Al nostro livello

Stanotte prima partita con i Cincinnalti Reds, una squadra senza grandi ambizioni e quindi al nostro livello. E’ stata l’occasione per rivedere all’opera il grande “Tito” Francona, protagonista dei nostri golden ages. Doveva essere un duello tra lanciatori. Si è concluso con un ricevitore sul monte all’ultimo inning per chiudere una partita ormai decisa.

Lo spettacolo principale si preannunciava come il confronto tra l’asso dei Boston Red Sox Garrett Crochet e la migliore promessa dei Cincinnati Reds Chase Burns, che la scorsa settimana, al suo debutto MLB contro i New York Yankees, ha eliminato i primi cinque battitori affrontati.

Invece, Burns si è letteralmente dissolto nel primo inning della sua seconda partenza, registrando un solo out, mentre l’attacco alla Jekyll e Hyde dei Red Sox si è scatenato, segnando sette punti e mandando 13 uomini al piatto.

Protagonista assoluto Wilyer Abreu, che non solo ha realizzato un fuoricampo inside park  al quinto, ma ha anche un grand slam all’ottavo, fissando il punteggio finale di 13-6.

Abreu è solo il quinto giocatore dal 1901 a realizzare un grand slam e un fuoricampo inside-the-park nella stessa partita. L’ultimo fu Roger Maris dei Kansas City nel 1958. Con questi numeri potrebbe essere protagonista di una nuova fantastico scambio targato Craig Breslow. Noi abbiamo troppi esterni e bisogna fare spazio al ritorno di Yoshida e ci sono fantastici Striping Machine men disponibili sul mercato.

Con il pitching change nella parte alta dell’ottavo, Jordan Hicks replaces Greg Weissert, dandoci così la possibilità di vedere all’opera uno dei giocatori ottenuti dallo scambio criminale. Anche se la partita era virtualmente finita il ragazzo ha fatto vedere un buon controllo e il sinker in tripla cifra, che scalda l’aria nei pressi del piatto. Gli ci sono voluti solo 10 lanci per tornare a sedersi e direi che, come prima valutazione, è veramente un ottimo elemento per chiudere le stalle quando i buoi non solo sono scappati, ma si sono rifatti una vita altrove.

Masataka Yoshida inizierà un periodo di riabilitazione con i Worcester Red Sox il 1° luglio. Se tutto andrà bene con il suo ritorno in azione, Yoshida potrebbe tornare nella formazione dei Red Sox prima della pausa dell’All-Star Game. Masa è una discreta mazza e sicuramente potrà migliorare la situazione in attacco. Purtroppo è un esterno, peraltro mediocre, e sarà difficile trovarli in ruolo in difesa. Noi invece avremo la necessità di sostituire qualche interno con giocatori degni della MLB, mettendo da parte elementi come Hamilton, che questa stagione stato un disastro sia in attacco, sia in difesa. Per non parlare di Wong che è stato praticamente nullo fino ad ora, e dobbiamo accendere ceri alla Vergine del Rosario affinché Narváez sia preservato da ogni male. 

Ma queste sono preoccupazioni di una grande franchigia che vuole competere, non per gli attuali Boston Red Sox.

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Le brevi vite felici dei Boston Red Sox

In un racconto di Ernest Hemingway, Francis Macomber è un ricco americano che partecipa a un safari in Africa, assieme alla moglie e a un cacciatore bianco professionista. All’inizio Francis non dimostra grande coraggio, tanto che la moglie lo tratta male, accusandolo implicitamente di essere un vigliacco. Nella caccia successiva, però, Macomber si rinfranca, uccide dei bufali pericolosi e riacquista visibilmente fiducia in sé stesso. La moglie, che percepisce questa mutata condizione come una minaccia, approfitta di un momento in cui Francis deve affrontare una situazione critica per sparargli, colpendolo alla base del cranio. Il cacciatore sistema le cose per far passare il tutto come un incidente, anche se è convinto che lei abbia deciso di ucciderlo deliberatamente.

