Problemi in battuta

Contro ogni previsione, venerdì notte, al Busch Stadium di St. Louis, i Red Sox sono stati massacrati dal barbuto Dustin May raffigurato nella foto. Invero, alla vigilia, i confronto non si presentava come un’impresa impossibile, visto che il nostro ex lanciatore aveva registrato una media PGL di 15.95, dopo aver concesso 13 punti e 17 valide in 7⅓ inning nelle sue prime due partite della stagione. Ci volevano i Red Sox, con il loro attacco asfittico, per giustificare il suo stipendio da lanciatore professionista, consentendogli di uscire indenne dalla partita con sei solidi inning. 

Cora evidentemente non si aspettava questo esito. Quando ore prima dell’inizio della partita è stato annunciato il lineup ufficiale, il battitore più temuto delle calzette rosse non c’era. A causa della volontà di Boston di far ruotare i cinque esterni disponibili per quattro posizioni diverse in campo esterno, Roman Anthony è rimasto in panchina venerdì e non è mai entrato in partita. In sua assenza la squadra, che schierava cinque battitori con un OPS inferiore a .600, ci ha regalato la peggior prestazione offensive  dell’anno: solo cinque valide (di cui quattro singoli), senza nessuna base su ball.  Tanti, troppi turni in battuta rapidi, svogliati e così poco competitivi che i quattro lanciatori schierati dai Cardinals hanno avuto bisogno di solo 114 lanci per ottenere i 27 out necessari a vincere la partita. Insomma uno strazio totale che non merita di essere ulteriormente commentato.

D’altra parte la crisi in battuta non è una novità. Il doppio di Rafaela all’inizio dell’ottavo inning è stato l’unico extra-base hit di Boston nella serata e solo il secondo nelle ultime tre partite. I Red Sox hanno messo a segno un solo fuoricampo (quello di Contreras al nono inning di lunedì ) nelle ultime sei partite. I ranking di Boston dopo 13 partite mostrano quanto siamo scarsi quest’anno:

  • 27° per punti segnati (46),
  • 26° per fuoricampo (9) 
  • 25° per valide (94),
  • 12° per strikeout (121) 
  • 24° per BB (44). 

Sono numeri terrificanti e purtroppo sembra che il manager e il suo team non dispongano di contromisure adeguate a sovvertire lo stato attuale e risalire la china. Il mercato invernale si è rivolto quasi esclusivamente ai lanciatori, trascurando completamente le mazze. Tutte i forti battitori disponibili sul mercato free agent hanno girato a largo, gli scambi (Kaitel Marte) sono stati rifiutati, i giocatori da rinnovare (Bregman) sono stati lasciati andare altrove e gli slugger sotto contratto (Devers) sono stati sciaguratamente scambiati. 

Con Dustin May sul monte avversario è inevitabile spargere sale sulla ferita provocata dalla cessione di Devers, e vedere a distanza di quasi un anno le conseguenza provocate.

Nell’ambito dello scambio che ha portato Devers a Frisco, sono arrivati i lanciatori Kyle Harrison e Jordan Hicks, l’esterno James Tibbs III e il lanciatore Jose Bello, l’unico ancora rimasto nella franchigia  che gioca in classe A.

Tibbs ha giocato solo 30 partite a Portland prima di essere ceduto ai Dodgers in cambio di cinque partenze di Dustin May nel finale della scorsa stagione, che invece di aiutare hanno seriamente sabotato lo sforzo di guadagnare i playoff. In questo inizio di stagione Tibbs ha messo a segno sette fuoricampo in dodici partite in Triple-A, che gli valgono un OPS di 1.376 e un wRC+ di 252.

Harrison non ha brillato a Boston  ma almeno nella offseason è stato utilizzato come contropartita per prendere Durbin da Milwaukee.

Jordan Hicks invece probabilmente rappresenta la peggior operazione targata Breslow fino ad ora. Con una ERA di 8.20 in 21 partite, potrebbe essere stato il peggior lanciatore di rilievo dei Red Sox di questo secolo. Alla fine quest’inverno è stato rifilato ai White Sox, i quali però hanno preteso il giovane talento David Sandlin solo per accollarsi il discutibile privilegio di pagare il suo contratto. Ma non del tutto. I Red Sox infatti continueranno a pagare a Hicks 4 milioni di dollari sia quest’anno che il prossimo. 

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Bollettino Primaverile

Una spigolatura di notizie sulle calzette rosse per scaldare i motori in vista dell’avvio della stagione regolare:

