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Le vittorie della forza

E’ vero che come dite anche voi Houston messa nella American League sembra un pesciolino messo in una vasca con squali e piranas, non scordatevi però che non molto tempo fa, e per non molto tempo intendo sei mesi o poco più, eravamo noi i pesciolini che sguazzavano in un mare troppo pericoloso per i nostri poveri mezzi.

Tre vittorie franche senza troppi problemi con una produzione offensiva importante, con buoni numeri in difesa (Johnny Gomes in un paio di occasioni fa numeri da web-gems), col monte che fa il suo; parrà strano che scelga Doubront come mio personale MVP, mi piace uno che parte male, due punti + basi cariche con uno fuori, ma che resta lì col cervello, esce dalla buca con le sue forze e si riprende fino a condurre la partita in porto tirando i sei/sette innings che gli vengono richiesti, come già dissi in passato sono i lanciatori nr.3 e nr.4 che danno il “tono” della rotation.

Siamo in un momento di ritorni: cominciando da Lackey che salvo ripensamenti dell’ultima ora tornerà in formazione per la partita finale con Houston di stasera, Farrell si attende una presenza sul mound di cinque inning non di più, un po’ perchè non ci possiamo certo attendere che abbia una tenuta maggiore ed un po’ perchè non vogliamo comunque forzare sul suo braccio che non ci può dare quelle garanzie nel lungo termine che richiederemmo.

Se per rivedere in campo Lackey dobbiamo attendere solo poche ore, serviranno invece un paio di giorni per rivedere Joel Hanrahan che dovrebbe tornare in formazione per l’inizio della trasferta canadese a Toronto, la domanda che tutti pongono ed alla quale Farrell non ha ancora risposto è chi prenderà il ruolo scomodo di closer, se resterà Hanrahan come da progetto di inizio anno o se sarà confermata fiducia a Bailey. Una legge non scritta e quasi sempre rispettata nello sport americano è che un giocatore non perde il suo ruolo a causa degli infortuni, quando torna il giocatore infortunato merita di avere la chance di riguadagnare il suo posto. Stando a questa regola, che comunque ha avuto anche eccezioni importanti basti pensare per restare a Boston alla storia di Tom Brady, dovrebbe toccare ad Hanrahan, io invece ammetto che darei ancora qualche tempo all’irlandese per stabilizzarsi nella franchigia con un ruolo di back-up anche per toglierli un po’ di pressione, tra parentesi il calendario che abbiamo davanti nella settimana non è semplicissimo, mica sempre possiamo avere Houston, prima dicevamo ci sarà una trasferta contro i Blue Jays che cominciano a sentire “caldo” per una stagione che doveva essere accompagnata dalle fanfare e che invece fino ad ora ha come sottofondo la Messa da Requiem, scegliete voi se quella di Mozart o di Verdi, poi andremo dalle parti di Dallas dove i Rangers conducono la AL West nonostante aver perso pezzi importanti, insomma rimettere Hanrahan subito come closer mi parrebbe un po’ mandarlo allo sbaraglio, io ci andrei più cauto.

Chi invece non sembra averne molte di cautele ed è partito lanciato come una Freccia Rossa a 300 kmh è ovviamente Ortiz che in questa sua prima settimana da gioco mette insieme un average di .519 (!!!) 2 homerun e 9 RBI. Chi l’ha lasciato passare nelle fantasy leagues a quest’ora si sta triturando i genitali, poche storie … se in condizioni fisiche buone il nostro è ancora un produttore di punti come pochi altri nel gioco, con la protezione che gli sta offrendo Napoli nel line-up diventa ancora più un’arma illegale, si conferma una legge del baseball vecchia come il gioco stesso, uno slugger da solo può muovere poco, averne due invece può diventare un cocktail esplosivo, come mettere insieme nitro e glicerina.

Insomma fino ad ora tutto bene … restiamo al vertice di una AL East che sembra tornare a dettare legge, è prestissimo fare i conti adesso ma se cominciassero i playoffs oggi sarebbero dentro Boston, Baltimore e gli Yankees. E fanno ridere un po’ adesso quei pronostici che pronosticavano come il totale combinato di vittorie tra Yankees e Red Sox sarebbe stato il più basso di sempre. Ci saranno momenti difficili, non sempre il nostro cielo sarà azzurro, ma questi Sox non sembrano un fluke … proprio no.