Questo racconto mi è tornato in mente dopo la quinta sconfitta consecutiva rimediata ieri a Disneyland: negli ultimi anni, ogni volta che la squadra sembra aver trovato il suo ritmo, qualcuno del front office prende il fucile e, deliberatamente, decide di affossarla.

Il rifle shot che ha fermato i Red Sox quest’anno è rappresentato dalla cessione di Ciccio Devers in cambio di nulla di significativo. Non ci voleva certo un genio per prevedere che privarsi del miglior battitore non avrebbe giovato a una squadra con tanti difetti nel roster, ma le assurde modalità dell’operazione, il tempismo scellerato, le giustificazioni cretine hanno innescato un vortice di conseguenze negative fino a raggiungere le dimensioni della catastrofe.

I Red Sox sono in picchiata, e non si capisce proprio cosa dovrebbe succedere per evitare di sfracellarsi al suolo. È normale che, per chiunque segua la squadra per diletto e non per professione, diventi estremamente difficile continuare assiduamente e dare conto di quanto succede in maniera partecipativa:

  • Boras ha detto che attiverà l’opt-out del contratto di Bregman a ottobre? Vabbè, pazienza, dicono tutti così.
  • Kutter Crawford non tornerà sul monte questa stagione per un’operazione? Esticazzi, tanto era una pippa!
  • Quinn Priester, il lanciatore accolto con la fanfara lo scorso anno — cedendo un ottimo prospetto (Nick Yorke) ai Pittsburgh Pirates — o girato ai Birrai per qualche peanuts dopo alcune prestazioni giudicate poco convenienti è lo stesso lanciatore che ora ha un record di 5-2 con una media PGL di 3.68, mentre la nostra rotazione è falcidiata dagli infortuni? Sono cose che capitano!
  • Da quando i Red Sox hanno ceduto Rafael Devers il 15 giugno, i molti giocatori schierati al numero due dell’ordine di battuta hanno registrato complessivamente .199/.262/.349. Invece di .264/.390/.875, che ci avrebbe garantito Ciccio? Bang! proiettile arriva alla base del cranio.

Per giustificare l’ingiustificabile trade, la dirigenza dei Red Sox ha fatto diverse affermazioni ridicole, ma ce n’è una di Breslow che mi torna continuamente in mente:

“Penso che ci siano delle reali possibilità che, alla fine della stagione, guardando indietro, avremo vinto più partite di quante ne avremmo vinte altrimenti.”

Col passare del tempo (e non ce n’è voluto molto), questo commento sconsiderato è invecchiato così male, diventando così assurdo, da sembrare pronunciato da una personalità problematica e disturbata.

Boston è in una striscia di cinque sconfitte consecutive, incluse due partite perse proprio contro i Giants, la nuova squadra di Devers, e in questo periodo ha avuto una media inferiore a quattro punti a partita.

Per tutta la stagione i Red Sox hanno sempre faticato, quasi in ogni partita, almeno in un reparto. Quando il partente era dominante, come spesso è successo con Crochet, l’attacco scompare. Quando lo staff dei lanciatori implode, l’attacco magari è più brillante e prova a mettere assieme delle rimonte, solo per poi perdere, molto spesso, di uno o due punti.

Tutto questo porta però all’inevitabile conclusione che non siamo una squadra migliore senza Devers, in qualsiasi modo vogliate considerare questa affermazione. La dirigenza ha peggiorato il suo attacco — già di per sé poco brillante — in maniera deliberata e senza esitazioni. Questa automutilazione ha potenzialmente compromesso l’intera stagione, e risulta ancora più dolorosa per le motivazioni che configurano, come si dice in termini giuridici, i futili motivi: sono andati in conferenza stampa e hanno seriamente insistito sul fatto che si trattasse di sanzioni disciplinari, mentre hanno respinto con decisione le motivazioni finanziarie.

Se i Red Sox non accedessero ai playoff, come ormai sembra più che probabile, la proprietà dovrebbe rivedere i criteri con cui ha scelto i dirigenti negli ultimi anni: disfarsi dell’idiota e del sociopatico e affidarsi a un CBO di comprovata esperienza e capacità — un professionista che sappia come si costruisce un roster forte ed equilibrato. Individuata questa figura, però, occorre anche affidargli un mandato senza riserve e pregiudiziali. Tale mandato dovrà includere la possibilità di stravolgere lo staff tecnico, compresa la figura del manager, che sembra destinata a sopravvivere ad ogni evenienza, senza mai pagare dazio.