  • Sembra che Cora abbia finalmente deciso come assegnare i ruoli fra i due interni ancora in predicato: Marcelo Mayer e Caleb Durbin. I Red Sox rimandato la decisione perchè ancora c’erano opzioni disponibili sul fronte degli scambi. Le cose sono cambiate la scorsa settimana, quando la possibilità di prendere Isaac Paredes dagli Astros è definitivamente tramontata a causa di una frattura al dito del forte interbase, consolidando il roster dell’opening day. Cora ha ripetutamente fatto pressione su Mayer affinché non si sentisse sicuro del posto da titolare, una tattica che sta ha dato i suoi frutti perché il ragazzo, che l’anno scorso ha giocato solo 44 partite, lasciando molto a desiderare in attacco, si è molto impegnato durante l’inverno per mantenersi in forma in questa stagione. All’inizio della offseason Mayer sembrava destinato in terza base, dopo aver confrontato le prestazioni difensive rispetto alla seconda base. Ma questo è stato prima dello scambio di Durbin all’inizio di questa primavera. Durbin ha dimostrato nel corso di un’intera stagione di poter essere un difensore di livello in terza base, registrando due out sopra la media l’anno scorso e sembra quindi deciso che inizierà l’anno lì con Mayer in seconda base. Per vedere di cosa sia capace Durbin, guardate questo video dal minuto 0.53 https://www.youtube.com/watch?v=a5Tez9VI4Qg.
  • Rimanendo all’interno del diamante, Andruw Monasterio potrebbe essere il nuovo caso di un giocatore relativamente sconosciuto che, arrivato a Boston insieme a Durbin, che riesce a guadagnarsi un posto nel roster dell’Opening Day con le prestazioni durante gli allenamenti primaverili. In attacco, Monasterio è stato migliore di quanto chiunque potesse immaginare. Nelle sue prime otto partite, ha una media di .389/.522/.611 con un fuoricampo e due basi rubate. È stato incredibilmente affidabile al piatto quando era in partita e avendo ben gestito i lanciatori mancini potrebbe approfittare del fatto che, purtroppo, Romy Gonzalez sta ancora soffrendo per un alla spalla che potrebbe richiedere un intervento chirurgico. Monasterio si sta facendo valere anche in difesa. Ha fatto diverse apparizioni in prima, interbase e terza base. Si ritiene che sarà il compagno di plotone di Marcelo Mayer in seconda base in questa stagione, ma è probabilmente il suo lavoro in prima base, di rincalzo a Willson Contreras è ciò che rende molto più probabile il suo ingresso nel roster. Anche in questo caso approfitterebbe dell’assenza di Triston Casas. Alla fine Monasterio potrebbe essere ricordato come il miglior acquisto inaspettato che Breslow abbia mai fatto durante il suo mandato a Boston.
  • Lo stato di Campbell rimane un argomento molto dibattuto dopo il buon esordio dello scorso anno finito in un disastro. Campbell ha lavorato molto in questa offseason per ricostruire il suo swing e ma il lavoro è ancora in corso. In difesa, il piano a lungo termine è che diventi un difensore versatile, in grado di muoversi tra l’esterno e l’interno. Ma per il momento questa variabile è trascurabile: occorre farlo concentrare sulla battuta affinchè torni a livelli accettabili per le major. Per questo motivo quasi certamente inizierà l’anno in Tripla A, dove potrà avere turni in battuta costanti e minutaggio per continuare lo sviluppo. Prima o dopo possono sempre capitare circostanze che aprono la porta al richiamo di Campbell, a patto che si faccia trovare pronto. 
  • Tolle ha dato un’ottima prestazione contro i New York Yankees la scorsa settimana, durante la quale ha eliminato sette battitori su 10, di cui cinque di fila, e ha raggiunto le 100,4 miglia orarie con la sua fastball a quattro cuciture, che rimane il suo lancio più importante. La cosa molto interessante però risiede nell’avanzamento dello sviluppo dei suoi lanci secondari. Contro gli Yankees, quattro dei suoi sette strikeout sono arrivati ​​con la palla curva e un altro con cutter. A qualcuno quindi, sentendo Breslow parlare della necessità di rafforzare il bullpen, è venuto in mente che Tolle poteva rendersi utile anche in quel modo. Tuttavia questo non succederà. Partente e rilievo sono ruoli tecnicamente diversi, anche se entrambi sono coperti da un lanciatore. Richiedono allenamenti diversi e lo sviluppo di diverse attitudini. Davanti alla necessità queste ragioni tecniche potrebbero passare in secondo piano se non che esistono ben più salde ragioni finanziarie: e indispensabile che Tolle (così come Early) trascorrano una cinquantina di giorni in Tripla A, per prolungare di un altro anno il controllo della squadra.  E quindi dimentichiamoci di Tolle, almeno in avvio di stagione.
  • Martedi scorso Sonny Gray ha lanciato la sua seconda partita durante gli Spring Training e non è stato entusiasmante: ha concesso un fuoricampo da due punti, con una base su ball e quattro strikeout, in quattro inning di gioco. Ha lanciato 36 strikeout su 59 lanci, inducendo quattro swing-and-miss. Gray tuttavia ha definito la sconfitta di martedì un miglioramento rispetto alla sua prima partita, in cui ha concesso due punti su tre valide in 1.3 inning. Gray preferisce lavorare sui backfield invece che in partita nella prima metà del ritiro principalmente dal suo perchè il suo repertorio prevede tanti lanci diversi ed è laborioso trovare il ritmo e i punti di rilascio all’inizio della stagione, richiede tempo e ha bisogno di un’impostazione più intenzionale. Contro i Tigers Gray ha impiegato otto lanci diversi, principalmente four-seamer, curva e sweeper, ma ha anche inserito nel mix changeup, sinker, slider, cutter e slow curve.  Questo modo di allenarsi è tipico di Gray. Anche la scorsa primavera non ha particolarmente impressionato, sebbene abbia registrato una media PGL di 4.28 in 32 partenze nella stagione regolare con 201 strikeout in 180.2 inning.
  • A meno di tre settimane dall’Opening Day, sei rilievi, Aroldis Chapman, Garrett Whitlock, Greg Weissert, Justin Slaten, Zack Kelly e Jovani Morán sembra abbiano un posto nel bullpen. Questo significa che ci sono ancora due posti vacanti e Cora ha nominato cinque lanciatori che lo hanno incuriosito durante il ritiro, che potrebbero candidarsi. Si tratta dei destrimani Tayron Guerrero, Noah Song, Kyle Keller e Seth Martinez, nonchè del mancino Tyler Samaniego.
    • Guerrero è un ragazzone che lancia una four-seamer a 160 km/h con uno slider e uno splitter, ma deve ancora sviluppare il controllo e potrebbe trovare un periodo con il club più avanti nella stagione
    • Cora ritiene opportuno avere un rilievo lungo nel bullpen e ha individuato Keller e Martinez come potenziali candidati. Keller ha lanciato in Giappone nelle ultime quattro stagioni e l’anno scorso ha registrato una media PGL di 3.11 con 49 strikeout in 46 1/3 inning. Martinez ha lanciato 117 partite come rilievo nelle ultime cinque stagioni per Houston e Miami, e attualmente sembra in vantaggio.
    • Samaniego non ha mai lanciato oltre la Doppia A, ma è avvantggiato di essere  l’unico mancino, oltre a Morán, su cui i Red Sox potrebbero puntare in questa stagione. 
    • Da notare che Cora non ha menzionato Ryan Watson che ha avuto diverse difficoltà questa primavera. Watson, che è stato scelto al draft Rule 5, deve essere inserito nel roster attivo oppure tornare agli Athletics.
    • Prima di questi ragazzi però ci dovrebbero essere, Patrick Sandoval e Kutter Crawford. Crawford è indietro nella preparazione e potrebbe non uscire dalla lista degli infortunati, mentre Sandoval non ha ancora lanciato in una partita, il che rende il suo rientro sempre meno probabile. Se nessuno dei due è pronto per l’Opening Day, uno dei giocatori menzionati da Cora potrebbe essere in lizza il 26 marzo.
  • Intanto si sta giocando il World Baseball Classic dove l’Italia ha strapazzato gli USA per 8 inning e Greg Weissert ha chiuso la partita mettendo K Gunnar Henderson and Aaron Judge to seal a memorable upset Tuesday night. In ambito Red Sox Duran e Yoshida sono entrambi ottimi candidati per il titolo di MVP del torneo, con Duran in testa alla classifica dei fuoricampo (3), mentre Yoshida è secondo sia nei fuoricampo (2)  sia nelle valide (6).  Questa è un’ottima notizia per i Red Sox, sia nel caso in cui Yoshida resti, per sfruttare le sue doti di battitore di contatto, sia nel caso che possa trovare altrove un buon proseguimento per la sua carriera.
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Yankee Elimination Day – 2025

