Alla sagra dell’errore

Secondo Sergio Leone un vecchio proverbio messicano così recitava “Quando l’uomo con il fucile incontra l’uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto”. Ecco nella serie con i Baltimora i Red Sox si sono presentati con la pistola e, sebbene siano passati in vantaggio in ogni singolo incontro, hanno subito una sweep umiliante nella serie di apertura casalinga della stagione.

 

Nel film, se vi ricordate, il proverbio veniva smentito perchè alla fine l’uomo con la pistola finiva per prevalere, ricorrendo allo stratagemma di portare una pesante lastra di metallo sotto il poncho, impenetrabile ai proiettili del Winchester. Fuor di metafora questo si traduce nel fatto che, per i Red Sox, la vittoria passava nella speranza di confermare le buone statistiche degli starter e del bullpen, ma soprattutto una difesa impeccabile o almeno molto meno fallosa. 

 

In gara uno Bello affronta Corbin Burnes, un vincitore del premio Cy Young e uno dei migliori lanciatori del campionato. Sapevamo in partenza che con un ragazzo del genere il punteggio resta basso e dovevamo colpire subito e tentare di arrivare al bullpen

 

All’inizio il piano sembrava funzionare alla grande. Dopo le cerimonie pre-partita, Bello ha rimandato in panchina tutti e tre gli Orioles affrontati nel primo inning. Nella parte bassa Tyler O’Neill ha continuato il suo infuocato inizio di stagione, battendo un solo homer sopra il Green Monster. 

 

Purtroppo il pareggio arriva subito. Bello non riusciva a contenere gli Orioles nella parte superiore del secondo e, con 2 out, una BB, una rubata e un doppio di Colton Cowser ripristina la parità. Le cose sono proseguite senza colpi di scena, con Bello che faceva registrare due eliminazioni veloci all’inizio del quarto. Se avessimo un decente terza base in squadra probabilmente il potente lungolinea sulla sinistra di Mountcastle avrebbe fruttato il terzo out, però in terza abbiamo Devers e Ciccio riesce solo a interporre il suo corpaccione, impedendo che la palla arrivi all’esterno. Ora si vede come le squadre forti sanno concretizzare le minime opportunità. L’inning potrebbe terminare due lanci dopo, quando Cedric Mullins colpisce un line drive verso l’esterno sinistro. Purtroppo Duran perde la palla passando dal sole all’ombra e l’errore porta due uomini in base con due out. Colton Cowser torna nel box nella stessa situazione del secondo ottenendo lo stesso esito. Gli Orioles vanno in vantaggio 3-1 e la partita, praticamente, finisce qui. Frutto di una difesa tutt’altro che impeccabile e di un Bello, in miglioramento, ma che non ha in repertorio il K salvavita che chiude l’inning.

 

In gara 2, senza il miracoloso Pivetta di inizio stagione, riusciamo a vanificare un vantaggio di 5 run, per un crollo che non ho la forza di rievocare, tanta è stata la delusione.  Arriva la finale, manca Ciccio per il riacutizzarsi del dolore alla spalla. Abbiamo sempre perso senza Ciccio, ma non possiamo perderle tutte senza lottare. I Red Sox hanno svuotato la panchina, rinunciando al battitore designato e usando quasi tutti i rilievi a  disposizione nel bullpen nel tentativo di salvare la finale di una frustrante serie di tre partite contro gli Orioles.

 

Ma non è bastato.  Boston entra in vantaggio per 2-1 nell’ottavo. Subito Pablo Reyes che sostituisce Devers, commette un errore inconcepibile in MLB,  su una battuta a terra di routine del giovane fenomeno Jackson Holliday. Nonostante questo i Sox hanno avuto l’opportunità di chiudere l’inning quando Rutschman ha battuto una tranquilla palla a terra su Rafaela, spostato in seconda dall’esterno centro. Sarebbe stato un facile doppio gioco di routine se  l’interbase Hamilton, ricevuta la palla, avesse toccato il cuscino di seconda. 

 

La carenza di esecuzione in difesa è  diventata una piaga abituale in queste prime 11 partite. Siamo primi  nella  Major League per aver incassato 15 punti non guadagnati. Solo gli Atletica,  con 15 errori, superano i nostri 13. A rendere il tutto ancora più frustrante è il fatto che migliorare la difesa rispetto alla scorsa stagione è l’obiettivo principale che si erano dati  Alex Cora e il suo staff tecnico.

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Ritorno trionfale al Fenway Park

Torniamo dalla west coast, una trasferta che spesso ha rappresentato l’inizio della fine di una stagione, con un bottino di 7W in 10 gare, eppure è difficile mantenere l’entusiasmo  e dimenticare che durante la vittoriosa gara 1 il nostro insostituibile interbase, perno della difesa in campo interno, è rovinosamente caduto sulla spalla sinistra, tentando di prendere in tuffo un line drive di Trout. 

Non è chiaro al momento quanto tempo Story dovrà stare nella IL, ma l’espressione di dolore dipinta sulla sua faccia subito dopo l’infortunio non sono un buon viatico. La sensazione è che potrebbe mancare per un tempo considerevole, addirittura per l’intera stagione, e questo è un problemone di difficile soluzione, che si va ad incistare in un settore, il campo interno, già alle prese con gravi carenze preesistenti.

Pablo Reyes, l’utility disponibile per tamponare le emergenze in campo interno è stato provato sabato e non poteva fare di peggio per causare la sua esclusione come soluzione a lungo o medio termine. 

