Essere forzatamente escluso dal bailamme scoppiato sabato ha almeno un lato positivo; prima di commentare mi posso documentare anche sulle ricostruzioni dietro le quinte in modo da avere una maggior materiale da analizzare e fornire un commento più distaccato.
Il primo aspetto che salta agli occhi è che non si era mai visto qualcosa del genere prima d’ora. Il licenziamento di Cora non solo rappresenta il primo cambio a stagione in corso effettuato dal gruppo di John Henry da quando ha assunto il controllo della squadra nel 2002, ma segna anche il cambio di manager dei Red Sox più precoce dal 1907. Lascia anche a bocca aperta perchè Cora non è stato il solo a essere licenziato. La coppia Henry e Craig Breslow sono andati a fondo nell’epurazione e non hanno avuto problemi a mostrare di essere intenzionati a un repulisti radicale, pretendendo, oltre la testa del manager, anche quella di tutti i fedelissimi, in particolare Ramón Vázquez, Pete Fatse e Jason Varitek.
Una così radicale epurazione di una cultura sportiva dovrebbe indicare il compimento di un problema di ampio raggio all’interno dello staff, che dovrebbe comportare una lunga riflessione ed essere basato su motivazioni più che solide, che lascino i critici privi di argomenti. E invece è stato rilasciato un comunicato anodino e privo di qualsiasi concreta indicazione.
Anche la controparte è stata avare di commenti. Cora ha risposto a diversi giornalisti che lo avevano contattato, inviando un laconico messaggio di due parole, assolutamente vago: “Sono felice”, che pone qualche interrogativo e non ne chiude nessuno.
Anche la dinamica è stupefacente. La notizia è arrivata poche ore dopo la schiacciante vittoria per 17-1 contro gli Orioles, un successo che ha interrotto una serie di quattro sconfitte consecutive. Dopo cena Cora e il suo staff sono tornati all’hotel della squadra, il Four Seasons Hotel Baltimore, ed hanno trovato Henry, Kennedy e Breslow che li stavano aspettando per comunicare loro la notizia. Hanno preso due aerei in giornata, manco avessero dovuto spengere un incendio, per effettuare immediatamente un’operazione decisa da tempo.
Le reazioni dello spogliatoio sono state di rabbia e confusione. Domenica, Story e Whitlock, due veterani solitamente molto misurati, hanno chiarito di essere scontenti dei licenziamenti e di volere una spiegazione “più soddisfacente” da Breslow e dalla proprietà rispetto a quella ricevuta durante la riunione di squadra di domenica mattina. Tuttavia è immaginabile che i nostri resteranno profondamente delusi se gli argomenti che gli verranno sottoposti saranno gli stessi propalati nella conferenza stampa convocata da Kennedy e Breslow, a tale scopo.
Una vicenda ridicola, uno squallido balbettio di motivazioni ovvie, banali, reticenti, illogiche, del tutto false quando non erano meramente pretestuose.
Naturalmente, entrambi hanno citato il record di 10 vittorie e 17 sconfitte dopo 27 partite, che colloca la squadra all’ultimo posto nella American League East. Ma quando è stato chiesto loro di specificare cosa Cora non fosse riuscito a fare, o quali cambiamenti avrebbero introdotto il manager ad interim Chad Tracy, Kennedy e Breslow si sono rifiutati categoricamente di entrare nei dettagli. Su quanto riguarda ciò che Cora ha fatto troppo, o al contrario, troppo poco, nessun commento.
Forse l’unico dettaglio emerso, sul quale entrambi concordavano, era che il rimpasto era una iniziativa di Breslow, il quale ha ammesso di aver proposto i licenziamenti a Kennedy e alla proprietà. Ma la trasparenza si è fermata lì. Nessun dettaglio anche per quanto riguarda lo staff tecnico. Perché alcuni sono stati risparmiati e altri licenziati? Perché, ad esempio, Andrew Bailey, responsabile di un reparto lanciatori al di sotto delle aspettative, è stato confermato?
L’unica risposta data da Breslow è stata “We decided kind of broader changes and new voices and new direction was appropriate here”, che credo rappresenti bene lo smisurato complesso di superiorità che sconvolge quest’uomo.