Ora ci sono tanti cuori spezzati nel Bronx, ma è una conseguenza che posso sopportare

Gaudemus igitur, Nation! I buoni hanno vinto e questo significa che anche i pigiamini guarderanno i playoff dal divano di casa. 

Queste sono le date Fauste del XXI secolo. Evidenziate in rosso quelle in cui siamo stati noi ad annunciare la buona novella:

  • YED 2001 – 4 novembre
  • YED 2002 – 5 ottobre
  • YED 2003 – 25 ottobre
  • YED 2004 – 20 ottobre
  • YED 2005 – 10 ottobre
  • YED 2006 – 7 ottobre
  • YED 2007 – 8 ottobre
  • YED 2008 – 23 settembre
  • YED 2010 – 22 ottobre
  • YED 2011 – 6 ottobre
  • YED 2012 – 18 ottobre
  • YED 2013 – 25 settembre
  • YED 2014 – 24 settembre
  • YED 2015 – 6 ottobre
  • YED 2016 – 29 settembre
  • YED 2017 – 21 ottobre
  • YED 2018 – 9 ottobre
  • YED 2019 – 19 ottobre
  • YED 2020 – 9 ottobre
  • YED 2021 – 5 ottobre
  • YED 2022 – 23 ottobre
  • YED 2023 – 24 settembre
  • YED 2024 – 29 ottobre
  • YED 2025 – 8 OTTOBRE
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Inconcludenza e vacuità

Nel 2023, alla conferenza stampa di insediamento di Craig Breslow, Tom Werner aveva promesso una offseason “a tutto gas” e una squadra diversa nel 2024. Dopo l’immane figuraccia rimediata hanno imparato la lezione. Lunedì, per il secondo anno consecutivo, il CBO Craig Breslow, il manager Alex Cora e il CEO Sam Kennedy, si sono presentati davanti ai giornalisti, per la rituale conferenza stampa di fine stagione. 

Esattamente come lo scorso anno, l’evento è stato del tutto privo di contenuti informativi, ma quest’anno sono state raggiunte nuove vette di inconcludenza e vacuità da parte del giovane manager che guida la nostra squadra del cuore. Spesso le risposte sembravano implicare il superamento e l’annullamento dell’identità individuale e del pensiero razionale, per raggiungere un nuovo stato d’essere, come quando ha affermato che per garantire che i Red Sox rimangano competitivi sarà necessario un approccio olistico. In pratica significa che si occuperà un po’ di tutto. 

Sul come non sono stati forniti particolari, né sui contratti con opt out, come quello di Bregman e Story, né sulle linee principali del prossimo mercato, né sullo svilippo dei giovani. Insomma fuffa su tutti i fronti. Quello che faranno i Red Sox per rafforzare la squadra per il 2026 lo scopriremo vivendo.

Niente anche per quanto riguarda una valutazione e un bilancio della stagione trascorsa, caratterizzata da molti eventi importanti, la cacciata del reprobo Devers, infortuni catastrofici di giocatori chiave, estensioni contrattuali e una trade deadline di fine luglio decisamente pessima.

Su questo specifico punto gli esperti di baseball spesso mettono in guardia dal giudicare immediatamente una trade deadline di una squadra, ma, sostengono, dovrebbero essere solo dopo la fine della stagione. Per i Red Sox, quel momento è arrivato. Esattamente nove settimane dopo un deludente 31 luglio, conclusosi con l’arrivo di Dustin May e Steven Matz , i Sox si sono ritrovati a fare le valigie per tornare a casa dopo un’eliminazione dai playoff subita, dopo oltre 20 anni, proprio dai MFY. 