In attacco è andato molto male. Cora, a cui ogni tanto vengono in mente idee immaginifiche, lo ha schierato secondo nell’ordine di battuta. Il risultato, 0 su 3, con tre strikeout, ha certificato che non c’era nessuna stramaledetta ragione per dargli il secondo maggior numero di AB della squadra. Magari un paio di quei K guardati sono arrivati su palle fuori dalla zona, ma caro ragazzo, questo non è il gioco in cui si guarda la palla, ti hanno dato una mazza sperando che tu la colpisca quella c..zo di palla, neh?. 

Ma il contributo nullo in attacco, dovendo sostituire uno che non attraversava un periodo particolarmente brillante nel batting, non è stato neppure il problema principale. Per capire quanto sia andato male in difesa potrebbe essere utile rievocare il sesto inning di gara 2, tanto per capire cosa ci possiamo aspettare nel futuro.

L’ottimo Greg Weissert, che ha dovuto rilevare Withlock già nel quinto risolvendo una situazione potenzialmente pericolosa, ottiene la sua terza e quarta eliminazione consecutiva, mettendo strikeout Aaron Hicks e pop ut Logan O’Hoppe per i primi due outs del sesto inning. Sembra tutto tranquillo, ma è solo la quiete prima del disastro. Rengifo batte una rimbalzante di routine nel buco tra prima e seconda. Valdez ci si avventa e arriva in tempa, ma subito inciampa nei suoi stessi piedi e si produce in un ridicolo tuffo-capriola durante il quale prova ad assistere in prima, sbagliando clamorosamente. Il classificatore, forse mosso a compassione, concede il singolo a Rengifo anche se, a mio parere, Valdez avrebbe avuto tutto il tempo di rialzarsi, guardarsi un po’ in torno, guardarsi le unghie, sbadigliare e comunque terminare l’inning, sparando in prima con grande comodità. Qualunque mediocre seconda base MLB avrebbe potuto completare quel gioco.

Nel seguito Rengifo sembra essere colto rubando con assistenza Wong Reyes, ma l’IR ribalta la decisione arbitrale (giustamente). Weissert va in vantaggio su Moniak, ma non riesce a chiudere e lo spedisce gratis in prima su BB. A questo punto c’è tensione per un inning che proprio non vuole finire. A Cora sembra il momento opportuno per scuotere il gioco, facendo entrare Campbell per sostituire Weissert. Una decisione abbastanza logica e usuale, ma che non produrrà i frutti sperati. 

Arriva ora Neto che batte una debole rimbalzante alla sinistra di che Reyes cattura la palla in modo pulito. Avrebbe tutto il tempo di assistere in seconda, ma per qualche motivo ritarda l’assistenza. Per prima cosa decide di fare almeno cinque passi verso la seconda, mentre ravana nel guanto alla ricerca della palla. Quando finalmente la impugna, anche lui dimostra poca freddezza e si produce in una debole assistenza sottomano in seconda, troppo lenta per eliminare Moniak che arriva salvo senza contestazioni.

Ora capita che mentre Reyes si sta divertendo a recapitare a mano la palla in seconda base, Rengifo supera la terza base e gira verso il suicidio a casa base. Perché lo faccia è un mistero. Forse voleva mettere pressione alla difesa. Forse pensava di essere in grado di arrivare facilmente a casa e diventare l’eroe della serata. Forse ha avuto un’improvvisa voglia di concludere un inning che si era protratto oltre ogni limite. Chi lo sa! Valdez, che ha ricevuto da Reyes, ha l’ennesima opportunità per completare un facile out sullo sconsiderato Rengifo che, giunto a metà corsia, capisce di averla fatta grossa.

Anche quando da piccolo giocavo ai giardinetti sapevo cosa si doveva fare in una situazione simile. Il seconda base deve impugnare bene la palla, avvicinarsi il più velocemente possibile al corridore fuori base, per costringerlo a fare una scelta su quale cuscino andare, assistere il compagno che copre proprio quel cuscino per completerà l’eliminazione o prendere il corridore in ballerina. Valdez, dimostrando per la seconda volta poca lucidità e apprensione, non fa nulla di tutto ciò e spara immediatamente a casa dando il tempo a Rengifo di fermarsi, girarsi e tornare in tutta sicurezza in terza.

Ora, contro la volontà degli stessi Angels che hanno fatto l’impossibile per farsi eliminare, le basi sono cariche e la puzza della paura si sente anche da Roma. Chiudere ora l’inning sarebbe un gran colpo per noi. Ma ora entra in scena Ciccio Pasticcio, che per non essere da meno dei suoi compagni di reparto, cicca clamorosamente l’ennesimo chopper, questa volta a opera di Rendon. Entrano quindi i due punti che decidono la gara e ci sono voluti solo quattro errori difensivi consecutivi per realizzarli!

Sappiamo che avremo sempre problemi con il guanto di Devers, ma, con quello che riesce a con la mazza, speriamo di compensare con gli interessi le sue defaillance. Sapevamo di avere problemi con Valdez, ma lui è già un sostituto di un titolare destinato a tornare in tempi ragionevoli. La sostituzione per tutta la stagione dell’interbase invece è un problema di un altro ordine di grandezza.

Se Reyes non è la soluzione, probabilmente neppure Hamilton lo è, sebbene quando è stato chiamato in fretta furia dalla Triple-A, per partecipare alla demolizione 12-2 degli Angels di domenica, ha brillato battendo un 2/4, con un HR. Se la prognosi dell’infortunio di Story fosse infausta, probabilmente l’opzione principale sarebbe quella di spostare Ceddanne Rafaela (da poco contrattualizzato fino al 2031) dall’esterno centro all’interbase. Rafaela infatti ha accumulato molta esperienza nel ruolo nelle leghe minori e bisognerebbe sicuramente provarlo. Avendolo visto all’opera in campo esterno, con giocate JBJ style, sarebbe comunque un indebolimento della squadra, ma la profondità che abbiamo con gli esterni renderebbe questa soluzione il male minore.