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L’impossibilità di essere banali

I Red Sox non sono mai banali, nelle vittorie come nelle sconfitte, basti guardare alla serie con Oakland; si perdono partite 13-0 così come si vince in rimonta con valida decisiva di un uomo, sto parlando del triplo di Drew, che stazionava circa a metà della famigerata Mendoza line.

Bisogna poi che mi decida a spiegare per quelli semmai che non lo sanno cosa diavolo è questa Mendoza line che si sente dire spesso e che anch’io adopero frequentemente. Mario Mendoza era un interno che riuscì a mettere insieme 9 stagioni tra seconda metà anni ’70 e primi anni ’80, diciamo che non era proprio un battitore potentissimo e che aveva come riferimento un average di .200, il classico “joke” nel dug-out diventò poi un termine usato in ambito anche non sportivo, essere a cavallo della Mendoza line significa essere su un certo standard di mediocrità, per convenzione baseballistica la linea è il 200 di average, Drew viaggiava ad una media battuta simile al suo peso ed ha cacciato quel triplone con due out che ha rimesso in piedi una partita molto scabrosa.

Altra notiziona del giorno è che, per la vostra e la mia gioia, sembra che non vedremo più per un po’ Alfredone Aceves che è stato opzionato, come dicono negli USA, in direzione di Pawtucket e sembra che si stia anche cercando di venderlo; premesso che sarei curioso di conoscere quello che lo comprerà, non vorrei mai però che se lo prendesse Billy Beane trasformandolo come sa fare solo lui. Scherzi a parte Aceves tra l’anno scorso e questo primo pezzo di 2013 ha un ERA vicino a 6 e un WHIP di 1,46, unendo a queste cifre significative solo in negativo un carattere quanto meno bizzarro rimane difficile capire cosa ce lo teniamo ancora a fare, vero che siamo forse ora un po’ corti nel bullpen, tanto è vero che è stato richiamato Bard, però insistere con Aceves oltre a farti perdere le partite rischia anche di incendiarti il dug-out, evento questo che ben conosciamo nel nostro recente passato e che desideriamo non rivedere.

A proposito di bullpen, Breslow ha debuttato nelle minors e dovrebbe fare altre 3/4 partite prima di ritornare in prima squadra … oddio … non che la prima uscita sia stata proprio scintillante … 4 battitori affrontati, 3 valide ed una base … però come specialista mancino ci serve assai, speriamo ben che si setti giusto; intanto per restare nel tema del bullpen, mi viene fatto giustamente notare che Andrew Bailey è stato impiegato in sei partite negli ultimi otto giorni. Attenzione ! spremere così un giocatore che ha alle spalle una bella serie di infortuni non è detto che sia una scelta sagace. Tra poco però dovrebbe tornare anche Hanrahan, così Farrell dovrà decidere cosa fare visto che Bailey ha comunque fatto il suo … quale scelta ? mah … ammetto di avere dubbi.

Detto anche che Victorino sarebbe uscito in maniera precauzionale e detto che se si fermasse l’hawaiano sarebbero c…. amari e fatto anche presente che se Daniel Nava continua così gli verrà fatto un monumento equestre, anche ieri entrato da pinch hitter 2/2 con un RBI, andiamo a dare un’occhiata al weekend che vedrà al Fenway i neo-arrivati nella American League ovvero gli Houston Astros, attualmente sono semplicemente all’ultimo posto e perdono il doppio delle partite che vincono, non dico di portarle a casa tutte, cosa che nel baseball è sempre complicata, ma un 3 su 4 è un qualcosa che si può sperare, rivedremo volti noti anche da noi come Bedard e nella partita di chiusura domenica dovremmo rivedere Lackey che dopo le performances di Aceves ci potrebbe anche sembrare come un Greg Maddux redivivo. Pensa un po’ … chi l’avrebbe mai detto

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Ogni tanto si inciampa

Il baseball è quello sport dove se perdi 70 partite hai comunque fatto una grande annata ed è quello sport dove se su tre volte nel box, due vai a sedere e ripeti questo per tutto l’anno sei una superstar; nel baseball devi convivere con il non riuscire a raggiungere i tuoi bersagli, quindi nel corso di una stagione ci stanno momenti come quello di ieri, dove si perdono un paio di partite e semmai tutti ci si aspettava di portarne a casa almeno una.