Detto questo, per quanto mi riguarda, mi metto in stand-by. Mi è passata la voglia di seguire una squadra con una proprietà disinteressata a vincere. Naturalmente questo mio atteggiamento non avrà nessuna ripercussione, ma credo che se i tifosi di Boston svuotassero lo stadio, smettessero di comprare merchandising, ecc., sarebbe l’unico modo per modificare questa incresciosa situazione. La conseguenza di questa mia decisione è che i post di questo blog saranno sempre più rari, legati solo a situazioni particolari. Naturalmente, il mio posto è a disposizione per chiunque di voi sia più motivato di me.

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Roman’s Empire

La prima serie di questa settimana portava gli indisponenti raggeti al Fenway come interludio fra i due confronti con i MFY. Anni fa la proprietà dei Red Sox ha tentato di imitare il loro modello  di business, è stato un disastro e ne stiamo ancora scontando le conseguenze. Probabilmente non basta copiare le best practices, ma occorre anche qualche rito voodoo e gli alligatori che circondano lo stadio. Anche quest’anno che sono senza un home field e giocano in campagna, stanno ancora davanti in classifica. E’ dal 2008 che questa gente tutti gli anni rompe i cabasisi, bisognerà decidersi a spararli. 

L’evento che ha caratterizzato l’inizio della settimana è stato il tanto atteso esordio di Roman Anthony, frutto dell’abile strategia e della capacità di programmazione del nostro front office: l’arrivo di Mayer a fine maggio è dipeso dallo stop di Bregman, ecco che Roman Anthony ha fatto il suo debutto in Major lunedì, causa infortunio di Wilyer Abreu. Il dominicano infatti si è stirato l’obliquo (probabilmente su uno swing venerdì a New York) e ha lasciato spazio al prospetto numero 1 di tutta la MLB. Insomma le mosse di roster sono guidate esclusivamente dagli infortuni. Bene, un pensiero di meno per il povero Breslow oberato di lavoro!

Anthony, chiamato poche ore prima del primo lancio contro Tampa Bay, ha vissuto un esordio non proprio morbido: 0 su 4 ma con un RBI, una base su ball, un errore difensivo pesante… e pure una sostituzione negli extra, Welcome to The Show.

📅 Gara 1 – Lunedì 10 giugno: Tampa Bay 10, Boston 8 (11 inn.)

Una partita da pazzi. Fenway ha visto di tutto: l’esordio di Anthony, i Red Sox avanti, poi ripresi, poi sorpassati… e infine battuti in 11 inning. Boston ha lottato fino alla fine ma il bullpen non ha tenuto, e la squadra ha incassato una sconfitta amara.

📅 Gara 2 – Martedì 11 giugno: Boston 3, Tampa Bay 1

La serata del riscatto. Roman Anthony, con la famiglia sugli spalti, ha colpito al primo inning: doppio da due RBI in campo opposto per il 2-0 iniziale che ha scaldato il Fenway. Il resto lo ha fatto Lucas Giolito, finalmente solido: 6 inning, 1 run non guadagnato, 3 hit.

Trevor Story ha aggiunto il colpo del KO nel sesto: fuoricampo da 108 mph per il 3-1. In chiusura, Greg Weissert ha firmato il suo primo salvataggio dell’anno contro il cuore del lineup dei Rays. Difesa e pitching da manuale, con Anthony che ha anche firmato una presa in scivolata spettacolare.

📅 Gara 3 – Mercoledì 12 giugno: Boston 4, Tampa Bay 3

Una partita da ricordare per Marcelo Mayer, che ha infiammato Fenway con due fuoricampo a destra. Il primo da 418 piedi, il secondo da 410: numeri da slugger navigato, e invece parliamo di un 22enne appena arrivato. Il match era stato riaperto da Yandy Díaz con un homer da due punti nel quinto, ma il solito Abraham Toro ha risposto subito con una bordata centrale da 408 piedi, il suo quinto fuoricampo dal 3 maggio.