Per inciso occorre dire che dovrebbe essere del tutto escluso un impiego del giovane Marcelo Mayer, che al momento milita in High-A. Mayer è il miglior prospetto che abbiamo a disposizione nelle giovanili e, salvo sorprese, è destinato a ricoprire il ruolo di shortshop dei Red Sox in futuro. Nei mesi scorsi circolava addirittura l’ipotesi di testarlo in prima squadra, per qualche partita, già nel finale di questa stagione, ma il suo arrivo in questo momento è del tutto prematuro. Qui si discute di come sostituire un titolare e giocare con un impegno quotidiano e credo che ci sia l’ampia consapevolezza che ora non ha senso affrettare i tempi. Mayer non è ancora pronto per affrontare tutto ciò che comporta giocare in prima squadra. Sarebbe un male per il giocatore e un male per la squadra.

Ho dato molto spazio alle magagne perché, Dio non voglia, potrebbero avere effetti negativi a lungo termine, ma non posso chiudere senza dire quello che, a dispetto di ciò, ci permette di dire che le cose vanno molto bene:

  • I Red Sox sono quarti nella classifica degli homer di squadra con 13. Il caldo Tyler O’Neill (.357/.514/.893) è a pari merito per la leadership in campionato con 5HR con qualcuno che potreste aver già sentito parlare: Mookie Betts. Seguono Rafael Devers (due) e Reece McGuire (due). 
  • I Red Sox sono quarti in fWAR dalla posizione di catcher. I ricevitori dei Red Sox stanno colpendo .333/.366/.538.
  • Finora i partenti dei Red Sox sono stati i migliori (I MIGLIORI!) nel baseball, conducendo sia ERA (1,53) che fWAR. E’ anche vero che Cora li protegge facendoli per lo più scendere molto presto, potendo contare su un ottimo bullpen. Fa eccezione Tanner Houck che ha dominato la gara di domenica. Houck ha lanciato 12 scoreless inning nelle prime due partite di questa stagione concedendo solo 7H 2 BB con 17K.

Anche se gli Angels non sembrano competitivi certamente hanno rappresentato un test molto più significatico degli A’s e possiamo considerare positivo il bilancio di due su tre in trasferta. Tuttavia poichè un’altra sweep avrebbe potuto facilmente essere alla nostra portata anche un’altra spazzata devo dire che quella sconfitta di sabato brucia ancora un po’, perché ci avrebbe tenuto al top della classifica, seppur insieme agli odiati Yankees. Chissà se in futuro ne avremo ancora l’opportunità.

Oggi Red Sox aprono il Fenway Park per affrontare gli Orioles, campioni della AL East lo scorso anno. Ci sarà una cerimonia prima della partita per commemorare il 20° anniversario della squadra vincitrice delle World Series del 2004 e per commemorare Tim e Stacy Wakefield. Fortunatamente Schilling, che era stato invitato a presenziare, ha rifiutato l’invito. Schilling infatti che si è reso protagonista di diverse dichiarazioni imbarazzanti e controverse, specialmente in campo politico, ha recentemente violato la privacy proprio del suo compagno di squadra e sarebbe stato sicuramente fonte di imbarazzo.

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Esistono le sweep immeritate?

Dopo le sorprendenti positive prestazioni a Seattle, le partite nel disastrato e disabitato Oakland Coliseum hanno confermato il trend, anche se più per i risultati piuttosto che per la qualità del gioco.

Parliamoci chiaro, il subdolo e infame piano del proprietario John Fisher volto a trasferire la squadra nel deserto del Nevada, sta producendo i frutti sperati. Anche questa stagione avremo quindi una MLB a 29 squadre. Situazione che peraltro falsa l’equilibrio del campionato.

In queste condizioni giocare contro gli A’s può essere una pacchia, ma contemporaneamente nascondere l’insidia di essere costretti a lasciare loro una della trentina di W, che comunque otterranno entro la fine della stagione. Una W che mancherà al tuo record e non riuscirai a compensare.

Abbiamo effettivamente corso questo rischio. Dopo il rotondo successo in gara 1, propiziato però da 5 errori difensivi degli avversari, le due gare successive sono state molto serrate. Bello ha confermato le perplessità sollevate durante l’opening day incassando un paio 2-run homer, che avrebbero potuto compromettere l’incontro, poi vinto agli extras non senza patemi. L’attacco, se pur maggiormente asfittico è riuscito comunque a produrre i 5 punti necessari. La sera successiva tuttavia è stato quasi completamente silenziato, così noi fan europei, abbiamo potuto seguire in diretta un matinée, nel quale ce la siamo cavata per il rotto della cuffia. 

Eppure se uno giudicase la prestazione del nostro starter dal ruolino finale, non avrebbe un’idea esatta su come sono andate veramente le cose.  Effettivamente Pivetta ha lanciato un soddisfacente shutout da 5 inning, concedendo 5 valide e 1 BB con 3K. Questo però non ci dice quello che è successo nel quinto, quando Pivetta, ritrovatosi in una situazione di 2 on e 1 out, sembrava sul punto di crollare, con Joely “Disastro” Rodriguez che stava a scaldarsi nel bullpen, sembrava pronto a completare l’opera. Fortunatamente nel box  Zack Gelof che chiude l’inning battendo una palletta in DP. Tentiamo di perdere la partita anche l’inning, quando il solito Rodriguez, schierato contro i mancini, fa la sua solita porca figura (perchè non c’è Bernardino nel roster? Come potrebbe peggiorare le cose?). Anche in questo caso ne usciamo indenni perchè Cora lo tira via per l’ottimo Justin Slaten che ha eliminato tutti e quattro i battitori affrontati successivamente (tre groundout, uno fly-out). Sono 11 eliminazioni conscutive in due partite. Interessante questo Slaten che ha fatto vedere una fastball da  97 mph. Non riuscendo a incrementare in nessun modo l’esiguo vantaggio, siamo costretti a chiamare sulla pedana il nostro traballante closer che riesce tuttavia a chiuderla, con il punto del pareggio in seconda.