Davanti a tutto questo Breslow ha risposto con una lunga sbrodolata sul fatto di aver imparato tanto dalle decisioni prese e dall’interazione con gli altri esseri umani, concludendo dicendo “So I think the short answer there is, I’ve learned a ton”. In altre parole, sbagliando s’impara. Dubito che abbia conferito con la proprietà con lo stesso armamentario di supercazzole.

Vista l’impossibilità di capirci qualcosa è toccato a Cora, decisamente quello dell’organizzazione maggiormente dotato di capacità comunicative, a mettere le cose in prospettiva: “Throughout the year we were shooting for (the postseason), and we got it. Disappointed because of the results, right? It’s not cool watching games (on Sunday). That’s not what I wanted. But as for the overall season, for me, I had a blast. We really enjoyed it”.

Che dire? Caro Cora, mi fa tanto piacere che vi siete divertiti, ma che ne dite di vincere un campionato ogni tanto, così posso divertirmi anche io? Se vi sembro un po’ duro è perchè mi sono stufato di alcune insopportabili idiosincrasie della squadra. 

Molti sostenitori di Cora sostengono che non è lui il responsabile dell’insegnamento dei fondamentali ai giocatori di Major League. Avrebbero dovuto impararli nelle Minor League. Forse è così, ma cosa dovrebbe fare un manager quando vede giocatori eseguire fondamentali scadenti? Parlarne in conferenza stampa? Fare finta di niente? Oppure prendere provvedimenti? Cora ha a sua disposizioni 11 coach che non non sono certo autonomi, ma agiscono sotto la sua supervisione. Dovremmo vedere dei miglioramenti nel tempo. I Red Sox sono arrivati primi nella Major League per numero errori nel 2025. Sono stati pessimi anche nel 2024 e nel 2023 ma quest’anno sono ancora peggiorati. Sapete chi ha commesso meno errori nel baseball nel 2025? I Texas Rangers. Sono stati anche quarti nel 2024 e secondi nel 2023. Il loro manager in tutte queste stagioni è stato Bruce Bochy. Pensate che c’entri qualcosa? Certo che sì.

I Red Sox hanno subito strikeout con corridori in posizione punto più di qualsiasi altra squadra. Non c’era un approccio RISP se non quello di battere la palla più lontana possibile. Praticamente mai un bunt, un batti e corri, una battuta in campo opposto, una palla a terra che costringa la difesa a fare una giocata difficile. In altri termini mai un approccio situazionale in battuta. Cinque giocatori hanno subito più di 100 strikeout. L’approccio sembrava fosse o fuoricampo o niente, ma così si va poco lontano. Se c’è stato un tentativo da parte di Cora di correggere la situazione, magari richiamando Peter Fatse, non lo si è visto.

Vogliamo parlare della corsa sulle basi? L’allenatore di terza base Kyle Hudson ha avuto un anno terribile, autore di terribili incertezza culminate nella seconda partita dei playoff, di cui abbiamo discusso a lungo.

Alex Cora ha avuto un grande problema nel suo spogliatoio: Rafael Devers. Aveva un buon rapporto con Devers e avrebbe potuto stroncare la questione sul nascere, con la durezza necessaria a imporre la disciplina. Ma lui voleva essere amico di Raffy e ha esitato a prenderlo di petto. Questo ha portato all’intervento della dirigenza e del proprietario, e da lì è andato tutto a rotoli. Anche in quel caso avrebbe dovuto dire loro che Devers è il mio battitore designato e non gli chiederò di giocare come prima base, perchè è una richiesta senza senso. Anche in questo caso ha prevalso l’ignavia. E alla fine abbiamo perso un ottimo slugger che ci avrebbe fatto comodissimo nella sfida con quelli là, una sfida che peraltro Devers sentiva tantissimo ed è stato spesso determinante.

Cora ha avuto il merito di aver vinto 89 partite con un roster ridotto, mescolando e abbinando giocatori sempre diversi nelle sue formazioni e mandando in campo una una rotazione che si è rivelata per lo più vincente. Questo gli va riconosciuto, tuttavia non si possono trascura anche gli altri fattori al contorno che alla fine risultano essenziali in una stagione vincente. Specialmente quando arrivi a giocare a ottobre e la qualità del gioco aumenta, qualsiasi carenza può dare agli avversari un vantaggio difficilmente colmabile. Quando la squadra del 2026 tornerà in campo non sarà accettabile che questi stessi problemi continuino a persistere senza che il manager prenda le necessarie contromisure.

PS: Alla conferenza stampa, come detto, partecipava anche il CEO Sam Kennedy, per motivi che non sono stati resi noti. Non si sa se abbia parlato e, nel caso, cosa abbia detto. Le cronache dell’evento infatti, forse per un problema tecnico, non riportano nulla riguardo le sue eventuali dichiarazioni 

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Romance in Durango

Per alcuni impegni familiari improcrastinabili ho potuto vedere gara 3 con i pigiami in differita, con un ritardo molto grande rispetto all’evento. Non mi faceva voglia di commentare nell’immediato.. Cora costretto a atteggiamento completamente opposto rispetto a gara 2, mantenendo il partente Early sul monte nel un quarto inning, durante il quale la situazione via via si deteriora, fino a diventare irrecuperabile, grazie anche a un catastrofico errore di Lowe. D’altra parte una squadra che si presenta a una partita decisiva senza un attacco non può avanzare nessuna recriminazione. Anche i MfY schieravano un rookie, che le nostre mazze non hanno minimamente impensierito, tanto che ha potuto lanciare indisturbato per ben otto interminabili inning.