Walker Buehler, dopo la batosta subita nel Bronx, ha messo insieme una partenza da sette inning, con 7 K e solo 3 punti concessi. Narváez è stato perfetto dietro al piatto, stoppando due tentativi di rubata, e Weissert ha chiuso con una K da 94 mph su Matt Thaiss per salvare il risultato, all’ottavo, dando al nostro closer l’opportunità di vincere finalmente una gara per un punto.

Vincere questa serie è stato enormemente incoraggiante visto che Tampa in questo momento è proprio la squadra che detiene la terza WC a 3.0 GA. Non è detto che siano proprio loro la squadra da battere, visto che sia davanti che dietro in classifica c’è una tonnara ribollente di squadre che potrebbero ambire a cogliere lo stesso obiettivo, ma almeno siamo nel mucchio e possiamo ancora sperare. 

Prossima fermata: Fenway pieno per gli Yankees

Dopo la botta e risposta nel Bronx, si torna a Fenway per un’altra serie ad alta tensione con gli Yankees. Garrett Crochet salirà sul monte per primo mentre dall’altra parte lo Starter è ancora da annunciare.  Stay tuned.

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Per la serie: “Le grandi mosse di Alex Cora”

Non sapremo mai se Alex Cora ha combinato un casino nella gara finale con i Mets, un casino che ci ha impedito di ottenere la prima sweep stagionale, a meno che oggi pomeriggio non inventino una macchina del tempo che ci dia l’opportunità di rigiocare la partita. 

Cora entra in scena nella parte alta del sesto inning. La gara è sull’1-1 perché una palla battuta da Duran, che in estate sarebbe stata un grand slam, è stata presa al volo al filo con la recinzione del bullpen. L’attacco non era in serata: Bregman ha terminato con un golden sombrero (0/4) lasciando molti RISP lungo la strada. Anche Abreu e Rafaela Story hanno chiuso con 0 valide e 2 strikeout. Non è possibile che Narváez decida da solo tutte le partite!

Insomma la gara era in parità, ma poteva ancora essere vinta, se Cora non avesse attuato una strategia decisa a tavolino prima della partita. Nonostante abbiano avuto bisogno di 15 2/3 inning dal bullpen nelle ultime tre partite, mercoledì Cora aveva programmato una partenza abbreviata per l’asso Garrett Crochet.

Crochet guida la Major League per inning lanciati (68 1/3), è a pari merito con il maggior numero di partenze di sette o più inning in questa stagione e aveva lanciato per 100+ lanci nelle due partenze consecutive precedenti.

Quindi, quando il manager Alex Cora è salito sul monte di lancio con un out al sesto inning per togliere Crochet dal gioco con solo 85 lanci, ha fatto parte della gestione del carico di gioco, una strategia che forse poteva attendere un’altra decina di lanci e che potrebbe essere costata la partita alla squadra. Oltretutto Crochet era lanciatissimo e aveva messo K Soto per la terza volta e giustamente ha smoccolato quando si è reso conto di quello che stava succedendo (Cora non lo aveva avvisato delle sue intenzioni??). Ora i Red Sox sono scesi a 2-4 nelle ultime sei partenze di Crochet, dopo aver vinto quattro delle sue prime cinque partenze. 

Comunque ok, Crochet ci serve sano a Ottobre, quando le partite contano di più e diciamo che va bene così, ma perchè chiamare sul monte Liam Hendriks per concludere il sesto inning? E’ vero che ha ottenuto subito due eliminazioni rapide, ma poi si è trovato in grandi difficoltà nel settimo, un inning che non avrebbe proprio dovuto iniziare.

Prima della partita, Hendriks aveva espresso al Boston Globe la sua frustrazione per il modo in cui Cora lo avevano utilizzato. Hendriks in effetti è lanciatore con caratteristiche che i Red Sox possono trovare migliori altrove e risulta oscurato nel suo ruolo. Questo non significa che possa andare bene come rilievo multi inning, dopo essere stato sottoutilizzato. Oltretutto, essendo al sesto inning, era del tutto evidente che prima e poi doveva entrare Newcomb, per sei sette out.