Anzitutto a baseball si gioca in due e va dato atto che i Royals non sono per nulla male, anzi sono forse l’unica alternativa, secondo me un po’ alla lontana comunque, per sottrarre lo scettro della AL Central a Detroit. Hanno preso un paio di partenti “pesanti” nel mercato come Shields e Santana e si stanno allevando in casa alcuni giocatori più che interessanti, per esempio stiamo assistendo all’esplosione di Lorenzo Cain, poi aggiungete Gordon, un catcher buono come Perez, il braccione di Francoeur, insomma … niente male davvero.

Riconosciuti i meriti agli avversari rimane però il compito di guardare dentro casa nostra. Di tutto quello che s’è visto in questi due giorni intensi al Fenway la cosa che mi preoccupa di più è l’assenza di Victorino, non tanto per l’entità dello stop, il giocatore viene definito “day-to-day” e dovrebbe evitare il viaggio in injured list, quanto per il tipo del disagio, i malanni alla schiena sono un brutto affare perchè sono pressochè incurabili, a meno che non ci si riposi ed il riposo non è proprio tra le prospettive più facili per uno che fa uno sport dove si gioca tutti i giorni stampati sul calendario, in più mi sembra chiaro che le alternative al ruolo in panchina non siano tra le più allettanti, insomma siamo un po’ attaccati alla salute del flying hawaiian.

L’altra cosa che emerge è il momentaccio, spero passeggero, della parte bassa del nostro lineup; tra Gomes, Middlebrooks, Salty e Drew si fa davvero fatica a mettere insieme quel minimo di impatto offensivo che sarebbe richiesto. Anche qui guardando alle nostre spalle non è che ci sia molto, l’unico che forse potresti cambiare è Drew, Ciriaco è un buon surrogato mentre Iglesias, tanto per dire, a Pawtucket ha ricominciato a battere molto poco; quello che preoccupa di più è Middlebrooks finito nella classica “buca”, lui è qui per essere un pezzo del importante del nostro attacco, soprattutto è stato brutto vedere da lui degli swing un po’ troppo timorosi, ora vedremo cosa vale perchè è proprio il vedere come si esce dalla buca che qualifica il giocatore; momentacci sono capitati a tutti i più grandi campioni in tutti gli sport, anche Maradona ha sbagliato dei rigori ed anche Schumacher ha avuto degli incidenti, la differenza tra Schumacher e esempio … David Coulthard è proprio data dalla reazione al momento no.

Insomma … non sempre si può chiedere al monte di sorreggere la squadra, ogni tanto si può anche vincere 7-5, il monte sta andando alla grande ed anche il debutto di Webster è stato foriero di tante promesse per il futuro, Uehara ha subito un punto, ma non ci si può lamentare se uno becca un punto dopo una quaresima, ci serve più run support, ci serve che ai pitcher avversari non si concedano out quasi automatici come avviene oggi quando si va negli ultimi spot del nostro lineup. All’orizzonte ci sono i bambini terribili di Oakland capitanati dal mio grande rimpianto Josh Reddick … eh … faremmo volentieri a meno di Bailey per avere Reddick indietro … ancora bel colpo Mr. Billy Beane.

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Il cuore d’una città in una pallina

Ditemi quante altre volte avete sentito che una città abbia passato una settimana terrificante come quella che ha passato Boston negli ultimi giorni. Lacrime di terrore al posto degli “evviva” nella giornata della festa più sentita, poi il dolore del ricordo, poi quell’incredibile venerdì dove c’era solo da stare rintanati in casa sperando che uno con dell’esplosivo nello zainetto non entrasse nel tuo giardino. Quel giorno c’era gente che doveva lavorare, bambini che avevano preparato un compito semmai importante per la scuola, spese da fare, affari da concludere e belle ragazze da baciare. Niente di tutto ciò … tutto rinviato ad altra data, perchè sai mai che se esci di casa rischi di trovare uno che gira con dell’esplosivo e potrebbe semmai entrarti in casa e prenderti in ostaggio. Se uno vuol pensare ad un incubo per metterlo in una sceneggiatura di un film thriller può partire da qui, solo che questo non era un film era la vita reale.