La perdita per infortunio di Lucas Giolito è stata solo l’ultima disavventura da gestire durante questa annata. Prima di lui altri giocatori chiave hanno avuto stop prolungati in momenti cruciali del 2025. Triston Casas, Liam Hendriks, Kutter Crawford, Tanner Houck hanno dato un contributo minimo o nullo. Roman Anthony e Marcelo Mayer sono stati convocati con colpevole ritardo e, dopo aver contribuito a raggiungere la post season, si sono dovuti fermare così come, Hunter Dobbins, Richard Fitts sono caduti prima del traguardo, oppure altri, come Bregman, sono tornati dall’infortunio avendo perso lo smalto mostrato all’inizio.

Altri giocatori sono stati un fallimento, senza bisogno di infortuni, come gli scarti dei Dodgers Buehler e May (irrecuperabili) e la caduta di Kristian Campbell dopo aprile (anche se il suo futuro resta ancora luminoso).

Oltre agli infortuni a depotenziare il nostro attacco ci ha pensato l’infinitamente estenuante calvario rappresentato dal dramma di Rafael Devers e dal successivo scambio (o più propriamente automutilazione), che hanno mostrato le gravi carenze di governance di un front office isterico e inadeguato.

A proposito di proverbi messicano, noi il fucile per competere ce l’avevamo, solo che l’abbiamo scambiato con una pizza e un mandolino (esattamente al contrario del protagonista di Romance in Durango di Bob Dylan). Aver affrontato i playoff con gravi carenza di potenza del lineup, per di più autoprovocate, senza ,non dico trovare, ma neppure cercare delle soluzioni alternative, rappresenterebbe ovunque un valido motivo di licenziamento.

Invece sebbene la offseason sia già iniziata per i Red Sox, prima di quanto avrebbero voluto,  non ci saranno sconvolgimenti drammatici nell’organizzazione e probabilmente nessuna recriminazione per la loro eliminazione al primo turno. Nel complesso tutti diranno che abbiamo i tasselli giusti al loro posto per il futuro e non possiamo farci una beneamata minchia di niente.

PS: nel frattempo ariconsoliamoci co’ l’aglietto. I MFY sono stati travolti dai canadesi e i Jays hanno così ottenuto una vittoria nei playoff che mancava da nove anni, portandosi in vantaggio per 1-0 nella serie.

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RED SOX WIN!

La faccia abbacchiata di Spike Lee dà il tono della magnifica serata (si fa per dire sono le 3:17!) Chapman ci fa vedere le streghe incassando 3 singoli consecutivi, poi si resetta e fa i tre out che danno la vittoria in gara 1. Una grande gioia, ma la partita è già archiviata perchè la mente già pensa alla gara di domani.

GO SOX!

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Siamo in riserva

Quando Garrett Crochet è salito sul mound per il riscaldamento in vista dell’inizio Sunday Night Baseball, con le prospettive di raggiungere i playoff gravemente  compromesse dalle due sconfitte consecutive contro i MFY, l’ansia era palpabile sugli spalti del Fenway Park.

Non ero lì ovviamente,  ma è quello che mi è sembrato di percepire dalle immagini televisive. Se Crochet avesse vacillato, se l’impero del male ci avesse rifilato una sweep, sarebbero stati grossi guai. Fortunatamente, come ha fatto spesso in questa stagione, il ventiseienne di Ocean Springs, MS, si è dimostrato all’altezza della situazione, lasciando a secco i battitori di New York nel primo inning e contemporaneamente allentando la pressione su un attacco dei Red Sox che era sempre andato in difficoltà nelle prime fasi della partita.

Il risultato? Un sospiro di sollievo. Non appena Crochet ebbe falciato gli Yankees con un rapido primo inning che includeva due strikeout, seguiva un big inning di sei punti, che avrebbe segnato tutto l’incontro fino alla vittoria per 6-4. I primi cinque battitori di Boston (Jarren Duran, Alex Bregman, Trevor Story, Nathaniel Lowe e Romy Gonzalez) toccarono tutti in valido il malcapitato  Warren che sembrava incapace a fermare l’emorragia.

Dopo questa esplosione i ragazzi si sono calmati tornando ai ritmi delle partite precedenti, senza più impensierire la difesa avversaria. Brutto segno perché qualche altro punticino di assicurazione sarebbe servito per non guardare gli inning finali a chiappe strette.

Con un vantaggio di 6-0, Crochet non è stato perfetto, concedendo due fuoricampo, uno da due punti di Amed Rosario e un fuoricampo solitario di Judge. I fuoricampo sono stati un problema ultimamente. Crochet ha concesso 12 fuoricampo nelle sue ultime 12 partenze, rispetto ai 10 nelle prime 18. Ma ha ampiamente limitato i danni, concedendo tre punti in sei inning, in cui ha eliminato 12 giocatori e ha indotto 23 swing and miss, in entrambi i casi eguagliando i suoi massimi stagionali. Insieme a Chris Sale e Pedro Martinez è stato l’unico lanciatore nella storia del club ad avere totalizzato più di 230 strikeout e meno di 60 punti concessi in almeno un periodo di 30 uscite.

In particolare gli scontri di Crochet contro Judge hanno continuato a essere spettacolari, come lo sono stati per tutta la stagione. Crochet ha eliminato Judge nei primi due turni in battuta, prima che Judge impattasse una palla veloce oltre il muro del bullpen al quinto inning, portando il punteggio sul 6-3. Judge è ora 3 su 15 con 11 strikeout e due fuoricampo contro Crochet.