Invece, dopo tre singoli consecutivi incassati da Hendriks, con Baty pronto a battere, Cora si è affidato a Bernardino, il pitcher che deve fermare i mancini. Dato che tutti i battitori destri di New York erano nella formazione iniziale della partita per affrontare Crochet, il pinch hitter non era un’opzione realistica.

Baty però affrontava un Bernardino un po’ stando e, sul conteggio di 2-2, riusciva a impattare un sinker, rimasto alto quanto la coscia,  sul green monster in campo opposto, che hanno fruttato  ai Mets due punti decisivi. Rabbia!

Per domani è prevista su Boston una tempesta di neve e questo darebbe a un bullpen esausto un giorno libero supplementare. Speriamo!.

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I numeri di Duran

Quando una delle squadre più in forma della Major League Baseball arriva in città con il suo asso sul monte, la serata rischia di trasformarsi in una lunga sofferenza per i tifosi che hanno gremito gli spalti del Fenway Park. D’altra parte i precedenti non erano certo lusinghieri: partite perse male, altre perse peggio, facevano presagire il peggio. E invece le nostre Calzette Rosse hanno ribaltato completamente il copione, firmando una delle prestazioni più solide della loro stagione: vittoria per 3-1 contro i New York Mets con una prestazione corale che fa ben sperare.

I riflettori erano puntati su Kodai Senga, il fenomenale lanciatore giapponese che si presentava con una media PGL di 1.02 — la migliore della National League. Nonostante Senga abbia comunque registrato una partenza di qualità, i tre punti guadagnati hanno segnato il massimo stagionale per il lanciatore destro, dotato di un lancio peculiare, detto “ghost fork”, che registrava una media battuta di .085 prima dell’inizio della partita. Boston, però, ha sfidato le statistiche e ha messo subito pressione al partente destro, segnando due punti già nel primo inning e un terzo nel secondo. A fine serata la ERA di Senga è salita a 1.43.

L’approccio aggressivo dei Red Sox ha fatto subito la differenza. Jarren Duran ha accolto Senga con un doppio sul primo lancio, seguito da una base su ball a Rafael Devers. Un groundout di Alex Bregman e un singolo di Trevor Story hanno portato il punteggio sul 2-0. Poco dopo, nel secondo inning, un fantastico triplo di Duran ha spinto Carlos Narváez a casa base per il 3-0.

Durante la gara c’è stata una fugace immagine di Wong che fissava Narváez durante un suo turno alla battuta. Aveva la bocca aperta e uno sguardo spento. Fissava uno che in 34 partite ha già piazzato 32 valide. Davide aveva chiesto, nell’ultimo post, se ora era lui il titolare. Sicuramente vive un’annata favolosa e finchè dura per Wong sarà impossibile riprendersi il posto.

Duran non ha solo contribuito in attacco, ma ha anche brillato in difesa con una giocata chiave quando ha effettuato una presa contro il Green Monster e un’assistenza che ha eliminato Pete Alonso mentre tentava di avanzare in seconda. E’ il suo momento caldo al piatto. Duran ha totalizzato 7 valide su 15 AB (.467), con due tripli, un doppio, un fuoricampo, cinque RBI, tre punti segnati, una base rubata, due basi su ball e due strikeout nelle ultime quattro partite in casa. Sembra cominci a ingranare, ma ne riparliamo.

Hunter Dobbins, al suo debutto contro una squadra del calibro dei Mets, ha gestito la pressione con maturità. Il rookie ha concesso un solo punto in 4.2 inning, ben supportato da una difesa solida e da un bullpen finalmente impeccabile. Dopo di lui, sono entrati in campo Justin Wilson, Greg Weissert, Justin Slaten e Aroldis Chapman, tutti protagonisti di un lavoro pulito e determinante. Tre doppi giochi hanno chiuso le porte a ogni tentativo di rimonta dei Mets in momenti critici della partita.

Wilson, che ha ottenuto la W, si è distinto per un pitching duel da 10 lanci contro Francisco Lindor, chiuso con uno strikeout fondamentale, che ha chiuso il quinto inning con uomini agli angoli.  Chapman ha siglato la sua settima salvezza, chiudendo la partita con un doppio gioco che ha messo d’accordo tutti.