Tornare al Fenway era l’esorcismo che tutti aspettavano per scordare la settimana folle passata, ehi … al Fenway ultimamente si vedevano parecchi seggiolini vuoti … noooo … oggi niente seggiolini vuoti, oggi c’era da ricominciare a vivere, a riprendere la routine, la metro fino a Kenmore Square, l’hot dog, il giretto dentro lo store per comprare la nuova t-shirt … e perchè no … c’era una partita da vincere, perchè siamo davanti e restarci sarebbe bello.

Tutto in un momento, in un toc del bastone, in una mazzata da parte di un eroe inatteso, di uno arrivato in punta di piedi che invece ora fa più rumore di un concerto heavy-metal. Dietro a quella pallina all’ottavo inning battuta da Daniel Nava c’era un bel po’ di gente che soffiava; le volte che ho avuto la fortuna di frequentare il Fenway ho visto gente proveniente dai quattro angoli del globo, stasera tutta quella gente a Boston e nel resto del mondo era dietro quella pallina che soffiava perchè non si corresse mai il rischio che l’esterno dei Royals la prendesse, quella pallina aveva il preciso dovere morale di passare sopra la testa dell’esterno e di finire nel bullpen perchè c’era da scordare l’incubo e da ritornare alla solita, tranquillizzante routine.

Se vi chiedete perchè ho insistito tanto su questa storia ve lo spiego subito : avete visto la gara di solidarietà verso Boston che c’è stata in tutti i diamanti, non solo l’America ha avuto tragedie, ne abbiamo avute di quelle grandissime anche noi, c’è solo una differenza, grande ed avvilente per noi. A Bologna trenta anni fa fecero saltare in aria la stazione, fecero più di 80 morti, una tragedia ancora maggiore di quella capitata lunedì a Boston, eppure da noi non è raro sentire tifoserie inneggiare all’esplosione della stazione quando gioca il Bologna, come non è raro sentire gente inneggiare alla tragedia di Superga quando giocano contro il Toro, credete che sentiremo mai un tifoso che so … degli Orioles inneggiare alla bomba di Boylston Street ? capito perchè seguo fanaticamente il baseball MLB e non entro in uno stadio italiano della serie A calcistica da vent’anni ?

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Rondine dopo rondine

A forza di accumulare rondini diventeremo tutti degli ornitologi, ormai non è nemmeno questione di chiederci se siamo in una nuova “primavera” Red Sox, c’è da chiedersi se e quando finirà la primavera; spesso qui c’è stata la dicotomia tra pessimisti ed ottimisti, sfido chiunque a dire che s’aspettava un inizio così, avete presente quei momenti dove tutto sembra andare, dove chiunque entri in campo questo produce qualcosa di buono ? Beh … questo sembra uno di quei momenti.

Mike Carp, che è il 25mo giocatore in un roster di 25, entra per la prima volta tra i titolari ed ovviamente fa 3/3 con due doppi ed un triplo, tutto normale no ? E cosa dire di Aceves ? C’è da dire che la Finlandia tutta può esultare. Pago subito il mio debito d’onore :

Aceves on paras syöttäjä maailmassa. Blogger sijaan ymmärrä mitään

Cosa c’è scritto ? Beh … mi avete rinfacciato una piccola frase innocente che m’è scappata, almeno vi costringo ad usare il traduttore di google.

A parte gli scherzi, anche Aceves in queste due partenze, ed almeno una terza seguirà, sta dando il suo e non nascondo che per la prima volta nella stagione ho visto un cambio tardivo da parte del duo Farrell/Nieves, non è che il pianeta Red Sox possa aver raggiunto la perfezione; tutte le partite hanno una morale, quella di ieri sera è che non bisogna essere timidi se il partente è in difficoltà, abbiamo un bullpen che vale, qualche volta non sarà perfetto, ma la coppia del Sol Levante comincia ad essere un fattore; bisogna ammettere il grande lavoro fatto su Tazawa; convinto ad affrontare la sfida americana quando era poco più di un teen-ager, il ragazzo fu buttato nella mischia in maniera troppo affrettata, perse poi tanto tempo a causa del solito Tommy John ma denotando una forza d’animo non comune ha potuto ritagliarsi uno spazio davvero importante. Non è un tema che sposta chi entra prima tra Tazawa e Uehara, è importante il risultato finale, come m’insegnavano a scuola invertendo i fattori il prodotto non cambia.