A due settimane alla fine della stagione regolare, la sfida di ieri sera potrebbe ripetersi ad affrontarsi a ottobre nel turno di Wild Card. Crochet avrà senza dubbio la palla nella prima partita da titolare, con la possibilità di consolidare ulteriormente la sua posizione con la squadra rivale. In quattro partenze in questa stagione contro New York, Crochet ha una media PGL di 3,29 con 39 strikeout in 27.1 inning.

Il bullpen ha chiuso la partita con l’impressionante ottavo inning di Garrett Whitlock, con tre strikeout dopo un singolo iniziale, e con la buona prestazione di Aroldis Chapman, che ha chiuso la partita. Chapman aveva concesso punti in ciascuna delle sue ultime due occasioni, dopo una serie di 50 battitori consecutivi senza subire valide. Domenica, gli sono bastati solo 11 lanci per concludere la partita, realizzando 10 strike e battendo a 101 mph sui suoi ultimi quattro lanci.

I Red Sox avranno lunedì libero prima di tre partite contro gli Athletics a partire da martedì. La vittoria di domenica ha portato a 82 le vittorie stagionali, il massimo dal 2021

I Red Sox ora sono a una partita e mezza dagli Yankees per il primo posto nella wild card dell’American League, anche se solo una partita avanti rispetto a Houston, terza in classifica. Dal 2022 non si gioca più la partita 163 e I Sox detengono il tie-break contro entrambi. Questo particolare però non sarà sufficiente se le mazze non ritroverranno un po’ di slancio. Meno male che l’esterno destro Wilyer Abreu, secondo nella squadra dietro Story per fuoricampo, dovrebbe tornare in campo questa settimana. Speriamo porti un po’ di potenza nel box.

In questi ultime partite i Sox hanno certamente un calendario impegnativo (TOR e DET vs A’s e TB) quasi come Houston (TOR e SEA vs LAA e A’s). Per i MFY invece tutta discesa dovendo affrontare CWS e Minnie più 7 partite con BAL.

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Roman’s Empire

La prima serie di questa settimana portava gli indisponenti raggeti al Fenway come interludio fra i due confronti con i MFY. Anni fa la proprietà dei Red Sox ha tentato di imitare il loro modello  di business, è stato un disastro e ne stiamo ancora scontando le conseguenze. Probabilmente non basta copiare le best practices, ma occorre anche qualche rito voodoo e gli alligatori che circondano lo stadio. Anche quest’anno che sono senza un home field e giocano in campagna, stanno ancora davanti in classifica. E’ dal 2008 che questa gente tutti gli anni rompe i cabasisi, bisognerà decidersi a spararli. 

L’evento che ha caratterizzato l’inizio della settimana è stato il tanto atteso esordio di Roman Anthony, frutto dell’abile strategia e della capacità di programmazione del nostro front office: l’arrivo di Mayer a fine maggio è dipeso dallo stop di Bregman, ecco che Roman Anthony ha fatto il suo debutto in Major lunedì, causa infortunio di Wilyer Abreu. Il dominicano infatti si è stirato l’obliquo (probabilmente su uno swing venerdì a New York) e ha lasciato spazio al prospetto numero 1 di tutta la MLB. Insomma le mosse di roster sono guidate esclusivamente dagli infortuni. Bene, un pensiero di meno per il povero Breslow oberato di lavoro!

Anthony, chiamato poche ore prima del primo lancio contro Tampa Bay, ha vissuto un esordio non proprio morbido: 0 su 4 ma con un RBI, una base su ball, un errore difensivo pesante… e pure una sostituzione negli extra, Welcome to The Show.

📅 Gara 1 – Lunedì 10 giugno: Tampa Bay 10, Boston 8 (11 inn.)

Una partita da pazzi. Fenway ha visto di tutto: l’esordio di Anthony, i Red Sox avanti, poi ripresi, poi sorpassati… e infine battuti in 11 inning. Boston ha lottato fino alla fine ma il bullpen non ha tenuto, e la squadra ha incassato una sconfitta amara.

📅 Gara 2 – Martedì 11 giugno: Boston 3, Tampa Bay 1

La serata del riscatto. Roman Anthony, con la famiglia sugli spalti, ha colpito al primo inning: doppio da due RBI in campo opposto per il 2-0 iniziale che ha scaldato il Fenway. Il resto lo ha fatto Lucas Giolito, finalmente solido: 6 inning, 1 run non guadagnato, 3 hit.

Trevor Story ha aggiunto il colpo del KO nel sesto: fuoricampo da 108 mph per il 3-1. In chiusura, Greg Weissert ha firmato il suo primo salvataggio dell’anno contro il cuore del lineup dei Rays. Difesa e pitching da manuale, con Anthony che ha anche firmato una presa in scivolata spettacolare.

📅 Gara 3 – Mercoledì 12 giugno: Boston 4, Tampa Bay 3

Una partita da ricordare per Marcelo Mayer, che ha infiammato Fenway con due fuoricampo a destra. Il primo da 418 piedi, il secondo da 410: numeri da slugger navigato, e invece parliamo di un 22enne appena arrivato. Il match era stato riaperto da Yandy Díaz con un homer da due punti nel quinto, ma il solito Abraham Toro ha risposto subito con una bordata centrale da 408 piedi, il suo quinto fuoricampo dal 3 maggio.

Walker Buehler, dopo la batosta subita nel Bronx, ha messo insieme una partenza da sette inning, con 7 K e solo 3 punti concessi. Narváez è stato perfetto dietro al piatto, stoppando due tentativi di rubata, e Weissert ha chiuso con una K da 94 mph su Matt Thaiss per salvare il risultato, all’ottavo, dando al nostro closer l’opportunità di vincere finalmente una gara per un punto.