Kennedy, nel suo ruolo di presidente e CEO della squadra, nonché rappresentante della proprietà, ha vissuto in prima persona molte di queste situazioni. Era presente quando ci fu l’ingaggio di Dave Dombrowski e la conseguente giubilazione di Ben Cherington. Era presente quando Cora avvicendò John Farrell. Era lì anche all’inizio della breve era Bloom e si è trovato a rispondere alle domande dopo aver scelto Breslow come sostituto.
In altre parole, questo genere di rivelazioni o licenziamenti orchestrati sono ormai roba vecchia per lui. Li ha visti tutti. Dovrebbe averci fatto il callo. E sembra impossibile che la proprietà non sia consapevole del forte danno di immagine che riceve, quando quella testa di rapa compare davanti alla stampa.
Probabilmente, non essendo dotato di un QI normale, legge le stesse litanie ripetitive su quanto sia stato grande il tizio che è stato cacciato e quanto sia azzeccato il tizio che sta arrivando. Urta particolarmente quando conclude che le decisioni vengono sempre prese al servizio dei tifosi e delle loro aspettative. Eh già! Non ha idea di quale sia la malattia, non è in grado di indicare una cura, ma non c’è da dubitare che si occuperà di noi. Questo mostra solamente un’organizzazione disfunzionale, percorsa da intrighi e complotti, incapace di dare risposte ai problemi basilari di una franchigia di baseball.
L’unica cosa che fanno pubblicamente è tentare di fare dezinformatsiya come nell’URSS degli anni 60, ma fallendo completamente l’obiettivo. Personalmente credo che il breve messaggio di Cora dia l’unico appiglio su cui lavorare in questo mare di mistificazioni. A nessuno piace essere licenziato, ma se Cora fosse sottoposto alla macchina della verità, ci sono ottime probabilità che ammetterebbe di essersi sentito sollevato nel diventare il capro espiatorio. Per lui, probabilmente, c’è un certo conforto nel sapere che la rosa mal assortita di Boston non è più un suo problema. Verrà pagato mentre qualcun altro dovrà fare miracoli partendo da una situazione disastrosa.
Il lavoro da cui Cora è stato licenziato è diverso da quello per cui era stato assunto. Nel 2018, i Red Sox davano ancora la priorità alla vittoria dei campionati e alla competitività sportiva.
La storia del baseball è piena di squadre stellari che non sono riuscite a raggiungere i risultati sperati. Ma Cora si è dimostrato un ottimo stratega durante la stagione regolare e aggressivo nei playoff. La sua gestione del reparto lanciatori nei playoff del 2018, con la fragilità mentale di David Price, il crollo di Craig Kimbrel e l’infortunio di Chris Sale, rimane una vera e propria lezione di strategia.
Ma i Red Sox non sono più la stessa franchigia e la proprietà si è convinta che una squadra possa essere competitiva ogni anno senza investire costantemente in giocatori di punta.
Ecco perché una serie di dirigenti di alto livello della MLB hanno rifiutato persino di essere presi in considerazione per guidare le operazioni di baseball a Boston dopo il licenziamento di Bloom. Craig Breslow non era la loro prima scelta, ma semplicemente il primo disposto ad accettare un incarico impossibile da portare a termine.
Cora aveva interesse a rimanere a Boston ed era chiaramente interessato a guidare il front office. Probabilmente intendeva cucinare Breslow nella stessa pentola usata per il suo predecessore. Il robot però è stato più abile di lui nel rovesciare il tavolo e coalizzare sia la dirigenza che la proprietà contro il rivale. Assurdamente Cora paga non tanto per i suoi errori (e ne ha fatti), ma per non essere riuscito a rimediare agli errori commessi da Bloom, Breslow e Henry.
I Red Sox sono stati appena sufficienti per raggiungere i playoff l’anno scorso e non hanno migliorato la loro rosa. Sostituire Lucas Giolito con Sonny Gray è stato, nella migliore delle ipotesi, un pareggio. Non hanno mai rimpiazzato Rafael Devers o Alex Bregman.
