C’è poco da girarci attorno, i Red Sox sono stati strapazzati nella partita d’esordio della serie WC. Peggio di così non poteva andare.
Da una parte si può dire che tutto questo era prevedibile. Già durante la offseason, era chiaro che il nostro tallone d’Achille sarebbe stato rappresentato da un attacco incapace di compensare il poco concesso da un reparto di lanciatori d’élite. Ciò si è concretizzato nella prima partita dei playoff, quando le mazze di Boston sono state messe a tacere da uno Schlittler dominante, che ha lanciato ben 117 palle e ha messo a segno 10 strikeout. Proprio come l’anno scorso in una situazione simile, Schlittler si è dimostrato assolutamente ingiocabile, totalizzando il record personale di 24 swing a vuoto in 6 inning e un terzo shutout, limitando i Red Sox a soli tre corridori in base (due singoli e una base su ball). Inoltre, mentre Schlittler ci teneva fermi, Ben Rice ci malmenava con un fuoricampo al quinto inning, per poi proseguire con un singolo RBI al settimo e infine con un grand slam all’ottavo che ha di fatto chiuso la partita.
Dopo aver perso la serie di fine agosto, sempre nel Bronx, abbiamo tirato i remi in barca, giocando un baseball mediocre, tutto mirato a conservare i giocatori in salute e arrivare freschi e preparati all’appuntamento di ieri notte. Nonostante le precauzioni gli infortuni di hanno tolto due ottime pedine e menomato altri due giocatori che pur sono scesi in campo.
Riguardo alla preparazione credo che il piano per la partita era abbastanza chiaro da decifrare: resistere il più possibile e tentare di colpire il bullpen. Beh, è quello che è accaduto, ma lo hanno attuato gli Yankees.
Dopo aver giocato in ciabatte a settembre ed essersi classificato ultimo nella Major League in diverse categorie offensive, l’attacco dei Red Sox non si è proprio presentato al confronto decisivo, tanto è vero che hanno totalizzato solo tre valide, non hanno portato un corridore in seconda base fino all’ottavo inning e hanno colpito solo due palle con una velocità superiore a 99 mph.
In una partita che è rimasta in bilico per sei inning, siamo stati surclassati per numero di valide, 12-3, prima che Rice chiudesse la gara con un grand slam all’ottavo inning, senza neppure la necessità di far scaldare il loro closer.
Nella gestione del reparto lanciatori, che ha giocato un ruolo determinante sull’esito della partita, Chad Tracy è sembrato troppo remissivo in un must-win game.
Vale la pena chiedersi perché abbia sostituito un efficace Payton Tolle, con soli 83 lanci su braccio e due out al quinto inning per un Erik Miller che ha concesso il primo fuoricampo a Rice. Tracy ha affermato che la decisione era stata influenzata dal voler evitare che Tolle affrontasse Rice una terza volta!
Dopo che Schlittler ha lasciato la partita con un out al settimo inning, New York ha chiamato in campo Paul Blackburn, il principale setup man per il closer David Bednar. Blackburn è uscito indenne dal settimo inning, lasciando solo sei out per lui e Bednar per assicurarsi la vittoria. In questo scenario Tracy ha perso di vista la necessità di cercare a tutti i costi la vittoria e ha scelto di impiegare degli esordienti per risparmiare i migliori elementi del bullpen per gara 2.
D’altra parte è quello che ha cercato di fare tutto l’anno, riparare con l’ingegno a situazioni disperate. Il compito di Gamboa, che era quello di affrontare due battitori mancini in fondo all’ordine di battuta di New York, poteva essere abbordabile. La situazione però rapidamente è sfuggita di mano e ora siamo sull’orlo del baratro, ma con Crochet, Bennett, Whitlock e Chapman belli freschi.
Un’altra incertezza di Tracy Tracy ha affermato che la precedente decisione di sostituire Tolle con Miller era stata influenzata dal fatto che non voleva che Tolle affrontasse Rice una terza volta, soprattutto dopo che il battitore gli aveva messo a segno un doppio potente nel primo inning.
Siccome piove sempre sul bagnato Roman Anthony ha lasciato la partita all’inizio del sesto inning, con un altro infortunio senza contatto causato semplicemente da un colpo di mazza. Anthony ha affrontato due turni in battuta (entrambi strikeout) e ha giocato cinque inning in difesa prima che i Sox lo sostituissero con Monasterio, che ha subito uno strikeout al sesto inning. Insomma non proprio la storia di successo, come ti aspetteresti dal tuo battitore più acclamato.
Tracy ha dichiarato che la mano destra di Anthony “gli dava fastidio” ogni volta che ha girato la mazza in entrambi i turni in battuta. La persistenza del fastidio ha indotto il manager a sostituire Anthony e ancora non è chiaro se sarà disponibile per gara 2
L’incertezza mette i Red Sox in una situazione difficile. Di fronte a un dolore ricorrente in regular season il giocatore verrebbe quasi sicuramente messo in panchina ma affrontare una partita senza domani con un uomo in meno ci metterebbe in grave svantaggio. L’alternativa, se ci fossero dubbi sulla capacità di Anthony di giocare, sarebbe rimuoverlo dal roster per sostituirlo con un altro giocatore, rendendolo però indisponibile per 10 giorni. Insomma è meglio la padella o la brace?