Cora dice che le buone squadre sanno trovare il modo di vincere questo tipo di partite. Sicuramente è vero, ma i Red Sox farebbero bene a trovare una maggiore continuità in attacco, perchè non potranno contare sempre su uno Zack Gelof che risolve loro i problemi.

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Ricomincio da Split

Mai avrei detto che, in questa stagione, ci sarebbe stato un momento in cui i Red Sox avrebbero avuto la seconda migliore rotazione nel baseball, eppure dopo 4 partite è proprio quello che è successo. Con un War pari a 0.7, siamo superati solo dai Dodgers (1,0).

Alla fine di questa serie di esordio possiamo essere soddisfatti riflettendo sul fatto che sia stata la buona prestazione di Bello nell’opening day quella meno convincente. Nick Pivetta e Kutter Crawford sono stati fantastici e anche Garrett Whitlock ha fatto vedere dei buoni numeri. Mi piace pensare che prestazioni così coerenti siano in gran parte dovute all’impatto del nuovo pitching coach Andrew Bailey. Se fosse veramente così ci divertiremo!

Un’altra nota positiva è determinata dal fatto che anche le quotazioni della difesa sono date in ascesa. Naturalmente è scontato che andrà meglio dell’anno horribilis 2023, ma l’anno scorso siamo andati così male che potremmo migliorare e restare comunque pessimi. Dopo le prime quattro partite abbiamo visto luci e ombre. In campo interno Story e Casas si sono confermati solidi, ma ogni volta che Raffy e Valdez devono usare il guanto dobbiamo farci il segno della croce. In campo esterno invece i progressi sono più marcati. Il due volte vincitore del Gold Glove Award Tyler O’Neill al posto di Verdugo, chiunque a posto di Yoshida, schierato stabilmente come DH, rappresentano grandi progressi.  Rafaela all’esterno centro ha sfoderato delle giocate molto buone. Se risultasse appena decente col bastone in mano, potremmo davvero aver trovato la quadra.

Considerando come sono andate le partite, il risultato finale di questa prima serie con i Mariners potrebbe apparire come un’occasione mancata. Siamo stati in vantaggio per 3-1 nella parte bassa del decimo nella partita di sabato sera e abbiamo perso. Venerdì abbiamo concesso un solo punto, quattro valide e in qualche modo siamo riusciti a perdere anche quella. Ma allargando un po’ il punto di vista, lo split di una serie di quattro partite in trasferta, contro i primi quattro partenti di Seattle, è così tanta roba che può anche essere visto come un successo. Vediamo se siamo in grado di confermarlo.

 

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Ci siamo

Mentre a Los Angeles, contea Orange, già si gioca, per vedere le calzette rosse in azione sarà necessario attendere fino alle 3 del mattino, quando al Safeco Field, in Seattle, scenderanno in campo per l’opening day. 

Si parte subito in salita perché le trasferte sul pacifico sono sempre insidiose e proprio i Mariners sono dei diretti rivali per accedere alla post season. Naturalmente sto scherzando, non c’è nessuna ansia per il risultato, semmai l’interesse è puntato sulle prestazioni di alcuni giocatori che, auspicabilmente, potranno progredire abbastanza da costituire il fulcro su cui costruire la futura squadra vincente.

Primo fra questi è il numero uno della nostra rotazione, Brayan Bello, che durante la offseason ha avuto l’opportunità di firmare un contratto di sei anni, con un’opzione di squadra per la settima stagione. Sembra un grosso impegno, ma, a ben guardare, vista la giovane età del soggetto, il nuovo accordo lo manterrà a Boston solo per una stagione in più rispetto alle condizioni precedenti. Per quanto ci riguarda non ci sarà alcuna differenza sul campo per moooolto tempo, fino al lontanissimo 2028,  quando potremo scambiarlo con Paul Atreides, prima che diventi il mahadi di Arrakis. Per il lanciatore invece la differenza ci sarà eccome, potendo contare su uno stipendio sicuro ogni mese e potrà quindi infortunarsi come tutti gli altri lanciatori dei Red Sox.

Se invece per miracolo Brayan riuscisse a rimanere sano, cosa potrebbe fare per noi? L’obiettivo principale dovrebbe essere quello di allargare il suo repertorio di lanci, composto, durante la stagione 2023, da 57% Fastball 24% Changeup 17% Slider 1% Cutter. Questo potrebbe consentirgli di migliorare 19,6 del suo K%, un valore troppo basso per essere accettabile per il lanciatore di alto livello che speriamo diventi.

Altro sorvegliato speciale è Triston Casas, un giocatore che, avendo appena compiuto 24 anni, potrà mostrarci cosa sa fare avendo raggiunto probabilmente il plateau massimo della sua forma fisica e mentale. Le statistiche della stagione 2023 sono state discrete, ma con una differenza molto marcata in senso positivo se guardiamo quelle relative al periodo successivo alla pausa di luglio (SLG 617 OPS 1034). Siamo ansiosi di capire se riuscirà a confermarsi a questi livelli. 