Nel sesto inning, dopo un singolo e una base su ball, Wilson ha ottenuto un altro fondamentale doppio gioco prima che Vázquez passasse la palla a Greg Weissert, che ha chiuso l’inning su volata di Vientos.

Weissert ha ottenuto due out nel settimo, ma dopo una base su ball e un singolo ha lasciato il posto a Justin Slaten, chiamato nuovamente per affrontare Lindor. Slaten ha chiuso l’inning con un solo lancio, inducendo Lindor a una debole battuta a terra.

Nell’ottavo, Slaten ha eliminato i Mets rapidamente, lasciando il nono inning ad Aroldis Chapman. Il closer ha gestito un singolo e ha completato il terzo doppio gioco della serata per sigillare la vittoria e il suo settimo salvataggio stagionale.

Alla guida dei Red Sox, eccezionalmente, c’era Ramón Vázquez: il coach ha preso il posto di Alex Cora, assente per la laurea della figlia. E ha colto l’occasione per ottenere la sua prima vittoria da manager, celebrata dai giocatori con la classica doccia di birra nello spogliatoio. E questo porta acqua al mulino di Davide, che ha individuato in Cora uno dei problemi da risolvere per la squadra 🙂

Una cosa buona però Cora l’ha fatta. Ha mandato a battere Duran, ancora e ancora anche se i suoi numeri finora non sono stati esplosivi. Sono esattamente quelli del 2024. I dati lo confermano: il suo inizio 2025 somiglia in modo inquietante a quello della sua straordinaria stagione 2024, culminata con una convocazione all’All-Star Game e numeri da capogiro.

Nel 2024, Duran aveva chiuso con una media battuta di .285, .834 di OPS, 48 doppi, 14 tripli, 21 fuoricampo e 34 basi rubate in 160 partite, con un impressionante 8.7 di bWAR, quinto miglior valore dell’intera MLB. Fu il primo giocatore dal 1968 (dai tempi di Lou Brock) a guidare entrambe le leghe in doppi e triple. Insieme a Bobby Witt Jr., è entrato nella storia come uno dei soli due giocatori a registrare 10+ triple, 20+ HR, 30+ rubate e 40+ doppi in una stagione.

Guardando i numeri delle prime 47 partite del 2024, Duran non aveva ancora acceso i riflettori: .271/.341/.443, con 52 valide, 14 doppi, 6 triple, solo 2 fuoricampo e 10 basi rubate. Curiosamente, dopo 47 gare nel 2025, siamo quasi lì: .263/.312/.405, 54 valide, 10 doppi, 5 tripli, 3 HR e 12 basi rubate. Lo stesso numero di strikeout: 48.

Lo ha notato anche lui. “Se guardi i numeri, sono quasi identici a quelli dell’anno scorso,” ha detto Duran. “Eppure, mi sembrava di essere partito malissimo. Ma quando li metti a confronto, ti rendi conto che non è poi così male. È strano.”

Infatti, la vera svolta nel 2024 arrivò a giugno, quando Duran iniziò una striscia caldissima: da quel momento in poi batté .302 con .883 di OPS. Non c’è nessuna garanzia che la storia si ripeta, ma, senza saper né leggere né scrivere, anche io lo manderei in battuta ancora e ancora fino a che non inizia l’estate.

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Stagione in bilico

E’ arrivato giugno, si comincia a sentire il tepore dell’estate (almeno nelle ore in cui non piove) e come ogni anno le speranze dei Red Sox di ricavare qualcosa di onorevole da questa stagione stanno facendo le valigie per migrare al nord, più o meno verso i prossimi Winter Meetings. 