Vincere questa serie è stato enormemente incoraggiante visto che Tampa in questo momento è proprio la squadra che detiene la terza WC a 3.0 GA. Non è detto che siano proprio loro la squadra da battere, visto che sia davanti che dietro in classifica c’è una tonnara ribollente di squadre che potrebbero ambire a cogliere lo stesso obiettivo, ma almeno siamo nel mucchio e possiamo ancora sperare. 

Prossima fermata: Fenway pieno per gli Yankees

Dopo la botta e risposta nel Bronx, si torna a Fenway per un’altra serie ad alta tensione con gli Yankees. Garrett Crochet salirà sul monte per primo mentre dall’altra parte lo Starter è ancora da annunciare.  Stay tuned.

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Per la serie: “Le grandi mosse di Alex Cora”

Non sapremo mai se Alex Cora ha combinato un casino nella gara finale con i Mets, un casino che ci ha impedito di ottenere la prima sweep stagionale, a meno che oggi pomeriggio non inventino una macchina del tempo che ci dia l’opportunità di rigiocare la partita. 

Cora entra in scena nella parte alta del sesto inning. La gara è sull’1-1 perché una palla battuta da Duran, che in estate sarebbe stata un grand slam, è stata presa al volo al filo con la recinzione del bullpen. L’attacco non era in serata: Bregman ha terminato con un golden sombrero (0/4) lasciando molti RISP lungo la strada. Anche Abreu e Rafaela Story hanno chiuso con 0 valide e 2 strikeout. Non è possibile che Narváez decida da solo tutte le partite!

Insomma la gara era in parità, ma poteva ancora essere vinta, se Cora non avesse attuato una strategia decisa a tavolino prima della partita. Nonostante abbiano avuto bisogno di 15 2/3 inning dal bullpen nelle ultime tre partite, mercoledì Cora aveva programmato una partenza abbreviata per l’asso Garrett Crochet.

Crochet guida la Major League per inning lanciati (68 1/3), è a pari merito con il maggior numero di partenze di sette o più inning in questa stagione e aveva lanciato per 100+ lanci nelle due partenze consecutive precedenti.

Quindi, quando il manager Alex Cora è salito sul monte di lancio con un out al sesto inning per togliere Crochet dal gioco con solo 85 lanci, ha fatto parte della gestione del carico di gioco, una strategia che forse poteva attendere un’altra decina di lanci e che potrebbe essere costata la partita alla squadra. Oltretutto Crochet era lanciatissimo e aveva messo K Soto per la terza volta e giustamente ha smoccolato quando si è reso conto di quello che stava succedendo (Cora non lo aveva avvisato delle sue intenzioni??). Ora i Red Sox sono scesi a 2-4 nelle ultime sei partenze di Crochet, dopo aver vinto quattro delle sue prime cinque partenze. 

Comunque ok, Crochet ci serve sano a Ottobre, quando le partite contano di più e diciamo che va bene così, ma perchè chiamare sul monte Liam Hendriks per concludere il sesto inning? E’ vero che ha ottenuto subito due eliminazioni rapide, ma poi si è trovato in grandi difficoltà nel settimo, un inning che non avrebbe proprio dovuto iniziare.

Prima della partita, Hendriks aveva espresso al Boston Globe la sua frustrazione per il modo in cui Cora lo avevano utilizzato. Hendriks in effetti è lanciatore con caratteristiche che i Red Sox possono trovare migliori altrove e risulta oscurato nel suo ruolo. Questo non significa che possa andare bene come rilievo multi inning, dopo essere stato sottoutilizzato. Oltretutto, essendo al sesto inning, era del tutto evidente che prima e poi doveva entrare Newcomb, per sei sette out.

Invece, dopo tre singoli consecutivi incassati da Hendriks, con Baty pronto a battere, Cora si è affidato a Bernardino, il pitcher che deve fermare i mancini. Dato che tutti i battitori destri di New York erano nella formazione iniziale della partita per affrontare Crochet, il pinch hitter non era un’opzione realistica.

Baty però affrontava un Bernardino un po’ stando e, sul conteggio di 2-2, riusciva a impattare un sinker, rimasto alto quanto la coscia,  sul green monster in campo opposto, che hanno fruttato  ai Mets due punti decisivi. Rabbia!

Per domani è prevista su Boston una tempesta di neve e questo darebbe a un bullpen esausto un giorno libero supplementare. Speriamo!.

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I numeri di Duran

Quando una delle squadre più in forma della Major League Baseball arriva in città con il suo asso sul monte, la serata rischia di trasformarsi in una lunga sofferenza per i tifosi che hanno gremito gli spalti del Fenway Park. D’altra parte i precedenti non erano certo lusinghieri: partite perse male, altre perse peggio, facevano presagire il peggio. E invece le nostre Calzette Rosse hanno ribaltato completamente il copione, firmando una delle prestazioni più solide della loro stagione: vittoria per 3-1 contro i New York Mets con una prestazione corale che fa ben sperare.

I riflettori erano puntati su Kodai Senga, il fenomenale lanciatore giapponese che si presentava con una media PGL di 1.02 — la migliore della National League. Nonostante Senga abbia comunque registrato una partenza di qualità, i tre punti guadagnati hanno segnato il massimo stagionale per il lanciatore destro, dotato di un lancio peculiare, detto “ghost fork”, che registrava una media battuta di .085 prima dell’inizio della partita. Boston, però, ha sfidato le statistiche e ha messo subito pressione al partente destro, segnando due punti già nel primo inning e un terzo nel secondo. A fine serata la ERA di Senga è salita a 1.43.