Tuttavia da questa notte non dovrebbero arrivarci indicazioni perchè in prima base partirà l’immarcescibile Bobby Dalbec. Cosa ci faccia Dalbec nel roster dei Red Sox è un mistero gaudioso, dopo quello che ci ha fatto vedere ogni volta che gli è stata data una ultima possibilità che lui ha sprecato come Zeno fumava le sue ultime sigarette. Sembra però che Dalbec, che contro i mancini ha una media di .273, possa coprire Casas che contro i LHP ha la fastidiosa abitudine di girare a vuoto. Non è neppure escluso di vederli entrambi in campo perchè Casas ha la versatilità di poter giocare in terza, quando e se Rafael Devers abbia bisogno di una giornata di riposo (o quando occorre affrontare un forte mancino sul monte). Esattamente come accade stasera contro Castillo. 

Ok, questo è tutto di quel niente che avevo da dirvi. Stanotte si comincia. Ci vediamo dall’altra parte.

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Febrile attesa per l’opening day

Da quando la tecnologia ha consentito anche agli abitanti del vecchio mondo di poter godere della visione del vero baseball, i Red Sox sono stati costantemente fra i contendenti. In questo periodo hanno rotto la maledizione del bambino, ponendo fine a 86 anni consecutivi di sconfitte, arrivando ad imporsi sulla vetta più alta ben 4 volte nel primo quarto del XXI secolo, stabilendo così un redord ineguagliato. 

Ora, trascorsi 6 lunghi anni dal nostro ultimo, eclatante ed entusiasmante successo, viene il dubbio di aver vissuto una parentesi tanto felice quanto irripetibile. Dopo 5 stagioni in cui, in un modo o nell’altro, aveva comunque qualche motivo per illuderci sull’esito finale, il prossimo 28 marzo, a Seattle, scenderà in campo una squadra consapevole di non avere alcuna prospettiva di migliorare la scorsa stagione che ci ha visto ancora, e ancora, ultimi.

Vi sembro troppo drastico? In effetti è così, ma siccome non vi devo vendere i biglietti, seguitemi un attimo per capire se ho ragione. 

Sulla causa dei nostri ripetuti insuccessi la diagnosi era ampiamente condivisa: il problema era il lancio. Per risolverlo, lo scorso autunno, abbiamo cambiato il capo del front office, in quanto il predecessore, benchè laureato a Yale, si era dimostrato, inspiegabilmente, del tutto inconsapevole del reale problema e aveva pertanto agito in modo erratico ed inconcludente.

Il sostituto invece sembrava più centrato e aveva condotto una campagna acquisti, zeppa di annunci benché povera di effetti. Il principale risultato però sembrava in linea con le necessità: lo scambio di Sale (un asso, perennemente infortunato), con Giolito: un lanciatore di terza file, ma che si pretendeva in grado di lanciare 6 inning ogni 5 giorni tenendoci in partita. Ovviamente c’erano soluzioni migliori, ma nessuna che portasse a un saldo economicamente positivo per la proprietà

Sapete tutti come è andata a finire. Lucas Giolito non lancerà neppure un inning nel 2024 a causa di un intervento chirurgico al braccio. Se saremo fortunati forse lo rivedremo sul monte nel 2025, anche se non è affatto certo che rivederlo in azione si possa annoverare fra gli eventi fortunati.

Alla perdita di Giolito tuttavia il front office dei Red Sox è entrato immediatamente in azione e …. non ha fatto assolutamente nulla. Morale della favola, la rotazione con la quale affronteremo la stagione 2024 sarà la seguente:

  1. Brayan Bello
  2. Nick Pivetta
  3. Kutter Crawford
  4. Tanner Houck
  5. Garrett Whitlock.

Non vi state sbagliando: questa è esattamente la stessa rotazione della scorsa stagione meno Chris Sale. Non sono riusciti a rafforzare un ette una rotazione che nella scorsa stagione si è classificata al 22° posto nella media dei punti guadagnati. E il problema da risolvere (vi ricordate?) era il lancio.

Quindi cosa possiamo sperare? Presi singolarmente questi ragazzi potrebbero anche non sfigurare. Non è difficile vederli come lanciatori nella media del campionato e qualcuno anche al di sopra. Qualcuno di loro potrebbe addirittura sovraperformare, ma se questa non è una prospettiva irrealistica per un solo elemento, lo diventa se pretendiamo che lo facciano tutti. Inoltre se qualcuno di questi cinque ragazzi si fa male e deve trascorrere nell’IL un tempo significativo, (il che è una certezza virtuale di questi tempi) non abbiamo nessuna profondità nel roster con cui fare fronte. I loro sostituti si chiamano Brandon Walter e Cooper Criswell. Per carità di patria non voglio considerare la possibilità che sia Josh Winckowski a passare dal bullpen alla rotazione. Per quello che abbiamo già visto vorrebbe dire che Cora è disperato. 

Con queste premesse, se tutto va bene, il 2024 sarà una stagione di passaggio, in cui i nostri giovani avranno la possibilità di mettersi in mostra, vista la fragilità dei nuovi innesti. Esattamente, mi riferisco posto lasciato libero dal nuovovo slugger Chris Murphy, già strappato. Più probabilmente già a metà potrebbe cominciare a pensare al 2025 e nel frattempo dedicarci maggiormente al bridge, un gioco che penso occuperà stabilmente la mia vecchaia.

NB La prossima stagione potrebbe essere quella nella quale forse rinunciare al contributo di Alex Cora. Giusto per ricordarvi che al peggio non c’è mai fine.

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Un Febbraio in bianco.