Intanto siamo arrivati al momento del ritorno di “Big Fella” Ortiz che avverrà, salvo problemi impronosticabili, al ritorno della squadra dopo la trasferta di Cleveland. Ovviamente l’uomo che tornerà in Triplo A è Jackie Bradley, che bilancio dare a questo primo stint del nostro futuribile esterno ? Un pelo di delusione c’è, onestamente dopo l’impatto iniziale buono, direi dovuto più all’adrenalina del debutto che ad una effettiva prontezza al ruolo di titolare, il ragazzo s’è andato un pelo spegnendo ed è finito un po’ in fondo alla panchina, peccato mortale per un ragazzo che deve giocare, giocare e poi ancora giocare. Ora il suo “processo formativo” tornerà ad un percorso più naturale, una stagione in Rhode Island fino al pronosticabile ritorno in prima squadra per la classica chiamata di settembre quando si potrà espandere il roster fino a 40 giocatori.

Intanto questo primo pezzetto di stagione dell’American League cosa ci dice ? Che chi pensava che lo straordinario campionato scorso degli Oakland Athletics fosse uno sprazzo irripetibile s’è sbagliato di grosso, i Beane Boys sembrano addirittura cresciuti. Invece dalle parti di Disneyland gli angioletti rossi stanno cominciando a bestemmiare come degli scaricatori di porto e Scioscia sarebbe già sulla graticola. Anche in Canada cominciano a credere che le squadre fenomenali sulla carta potrebbero trovarsi in difficoltà dato che a baseball si gioca sulla terra rossa e sull’erba artificiale o naturale. Aggiungiamo i Rangers che restano una squadra solida nonostante le perdite eccellenti, i Detroit Tigers che vinceranno la AL Central a meno che non si prendano a martellate sui testicoli ed anche gli Yankees che mostrano una resistenza alle avversità di cui gli va dato atto con giocatori che sembravano ormai nel carrello dei bolliti e che invece stanno dando un gran contributo.

Tutte belle cose, tutte cose che possono cambiare in un amen però, basta un infortunio o uno spogliatoio che esplode ed ecco che il paragrafo precedente diventa carta straccia, ti viene a mancare un Reyes, come capiterà ai Blue Jays fino a luglio, ed ecco che gli scenari cambiano oppure un tuo campione del quale attendi il ritorno ha una ricaduta, come ad esempio sta capitando a Jeter, e rimani al palo. Il baseball ha più variabili che le equazioni che risolveva Albert Einstein … ma il baseball è una meraviglia proprio per questo motivo.

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Ripartiamo … a casa d’un amico

Giustamente il capo della polizia di Boston ha detto che bisogna ricominciare a fare tutto come si faceva prima della maledetta giornata di ieri,  nel suo piccolo anche questo blog non può che obbedire. Voglio chiudere il discorso sulla giornata di ieri con due esempi, tra i tanti, di cosa significhi stare vicini ad una comunità colpita pesantemente da una disgrazia. Primo esempio la pagina dell’inserto sportivo del Chicago Tribune. Semplicemente chapeau

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Gli altri che voglio nominare sono gli Yankees … già … proprio loro … che stanotte durante il match casalingo con Arizona suoneranno “Sweet Caroline” … anche qui giù il cappello.

Si riparte quindi, archiviata la sweep più triste nella storia ultra-centenaria della franchigia, a casa di un personaggio che conosciamo bene e che ci conosce altrettanto bene, infatti da stasera parte la sfida al Jacobs Field di Cleveland contro la squadra condotta dal nostro amatissimo (da me ma non solo da me) Terry Francona. Inutile qui stare a rivangare le pagine scabrose dell’esonero ed ancor più inutile pensare a quell’osceno settembre quando una squadra dove ormai impazzavano caratteri troppo spigolosi collassò in una maniera che verrà tramandata ai posteri.

La domanda che ci facciamo è se il magic moment dei pitchers proseguirà anche in Ohio, i Sox arrivano a Cleveland con di gran lunga la miglior ERA di tutta l’American League. Onestamente a livello di accoppiamento le prime due sfide non ci vedono proprio favoriti : Doubront vs Jimenez ma ancor di più il match di domani sera tra Aceves e l’eccellente Justin Masterson di questo primo pezzo di stagione sono delle belle scalate da fare.