L’approccio aggressivo dei Red Sox ha fatto subito la differenza. Jarren Duran ha accolto Senga con un doppio sul primo lancio, seguito da una base su ball a Rafael Devers. Un groundout di Alex Bregman e un singolo di Trevor Story hanno portato il punteggio sul 2-0. Poco dopo, nel secondo inning, un fantastico triplo di Duran ha spinto Carlos Narváez a casa base per il 3-0.

Durante la gara c’è stata una fugace immagine di Wong che fissava Narváez durante un suo turno alla battuta. Aveva la bocca aperta e uno sguardo spento. Fissava uno che in 34 partite ha già piazzato 32 valide. Davide aveva chiesto, nell’ultimo post, se ora era lui il titolare. Sicuramente vive un’annata favolosa e finchè dura per Wong sarà impossibile riprendersi il posto.

Duran non ha solo contribuito in attacco, ma ha anche brillato in difesa con una giocata chiave quando ha effettuato una presa contro il Green Monster e un’assistenza che ha eliminato Pete Alonso mentre tentava di avanzare in seconda. E’ il suo momento caldo al piatto. Duran ha totalizzato 7 valide su 15 AB (.467), con due tripli, un doppio, un fuoricampo, cinque RBI, tre punti segnati, una base rubata, due basi su ball e due strikeout nelle ultime quattro partite in casa. Sembra cominci a ingranare, ma ne riparliamo.

Hunter Dobbins, al suo debutto contro una squadra del calibro dei Mets, ha gestito la pressione con maturità. Il rookie ha concesso un solo punto in 4.2 inning, ben supportato da una difesa solida e da un bullpen finalmente impeccabile. Dopo di lui, sono entrati in campo Justin Wilson, Greg Weissert, Justin Slaten e Aroldis Chapman, tutti protagonisti di un lavoro pulito e determinante. Tre doppi giochi hanno chiuso le porte a ogni tentativo di rimonta dei Mets in momenti critici della partita.

Wilson, che ha ottenuto la W, si è distinto per un pitching duel da 10 lanci contro Francisco Lindor, chiuso con uno strikeout fondamentale, che ha chiuso il quinto inning con uomini agli angoli.  Chapman ha siglato la sua settima salvezza, chiudendo la partita con un doppio gioco che ha messo d’accordo tutti.

Nel sesto inning, dopo un singolo e una base su ball, Wilson ha ottenuto un altro fondamentale doppio gioco prima che Vázquez passasse la palla a Greg Weissert, che ha chiuso l’inning su volata di Vientos.

Weissert ha ottenuto due out nel settimo, ma dopo una base su ball e un singolo ha lasciato il posto a Justin Slaten, chiamato nuovamente per affrontare Lindor. Slaten ha chiuso l’inning con un solo lancio, inducendo Lindor a una debole battuta a terra.

Nell’ottavo, Slaten ha eliminato i Mets rapidamente, lasciando il nono inning ad Aroldis Chapman. Il closer ha gestito un singolo e ha completato il terzo doppio gioco della serata per sigillare la vittoria e il suo settimo salvataggio stagionale.

Alla guida dei Red Sox, eccezionalmente, c’era Ramón Vázquez: il coach ha preso il posto di Alex Cora, assente per la laurea della figlia. E ha colto l’occasione per ottenere la sua prima vittoria da manager, celebrata dai giocatori con la classica doccia di birra nello spogliatoio. E questo porta acqua al mulino di Davide, che ha individuato in Cora uno dei problemi da risolvere per la squadra 🙂

Una cosa buona però Cora l’ha fatta. Ha mandato a battere Duran, ancora e ancora anche se i suoi numeri finora non sono stati esplosivi. Sono esattamente quelli del 2024. I dati lo confermano: il suo inizio 2025 somiglia in modo inquietante a quello della sua straordinaria stagione 2024, culminata con una convocazione all’All-Star Game e numeri da capogiro.

Nel 2024, Duran aveva chiuso con una media battuta di .285, .834 di OPS, 48 doppi, 14 tripli, 21 fuoricampo e 34 basi rubate in 160 partite, con un impressionante 8.7 di bWAR, quinto miglior valore dell’intera MLB. Fu il primo giocatore dal 1968 (dai tempi di Lou Brock) a guidare entrambe le leghe in doppi e triple. Insieme a Bobby Witt Jr., è entrato nella storia come uno dei soli due giocatori a registrare 10+ triple, 20+ HR, 30+ rubate e 40+ doppi in una stagione.

Guardando i numeri delle prime 47 partite del 2024, Duran non aveva ancora acceso i riflettori: .271/.341/.443, con 52 valide, 14 doppi, 6 triple, solo 2 fuoricampo e 10 basi rubate. Curiosamente, dopo 47 gare nel 2025, siamo quasi lì: .263/.312/.405, 54 valide, 10 doppi, 5 tripli, 3 HR e 12 basi rubate. Lo stesso numero di strikeout: 48.

Lo ha notato anche lui. “Se guardi i numeri, sono quasi identici a quelli dell’anno scorso,” ha detto Duran. “Eppure, mi sembrava di essere partito malissimo. Ma quando li metti a confronto, ti rendi conto che non è poi così male. È strano.”

Infatti, la vera svolta nel 2024 arrivò a giugno, quando Duran iniziò una striscia caldissima: da quel momento in poi batté .302 con .883 di OPS. Non c’è nessuna garanzia che la storia si ripeta, ma, senza saper né leggere né scrivere, anche io lo manderei in battuta ancora e ancora fino a che non inizia l’estate.

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