Qualcuno mi ha rimproverato, con ragione, per la mia assenza. Ho iniziato diverse volte a scrivere ma, se vogliamo essere eufemistici, sono state settimane tranquille per i Red Sox. Molti rumors riempiti hanno le pagine della stampa specializzata, ma nessuna delle ipotesi di clamorosi scambi e acquisizioni prospettate alla fine è andata in porto. Alla fine quello che avevo scritto era utile solo per essere cestinato. C’è chi ha detto, probabilmente a ragione, che tutto ciò sia stato organizzato ad arte per la campagna abbonamenti, per poi svelare la vera strategia che la proprietà ha in mente: una lunga traversata del deserto.

Dopo due umilianti ultimi posti nella AL best, non c’è stato nessun segnale di cambiamento di rotta. Al contrario è stato chiarito che non c’è nessuna ambizione per il breve periodo, ma si continuerà indefinitamente in una politica di riduzione dei costi, evitando di impegnarsi (e dissaguarsi) sul mercato dei top player.

Questo vuole dire che siamo condannati a stare nelle retrovie? Chi può dirlo. Vincere nella MLB è diventato nel tempo un obiettivo sempre più improgrammabile. Infatti chi poteva mai immaginare che, dopo gli enormi sforzi finanziari profusi da alcuni nel 2023, nelle WS si affronterebbero Rangers e Arizona? 

Ma se la MLB assomiglia sempre di più a una lotteria, di conseguenza l’esposizione finanziaria diventa sempre più rischiosa e le strategie vanno modificate di conseguenza. Questo vale ancora di più per il gruppo che controlla oltre i Red Sox, impegnato su diversi fronti e possessore di un variegato asset basato sull’intrattenimento sportivo. Probabilmente il ritorno di Theo Epstein, considerato in questa cornice, risponde all’esigenza della proprietà di avere una maggiore competenza sulla valutazione della qualità degli investimenti nel baseball.

Sul lungo periodo potrebbe dare ottimi risultati, ma poiché, come diceva quello, è vero anche che sul lungo periodo saremo tutti morti, le prospettive di divertirsi immediatamente con le calzette rosse non sembrano proprio ottimali.

La prossima stagione dovrebbe infatti trascorrere principalmente in attesa che i giovani virgulti Mayer, Teel e Anthony, futuri pilastri del franchising, maturino abbastanza da poter contribuire in modo decisivo alla prima squadra. Gli ottimisti si aspettano che questo evento possa accadere nel corso di questa stagione, ma in realtà nessuno può saperlo con certezza. Potrebbe essere un percorso molto più difficile e lento, per qualcuno di loro o anche tutti. Potrebbe anche non avvenire mai, come è successo innumerevoli volte per innumerevoli giovani talenti. 

Mayer è dato da molti come il migliore prospetto dei Red Sox. È arrivato quarto assoluto nel draft del 2021, rendendolo la scelta più alta al draft dei Red Sox dagli anni ’60. Sembra giusto indicarlo come la più grande risorsa per i Red Sox, eppure FanGraphs, che ha pubblicato l’elenco dei 100 migliori potenziali prospetti la scorsa settimana, lo colloca solo al 69° posto, in netto contrasto con diverse valutazioni precedenti che comunque lo avevano sempre collocato fra i primi venti. 

Probabilmente questo arretramento nella valutazione di Mayer è stato determinato dal fatto che ha avuto infortuni in entrambe le stagioni da quando è stato arruolato che, soprattutto quello alla spalla della scorsa stagione, ha causato un impatto negativo sulle sue prestazioni sul campo in Doppia-A. FanGraph si muove a Mayer, ulteriori critiche individuando aree tecniche di fragilità, così come lo fa con Teel e Anthony, ma questo è normale. Si tratta di prospetti, non giocatori da major league fatti e finiti, c’è bisogno che compiano un percorso di crescita e di tanto lavoro, sperando che i molti avvicendamenti operati nell’ambito del coaching diano frutti.

Comunque, ammesso e non concesso, che tutti e tre questi fenomeni entrano nel roster di prima squadra in tempi brevi, avrete sicuramente notato che stiamo parlando di giocatori di posizione, mentre è il lancio che si è dimostrato il nostro principale punto debole. All’interno del sistema di sviluppo dei giocatori, l’inventario dei lancianciatori su cui puntare è il tempo sorprendentemente scarso e la curiosa decisione di Chaim Bloom di ignorare questo problema nel draft che il manager personale ha contribuito in gran parte ad aggravare la situazione. Breslow è stato assunto con il compito specifico di invertire questa tendenza e si è mosso immediatamente per inserire nel programma di sviluppo della squadra ulteriori elementi pescati dal mercato minori uomini come Sandlin, ultimo arrivato da Kansas City, dopo Isaiah Campbell, Richard Fitts, Greg Weissert , Nicholas Judice e Cooper Criswell. Nessuno di loro è un grande nome, ma nel complesso, ciascuno rappresenta un potenziale futuro elemento della rotazione e più opzioni sono disponibili, maggiori sono le possibilità di un successo.

L’acquisizione del giovane David Sandlin ci è costata, come contropartita, la cessione di Schreiber. Schreiber è stato probabilmente il terzo o quarto miglior rilievo dei Red Sox nel recente passato, anche dopo la sua stagione negativa del 2023. Questo è il tipo di scambio che fai se non credi che non vedremo mai più in azione lo Schreiber del 22, ma è anche il tipo di scambio che fai se non sei preoccupato del danno che la sua perdita potrebbe arrecare al bullpen del 2024, che già non brilla certo per la presenza di fulgidi talenti. Tutto questo scambio ci conferma che i Red Sox oggi sembrano un segnaposto per una versione migliore e più brillante che forse potrebbe apparire, un certo punto, in futuro. Per quanto riguarda il presente tuttavia, sembra proprio che dovremo continuare a tirare la cinghia!