Un manager migliore avrebbe capito come utilizzare al meglio una rosa con troppi esterni/battitori designati? Un manager migliore avrebbe reso Caleb Durbin efficace?
Non è stato Cora a cedere Mookie Betts, Rafael Devers e Chris Sale praticamente per niente. I Red Sox continuano a soccombere negli scambi di alto profilo. Garret Crochet è stato un ottimo acquisto, ma i Red Sox hanno dato via molto per averlo e non lo hanno affiancato a giocatori di livello sufficiente.
È stata una piccola sorpresa che Varitek non sia stato nominato manager ad interim. Se i Red Sox avessero licenziato Cora e assunto Varitek, buona parte dei tifosi ne sarebbe stata entusiasta. Nessuno di loro ha idea se sia un buon manager o meno, ma il solo menzionare l’ex ricevitore, riporta alla mente alcuni dei ricordi sportivi più felici della regione. Ma anche lui si è chiamato fuori, dopo essere stato riassegnato a “nuovo ruolo all’interno dell’organizzazione”. Forse ha dato del rigido a Breslow.
Alla fine però questo ci può dare la speranza che dal male provenga del bene, che abbiamo toccato il fondo e possiamo cominciare.
Cora non rimarrà disoccupato a lungo, se non lo desidera. Non è difficile immaginarlo alla guida di una delle due squadre di New York, o magari di nuovo con Dave Dombrowski a Philadelphia, dove i proprietari probabilmente gli metteranno a disposizione una squadra pronta a vincere.
La sua ostinazione nel voler rimanere a Boston per diventare CBO dei Red Sox era diventato un fattore bloccante a ogni proficua evoluzione.
Presto sarà chiaro che nessun manager riuscirà a risollevare le sorti dei Red Sox, finché la proprietà non capirà di non essere la più intelligente di tutti gli altri e non si impegnerà a comportarsi di nuovo come una squadra di un grande mercato.


È già capitato in passato di dover mollare la speranzella della postseason, specie prima della wild card. Tosto fu l’anno del circo Valentine; ma insomma era sempre un piacere vedere alcuni dei nostri Sox, basti pensare a Big Papy oppure Jon Lester. Io non riesco a pensare che magari riusciamo a lanciare un po’ meglio, magari quando tornano crochet e gray… che in battuta regoliamo meglio il giro con Anthony, Mayer, Story … o chi altro. È appena passato aprile, ma quest’anno per me non saremo contenders. Non scrivo tuttavia per ammorbare con il mio pessimismo e spero che abbia ragione chi crede che rimonteremo. Per me ci sono comunque ottimi motivi per vedere come va la stagione: intanto i giovani lanciatori Early e Tolle (male, male aver dato via Harrison), che mi garbano parecchio. Tenere monitorato Sanchez. Vedere anche se e come torna Houck (oltre a Crochet ed anche auspicabilmente Crawford); in attacco: se torna Campbell, come vanno Anthony e Mayer. Poi sarà interessante veder che fa il nostro Breslow, cosa facciamo nella finestra di mercato, quanto la proprietà possa nascondersi ancora: insisteremo sul run prevention team? integreremo con qualche mazza pesante? Temi interessanti ce ne sono comunque… tanti
rilancio:”Gli imbattibili Boston green sox”
3 inning buoni per Early, male il quarto: 77-50: 6H – 5R – 5ER – 3BB – 3K – 1HR
15 LOB….
oggi Suarez a orari umani
Bene Suarez 70-46: 3H – 0R – 1BB – 3K – 0HR ma scende dopo 4 inning
va beh sicuramente la squadra sta risentendo di tutto quanto successo nel front office culminato con il taglio di Cora…perchè è pur vero che non siamo una squadra stellare, ma non siamo nemmeno quella pattumiera che stiamo guardando ora…
e gira sempre tutto male.. Valide che non escono per qualche cm diciamo che non è proprio un momento fortunato
Siamo arrivando sul fondo, tra un po’ iniziamo a scavare.
Mauro, sei stato tu a noleggiare l’aereo che girava sopra Fenway?