Intanto per non farsi trovare impreparato le valigie le ha dovute fare Raimel Tapia che è stato messo DFA. La mossa di roster potrebbe avere diverse motivazioni. La motivazione basilare è che i fantastici capelli di Tapia sono incompatibili con il caschetto omologato MLB, tanto è vero che non c’era verso che gli rimanesse sulla testa quando correva sulle basi. C’è anche il fatto che Arroyo doveva rientrare dalla IL, qualcuno doveva andarsene ed è toccato a Tapia. D’altra parte la lista degli esterni sacrificabili da scorrere per prendere questa dolorosa decisione era diventata molto molto corta, da quando Reifsnyder ha ottenuto un’estensione del contratto di un anno, con un’opzione di squadra da $ 2 milioni per la stagione 2025. Stabilito che Refsnyder rimarrà, Tapia si è girato per vedere chi altro c’era candidabile al DFA e non ha trovato nessuno.

Magari per lui è meglio, si chiude una porta e si apre un portone. Si è messo in mostra con buone percentuali in battuta, specialmente contro i battitori destri, e potrebbe trovare un ingaggio per allungare una panca con una squadra che, a differenza dei Red Sox, disputerà i playoff. 

Ebbene è il momento di dircelo con franchezza ragazzi, l’infortunio di Sale ci taglia le gambe. Dopo un inizio un po’ stentato, nell’ultimo periodo abbiamo visto di nuovo Sale lanciare in modalità Cy Young, durante il quale ha registrato un’ERA di 1,90 con solo quattro BB e 26 strikeout in 23,2 inning. Poteva essere la prestazione di cui i Red Sox avrebbero avuto bisogno per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi. Ora però è finita, e dobbiamo farcela bastare, pensando che in fin dei conti è molto di più di quello che Sale che ci ha dato dalla stagione 2019 in poi. Ora purtroppo la spalla ha iniziato a fargli male durante la sua ultima uscita e quindi è stato messo nella IL da 15 gg. La spalla però è una brutta bestia per un lanciatore. Lui dice di sentire che questa volta l’infortunio è meno grave delle altre volte, ma ovviamente potrebbe essere solo una sua pia illusione. Non può saperlo, nessuno lo sa. Allo stato dell’arte potrebbe mancare per tutta la stagione (anche se non cade di nuovo dalla bicicletta), oppure potrebbe star fuori solo qualche settimana. Tutte le opzioni sono sul tavolo al momento, tranne quella per cui lo avremo sul monte nel momento cruciale della stagione.

A quasi quattro mesi e più di 100 partite al termine della stagione 2023 e i Red Sox intraprendono una trasferta di sei partite a Cleveland e New York questa settimana, senza il loro miglior partente. C’è la sensazione che la stagione potrebbe essere in bilico. La sconfitta per 4-1 di lunedì contro i raggetti – la decima nelle ultime 14 partite – ha fatto scendere il record esattamente a quota 0,500 per la prima volta dal 29 aprile.

Le ultime serie homestand sono state molto deludenti (2-5), il che ha peggiorato il record di 4-9 nelle ultime 13 partite al Fenway. Non sono i migliori presupposti per affrontare in trasferta due rivali che ci contendono un posto nei playoff, proprio mentre non solo le mazze si sono raffreddate, avendo segnato due punti o meno in sette delle ultime 13 partite, ma il gioco in generale è peggiorato nei fondamentali.

In un’intervista Cora ha detto l’altro giorno che i Red Sox non erano un buon club difensivo. Direi che è positivo che se ne rendano conto, anche se sarebbe stato problematico negare una cosa tanto evidente. Una evidenza confermata dai numeri: secondo la metrica difensiva di FanGraphs, Boston è 24esima nel baseball nella difesa di squadra. Questo è un problema difficile da risolvere. Il nostro campo interno sarà bloccato sui nomi di Devers e Casas per i  prossimi 10 anni e questo vuol dire che ce la faremo sotto ogni volta che la palla rimbalza in diamante. Cora potrebbe dare a Wong un po’ più di presenze dietro al piatto e speculare sul ritorno di  Trevor Story tra circa un mese, che mitigherebbe il problema più grande, ma un mese è un sacco di tempo e di sicuro non avremo Mondesi a coprire la seconda. Anche per ciò che riguarda l’outfield ci sono poche speranza visto che devono necessariamente giocare Yoshida, Duran e Verdugo. Anche il rientro di Duvall probabilmente non significherà una svolta dal punto di vista difensivo. Insomma c’è poco da fare per migliorare sensibilmente il livello, perché si tratta di una scelta strutturale fatta deliberatamente.