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Un gennaio in bianco

Eccomi di nuovo a voi con il primo commento del 2024. In effetti è un po’ che non scrivo commenti su questo Blog. Per la precisione da Santo Stefano dello scorso anno. Non è stato per pigrizia, ma (ve ne sarete accorti anche voi) per l’assoluta mancanza di notizie. Nonostante le generali aspettative alimentate da proclami strombazzati ai quattro venti, archiviata in modo deludente la corsa per arrivare a Yamamoto, il front office dei Red Sox è sembrato cadere preda di una nuova pandemia di encefalite letargica, come fossimo tornati agli anni 20 del 900.

In precedenza Breslow aveva manovrato a costo zero, sostituendo il terzetto Sale, Urias Verdugo con Giolito Grissom O’Neill e sembrava pronto a spendere cifre colossali per un altro partente e una buona mazza destrorsa. 

In effetti non è andata proprio così. Sembra che la squadra abbia fatto un’offerta per Shoto Imanaga, un altro giapponese che non vestirà la casacca di Boston, che alla fine è approdato a Chicago zona nord firmando con i Cubs. Marcus Stroman invece si esibirà in pigiama con i MFY. Entrambe queste trattative sono state concluse a costi più bassi di quelli preventivati. La circostanza lascia pensare che i Red Sox non erano parte molto attiva della trattativa. Anche sul fronte slugger il bollettino è in bianco. Hernandez che sembrava poterci interessare ha firmato con i LAD, che a quanto pare hanno deciso di sparare su tutto quello che si muove.

Alla fine, quando l’imbarazzo è arrivato al massimo della sostenibilità, Werner e poi Breslow sono usciti fuori a spiegare che eravamo noi che non avevamo capito proprio nulla. I Red Sox sono già competitivi così come sono e il piano non mai stato quello di andare sul mercato a spendere e a spandere, ma barcamenarsi al meglio possibile, aspettando (anzi per la precisione sarebbe “sviluppando in modo aggressivo”, sic) che dal ns farm system emergano i giovani talenti che ci faranno tornare grandi, in particolare si parla Mayer, Anthony e Teel.  Il club considera sostanzialmente questo gruppo intoccabile nelle trattative commerciali e si prevede che sebbene tutti e tre inizieranno l’anno in Double-A, esordiranno nelle major al più tardi entro il 2025.

I più smaliziati fra di voi avranno notato che nel terzetto citato non compare neppure un lanciatore, ma Breslow non ha premura. L’attuale rotazione è composta da quattro lanciatori (Giolito, Bello, Crawford e Pivetta) con Whitlock, Houck e forse anche Winckowski a competere per aggiudicarsi l’ultimo slot disponibile. Non sarà la migliore di tutti i tempi, ma almeno si ritiene in grado di lanciare 6 inning e uscire con la squadra ancora in partita. Se dal bullpen, che non sarà stressato come la scorsa stagione, arrivano prestazioni dignitose, potresti anche puntare a finire fra le sei squadre AL che disputano la post season. Un altro partente di peso farebbe comodo, ma con calma, senza affanni, aspettando l’occasione propizia. 

Che vi devo dire ragazzi!? Mi sembra scontato anche quest’anno vinceremo l’anno prossimo, ma almeno abbiamo un roster senza buchi, non più infarcito di nani, ballerine e vecchi giovanotti di belle speranze. Abbiamo sprecato un lustro a tentare di costruire sulle sabbie mobili, ma ora almeno si vede un barlume di razionalità nella condotta. Ancora non si vede l’ambizione, ma questo è ciò che passa il convento.

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Punto di svolta

Quindi alla fine è accaduto l’inevitabile. Yamamoto non giocherà con i Red Sox. La buona notizia che non giocherà neppure con gli Yankees, i Blue Jays o qualsiasi altra squadra dell’AL, non basta a lenire lo sconforto. Ha preferito entrare nell’affollato firmamento di stelle dei Dodgers, una squadra che evidentemente si sta attrezzando per dominare anche i playoff, oltre che la stagione regolare, avendo raccolto molto meno di quello che era lecito attendersi. 

La delusione a Boston è profonda e non riguarda solo la trattativa per Yamamoto, che, oramai, era di fatto diventato una sorta di miraggio. La città che abitualmente riempie gli spalti del Fenway Park, deve prendere atto che questi non sono più i Red Sox che ha conosciuto e amato dal 2002 al 2018. L’approccio che ha portato a quattro titoli mondiali e a due partecipazioni all’ALCS, è stato messo da parte. La società anno dopo anno, sembra concentrarsi solo in una politica di riduzione delle spese. Le eccezioni rappresentate dai contratti di Rafael Devers e Trevor Story, sono eventi rari che non cambiano il quadro generale, che anzi sembra destinato a rimanere tale a lungo, con buona pace di Tom Werner  e del suo ormai famoso commento alla conferenza stampa introduttiva del nuovo presidente delle operazioni di baseball Craig Breslow.

Detto questo, tuttavia, cercando di dare una valutazione meno emotiva di quanto accaduto, dovremmo chiederci se la decisione di spendere oltre 375 milioni (fra ingaggio e commissioni) per un lanciatore, abbia una base economica. Ora, non esiste organizzazione analitica migliore dei Dodgers, e si sono sentiti a loro agio nello spendere quelle cifre, avrenno avuto le loro buone ragioni. Ma, siccome nessuno è esente da errori di valutazione, i rischi sembrano oggettivamente enormi e sarebbero stati sproporzionati rispetto alle aspettative di ammortamento che Red Sox avrebbero potuto mettere in campo. Devi avere la sfera di cristallo, per spendere un cifra così elevata per un ragazzo che non ha lanciato neppure un inning in MLB. D’altra parte ne abbiamo visti tanti deludere le aspettative per motivi imponderabili e altrettanti che cascano dalla bicicletta e si rompono un polso, magari nel momento cruciale della stagione (dico por dire!). 