Intanto speriamo prima o poi di trovare un closer che regga il colpo, l’ottimo setup Bailey s’è trasformato in un closer tremebondo ieri sera, urge ingaggiare un macumbeiro brasiliano o un santone del voodoo da Haiti che indaghi nel mondo sovrannaturale per spiegarci la fobia del 9° inning visto che ormai ho finito le cause razionali possibili.

Proviamo di sgombrare la mente e cerchiamo di goderci queste tre partite, gli Indians sono una squadra niente male con alcuni ingressi di free-agent importanti come Bourn e Swisher che si vanno ad innestare in un telaio abbastanza collaudato coi vari Masterson, Santana e Asdrubal Cabrera. Non nascondo che l’interbase venezuelano di Cleveland è uno dei miei giocatori preferiti in assoluto ed in più vi aggiungo che, al giusto prezzo, avrei visto molto bene Nick Swisher da noi in quanto buon giocatore, esperto nel giocare in ambienti “complicati” e presenza sempre positiva nello spogliatoio, non a caso Francona ha sempre amato questo tipo di veterani che trascinano il resto del team, un po’ come Ortiz o Lowell.

I Sox tornano nell’arena ed hanno il compito di strappare un sorriso, ora più che mai gli va chiesto ciò … che bello ritornare al baseball

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Blog chiuso per lutto

Stasera non è tempo per parlare di baseball. Hanno colpito Boston nel giorno più bostoniano che c’è nel calendario : il Patriots’ Day, il Marathon Monday.

Chi va al Fenway e vuole tornarsene in centro con una passeggiata passa proprio da lì : Boylston Street, Newbury Street, Copley Square. Un miglio forse un miglio e mezzo dal Fenway come il nostro Sal vorrà confermare se ne avrà voglia.

No … oggi non è proprio il momento di parlare di baseball

Ti amo Boston ... oggi più che mai

Ti amo Boston … oggi più che mai

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Ci voleva, però …

Eccome se ci voleva questa vittoria, perchè vincere la partita di Price è sempre un rebus complicato per i nostri Sox e perchè stanno emergendo quelli che sono un po’ i limiti della squadra che, qualora ce lo fossimo scordati, non era data come una di quelle che doveva condurre il campionato.

Sia nell’ultima partita della serie con Baltimore, sia in questa prima con Tampa emerge che il nostro attacco non è certamente in un gran momento, del 9 titolare di oggi abbiamo 3 giocatori che stanno sotto la famigerata Mendoza Line di quota .200, ed un paio appena sopra e purtroppo aggiungo che i due appena sopra sono Napoli e Middlebrooks che di questa squadra sarebbero il battitore n.4 e n.5, soprattutto Middlebrooks  è un po’ in crisi, con la valida di stasera ha interrotto una striscia negativa senza valide che datava dalla “vendemmia” di Toronto coi 3 HR. Col ritorno di Ortiz che attendiamo tra qualche giorno cambieranno le cose ? Di sicuro la sua presenza darà un po’ più di profondità ad un line-up deboluccio, quale apporto poi possa dare Ortiz e soprattutto in quale condizione sia sono cose che forse conosce solo Ortiz medesimo. Comunque 11 anni dopo il suo arrivo siamo ancora qui ad appellarci all’omone di Santo Domingo, da un lato è bello avere delle bandiere che in casi simili funzionano anche un po’ come la coperta di Linus, da un lato però emerge anche una certa carenza generale di personalità dopo le partenze eccellenti di alcuni veterani che abbiamo tanto amato.

