nationals.Nelle prossime ore vedremo cosa sarà capace di fare il nostro CBO per mettere in campo una squadra che possa ambire a qualcosa di più rispetto alla mera partecipazione ai playoff.
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