Allora adesso quindi cosa dobbiamo fare? Vale la pena notare che qualunque sia la prossima mossa di Boston, non avrà lo stesso impatto di Yamamoto, ma non sarà neppure priva di rischi. Tutti i lanciatori free agent disponibili (i migliori sono Snell e Montgomery) sono scommesse rischiose.

Snell è un’élite negli strike out, ma lo è anche nel concedere BB.  Complessivamente i suoi numeri giustificano le riserve che le franchigie sembrano mostrare nei suoi confronti. Montgomery non è sicuramente un asso. Si tratta essenzialmente un grounders, bravo a mantenere la palla nel parco, ma che non si sposa bene con l’attuale configurazione dei nostri interni. Inoltre pochi giorni compirà 31 anni ed anche se rimane in salute è alto il rischio che diventi inaffidabile a fronte di un modesto degrado delle sue prestazioni.

Inoltre, anche ignorando tutti questi segnali di allarme, dovremmo chiederci se anche alla fine Breslow riuscisse a prendere sia Snell che Montgomery, i Red Sox sarebbero comunque in grado di vincere qualcosa nel 2024? I fan dei Red Sox sono arrabbiati e desiderosi che la squadra faccia qualcosa, anche io mi sento così da tempo, ma questo è proprio il momento di pensarci bene. La situazione non è ottimale ed è difficile che un paio di innesti siano sufficienti a rendere vincente l’attuale roster.

D’altra parte qualcosa sembra proprio che Breslow sia costretto a fare, almeno quel tanto che serva a giustificare il licenziamento di Chaim Bloom. La speranza è che, in mancanza di grandi e giustificabili colpi di mercato, svolga il lavoro basilare trascurato dal suo predecessore. Spero che con Bloom se ne sia andata anche la presunzione di mandare in campo formazioni squilibrate, incapaci non solo di vincere, ma anche di divertire.  Breslow dovrebbe lavorare ai margini aspettando di inserire, al momento opportuno, prospetti eccellenti come Kyle Teel, Marcelo Mayer e Roman Anthony e considerando il fatto che, il prossimo anno, saranno disponibili alcune intriganti opzioni come Zack Wheeler, Corbin Burnes, Walker Buehler, Shane Bieber e Brandon Woodruff, per incrementare il lancio. Forse vale la pena aspettare un altro anno di transizione prima di bloccare il libro paga, solo per dare una risposta emotiva alla contingenza. 

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Winter Meetings report

I Winter Meetings di Nashville Tennessee sono terminati,  Breslow continua a dichiarare che il pitching è la sua priorità numero uno, ma ancora non si vedono risultati apprezzabili, neppure sui fronti secondari.

Probabilmente l’esito di questa offseason sarà deciso dalla destinazione del bersaglio più grosso che i Red Sox stanno inseguendo, Yoshinbou Yamamoto. Yamamoto è un giocatore che possiede tutti i requisiti per piacere ai Red Sox:

  • è il miglior starting pitecher disponibile 
  • troverebbe subito posto nel top della ns sguarnita rotazione
  • è giovane. avendo compiuto 25 anni lo scorso agosto.
  • come lanciatore della NBP, la major league giapponese, non inciderà sulla priorità di scelta al draft.

Naturalmente queste sono caratteristiche che si adattano a tutte le squadre MLB e quindi dovremo battere un bel po’ di concorrenza.  Non solo. Oltre alle ben chiare qualità che Yamamoto possiede, c’è anche una gran penuria di altre opzioni disponibili. Nessun altro lanciatore, con caratteristiche perlomeno simili,  è sul mercato dei free agent in questo momento. Ma neppure lo sarà nella prossima offseason, che vedrà sul mercato alcuni (attuali) buoni partenti, ma nessuno avrà meno di 30 anni. Se i Red Sox vogliono ingaggiare qualcuno così bravo e così giovane, senza smantellare il loro intero system farm appena ricostituito da Bloom, Yamamoto è l’unica opzione sensata. 

Questa sembra un’opinione molto diffusa, e, almeno a giudicare dalle risposte date alle interviste dal nostro GM, non sembra che le cose vadano benissimo. Il mercato per Yamamoto si restringe a una lista di pochi e selezionati pretendenti fra i quali però sembra noi siano assenti. I Red Sox hanno una forte presenza di scouting in Giappone ed erano noti per puntare con interesse su Yamamoto. Se ora tengono la bocca chiusa riguardo ai dettagli delle loro attività in corso non è certo un buon segno.

Anche per il resto della to do list e non si sono fatti progressi. I Red Sox rimangono alla ricerca di un esterno destro e di un seconda base dopo la cessione di Urias e Alex Verdugo. Da queste operazioni (e dalla Rule 5) sono arrivati una pletora di lanciatori prevalentemente destinati alle leghe minori, che certo non rappresentano una svolta della situazione.

Per il momento quindi la prima offseason di Breslow assomiglia in modo preoccupante alle ultime quattro con Chaim Bloom. Quando gli è stato chiesto se pensava che tutto dipendesse dalla firma di Yamamoto, ha farfugliato una risposta diplomatica dicendo che stanno gettando un’ampia rete, lasciando le loro possibilità spalancate a varie soluzioni. La solita tiritera che abbiamo ascoltato in precedenza per nascondere la mancanza di risultati.

Naturalmente non è finita finché non è finita, e i conti si fanno alla fine, ma per il momento non c’è da stare allegri.

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