Arrivo al discorso Hanrahan; giustamente il mio mentore baseballistico mi fa notare che facendolo entrare al 9° in situazione di pareggio lo si mette in una situazione svantaggiosa per il pitcher, con tutto da perdere e nulla da guadagnare. Tutto assolutamente vero, scelta che peraltro il duo Maddon-Hickey non ha compiuto tenendosi in tasca Fernando Rodney per una ipotetica salvezza che poi però non è mai arrivata. Detto questo cosa combiniamo ora con Hanrahan ? Questo necessita di un’area di strike che copra tre fusi orari, siamo al terzo ingresso consecutivo da mani nei capelli … ci fidiamo ancora o la mossa di oggi di Farrell è una prima ammissione  in senso contrario ? Ma soprattutto il tema che più mi interessa è : c’è qualche persona razionale che è in grado di spiegarmi per quale diavolo di motivo tutti i closer (o presunti tali) che arrivano a Boston con cifre eccellenti diventano dei lanciatori cloaca ? L’epitome di questa categoria è Mark Melancon che prima di venire a Boston era un buon lanciatore, che da noi ha fatto più danni che la grandine e che quest’anno arrivato a Pittsburgh nello scambio fatto per prendere Hanrahan (o ironia …) è tornato a lanciare molto bene. Hanrahan è su quella strada ? Lo candidiamo già ad una eccellente stagione 2014 che so … a Seattle ? Ripeto : un Keith Foulke, che arrivava anche lui da un “small market team” e poi ricordiamo tutti cosa fece, non siamo più capaci di trovarlo ?

Detto ciò registriamo però anche cose belle : la terza partita coi controfiocchi di Lester, un Ross che batterà poco ma che in salotto può appendere un bel diploma di catcher da 110 e lode, conta poco il catcher in difesa … vero ? Per esempio contato nulla il cambio tra Molina e Lobaton stasera … eh ? Aggiungiamo anche un Koji Uehara che può essere per questi Sox quello che fu l’Okajima del 2007, insomma … attacchiamoci alle cose buone che abbiamo e teniamocele strette, il giorno poi che risolvessimo tutti i problemi di cosa mai potremmo parlare ?

PS – Non scrivo in finlandese, Aceves non l’ha mica vinta la partita

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Alpha & Omega

Alpha e omega sono la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, esiste tutta una simbologia dove queste due lettere rappresentano il vertice ed il punto più basso di un concetto o di una situazione, possono anche rappresentare gli antipodi di uno stato fisico e/o mentale. Non è complicato associare, nel mondo Red Sox, l’alpha a Daniel Nava e l’omega a Joel Hanrahan, ovvero i due uomini che ad oggi rappresentano il meglio ed il peggio di quello che ti può capitare su un campo da baseball.

Partiamo col farci la bocca buona. Daniel Nava è sempre più un fattore nel nostro attacco, sta acquisendo anche un dimensione multi-ruolo in difesa, e se non capiteranno sconvolgimenti clamorosi, ha vinto un posto nel roster per tutta l’annata, pare infatti assodato che anche quando tornerà Ortiz sarà Bradley a fare il cortissimo tragitto chilometrico fino a Pawtucket. Quello che sta facendo Nava è sotto gli occhi di tutti ovvero due homerun decisivi in due serate … insomma … il secondo doveva essere decisivo, in difesa non è certo un “raccogli-tutto” però se la cava ed ha iniziato anche a giocare in prima base, in quel ruolo che anima difensivamente gli incubi di parecchi; Daniel Nava è anche la prova vivente dell’immensità del sottobosco di buoni giocatori che c’è nel baseball USA : una vita passata tra minors e leghe indipendenti, dove fai trasferte enormi in pullman perchè mandare tutti in aereo costa troppo, Nava ha avuto una chances per emergere da questo mondo ed è stato capace di sfruttarla in pieno, penso anche a chi questa chance non l’ha ancora avuta ed a chi non l’avrà mai, sono ormai trent’anni che vedo baseball in Italia e credetemi se vi dico che ho visto molti giocatori che m’hanno fatto pensare : “ma perchè questo non gioca al piano di sopra ?”

E’ il turno di “Omega” Hanrahan. Già lo scrissi qualche tempo fa, non vorrei sembrare contro di lui a priori, ma il ragazzo davvero poco m’ha convinto in questo inizio di carriera a Boston, le ultime due uscite sono da mani dei capelli : una salvezza un po’ tremebonda lunedì sera nonostante sia entrato con tre punti di vantaggio con un HR preso ed un’altra palla stampatasi contro il Green Monster e stanotte un’implosione che ha ricordato quando negli USA buttano giù un vecchio stadio che vogliono demolire ed usano candelotti di dinamite a profusione. A quest’inizio si somma uno spring-training orrendo … ed a questo punto anche un pochettino di sfiducia; giustamente Farrell butta subito acqua sul fuoco, conferma fiducia ad Hanrahan; tutto normale, tutto corretto, spero solo che si sappia capire se e quando verrà il momento di dire “basta”.

La gestione di un team professionistico è una delle cose più complicate che esistano sulla Madre Terra, ci sono sensibilità che è estremamente rischioso toccare; però occorre anche, dato che esistono alternative valide almeno sulla carta, che qualora venga il momento di una sostituzione del closer si decida senza aspettare le calende greche, ovviamente quindi fiducia ancora ad Hanrahan ma sarà bene fermarsi prima che Hanrahan diventi l’Aceves irlandese. Un ultimo dubbio : non è che Papelbon ci ha tirato addosso una maledizione il giorno che è partito ?

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Il momento delle prime scelte

Comincio a scrivere quando la partita non è ancora finita, fossimo l’anno scorso ci sarebbe il rischio di fare una figuraccia, cosa avreste detto se avessi iniziato a scrivere di quella famigerata partita con gli Yankees quando eravamo avanti 9-0 per perdere poi 9-15 ? L’anno scorso era l’anno scorso quest’anno c’è una consapevolezza diversa … poche storie.

Altre due andate, e chiudere il primo giro di trasferte a 4-2 vincendo le serie sia con gli Yankees, che saranno depotenziati ma comunque capaci oggi di mettere sotto Verlander, sia coi Blue Jays che tutti danno come i favoriti della division è tutto grasso che cola. Finalmente abbiamo cominciato a vedere anche parecchie palline andare nei bleachers con Middlebrooks  autore della tripletta e vicino addirittura a farne 4 cosa mai capitata ad alcun giocatore in maglia Sox, l’ultimo dei nostri a fare 3 HR fu Pedroia tre anni fa in un Interleague game a Denver, Colorado; io consiglio vivamente tutti di cominciare a fare degli scongiuri. Sapete perchè ? Andate a vedere cosa capitò a Pedroia la partita successiva a quella dei 3 HR. Io non ve dico …

Dicevo nel titolo che è il momento delle prime scelte. Ce ne sono subito un paio da fare; la prima è ovviamente decidere chi prenderà il posto di Lackey nella rotation, anzitutto non conosciamo ancora il responso finale dell’infortunio del texano che è tornato a Boston e si sta sottoponendo proprio in questo momento alla risonanza magnetica, comunque indipendentemente dalla durata della sua assenza io non avrei dubbi su quale scelta fare : darei la palla in mano a Webster, non è la soluzione che va per la maggiore ma è quella più intrigante anche perchè l’alternativa “interna” è Aceves che in questo momento mi pare possa dare lo stesso contributo della macchinetta lancia-palle, ripeto l’elegia della faccia tosta che ho già fatto nei giorni scorsi, piuttosto che vedere della mezze-figure spompate, ed in questo momento Aceves lo è, preferisco venga data fiducia anche in anticipo sui tempi ai giovani. Webster, che ha debuttato benissimo l’altra sera a Pawtucket, veniva dato da tutti come rinforzo più avanti (giugno o luglio), se il destino ha deciso diversamente perchè non lo assecondiamo ?

L’altra decisione da prendere è cosa fare con Iglesias o meglio cosa fare adesso che torna Drew ? Il titolare dovrebbe essere attivato nell’active roster mercoledì, ovvio che non si possa giocare con Drew, Iglesias e Ciriaco. In questo caso la scelta mi pare ovvia, dovrebbe essere Iglesias quello a tornare in Triplo A, può archiviare questa prima tranche di stagione col sorriso, ha mostrato una difesa sempre scintillante ed in più s’è guadagnato un rispetto nel box di battuta che non ha mai avuto, il tempo comincia ad essergli amico, Drew è ovviamente una scelta che guarda all’oggi, Iglesias è il domani, a Boston o anche altrove perchè ricordiamoci che tra un po’ dovremo fare i conti anche con Xander Bogaerts.

Comunque belli questi quiz da porsi. Rimaniamo coi piedi per terra ma nella settimana che inizia col ritorno al Fenway speriamo che si possa continuare a godere di un bel baseball come in questa prima on the road. Prima gli Orioles poi i Rays per terminare questo ipotetico girone d’andata all’interno della AL East, una bella prova del nove per i nostri Sox.

Comunque non sembra il 2012 … non sembra proprio.

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