Allora cosa ci attende da qui a metà luglio? Alla scadenza di mercato saremo buyers o sellers? C’è da farsi poche illusioni. Difficilmente saremo in una posizione migliore di adesso e abbiamo un organico che, abbiamo capito, non si può migliorare  semplicemente con qualche innesco. Lo scenario più probabile quindi è che Bloom faccia il piazzista e tiri su un sacco di soldi 

Nel roster di sono un sacco di ragazzi che potrebbero aiutare altri club e con contratti a breve termine che Bloom può scambiare senza grandi problemi. Nomi come Turner, Hernandez, Duvall, Paxton potrebbero essere appetibile e portare buoni introiti. Anche  Alex Verdugo potrebbe salutarci. Verdugo sarà sotto controllo fino alla fine del 2024, ma in seguito sarà un free agent. Non sono stati segnalati colloqui in merito a un’estensione del contratto e sebbene Verdugo sia un buon giocatore, non si è dimostrato essere un elemento imprescindibile per il futuro. Vedremo cosa decideranno di fare i Red Sox, ma c’è da scommettere che Bloom prenderà seriamente in considerazione la faccenda.

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Dopo la serie a Baltimora

Nella trasferta a Baltimora secondo me i Red Sox hanno dimostrato di essere quello che sono: una squadra di medio livello, assemblata senza un criterio riconoscibile, con i migliori giocatori con prestazioni altalenanti e in perenne emergenza quando si tratta di gestire la IL.

Quando sembrava che Yu Chang cominciasse a essere abbastanza utile con la mazza, tanto che si poteva lasciarlo nel lineup iniziale, si è fratturato il polso e lo rivedremo in campo fra qualche settimana. Questo evento ha riportato Arroyo nella formazione e non se ne sentiva proprio la necessità.

Il calendario ci mette davanti degli O’s che obiettivamente ci sono superiori che questa volta non commettono errori clamorosi per riaprire le partite vinte e si aggiudicano la serie con apparente facilità. In questo contesto secondo me le sconfitte rimediate da Sale e Houck non sono dovute a un regresso di prestazioni dei nostri partenti, abbiamo solo trovato un attacco tra i più efficaci fra quelli che ci sono in giro. Vedremo se con Cleveland, che affronteremo dopo un giorno di riposo, gli eventi confermeranno queste valutazioni.

Intanto si risolve il problema della rotazione e sei. SI ritorna al normale numero 5 rispedendo Bello in triplo A. L’alternativa sarebbe stata mandare Houck nel bullpen, e privarsi del partente finora apparso più affidabile. Secondo me però ci saranno altre puntate di questa vicenda, che speriamo non diventi una telenovela.

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Qualche nota positiva

Non è la stagione dei miei sogni, ma seguire i Red Sox non è la tortura che avevo immaginato.Nella gara finale con i birrai finalmente Yoshida ci ha dato un’idea di quello che può essere e ancora non è stato. I due dong battuti all’ottavo, fra cui un grand slam, non sono affatto in linea con quello che abbiamo visto nelle sue prime 13 partite in MILB. A parte gli ultimi due turni in battuta Yoshida mostrava avere una grande disciplina a piatto che si traduce in un eccellente percentile nelle statistiche di K e BB. Un giocatore che gira la mazza con oculatezza e solo quando passa sopra al piatto dovrebbe essere difficile da affrontare per i lanciatori. Purtroppo, finora, quando toccava la palla le statistiche precipitavano nella zona di mediocrità: poca potenza, bassa velocità di uscita e una preponderante produzione di grounder. I Red Sox sicuramente non lo hanno preso per produrre singoli e palle di potenziali DP, però 13 partite sono poche, anzi pochissime e Yoshida finalmente ha fatto vedere che cosa sa fare veramente.

Insomma siamo ultimi in classifica però questo è il destino nella AL best division di chi detiene un record intorno 500 (lo stesso degli LA Dodgers per dire!), ma ci sono alcune buone notizie:

  • Verdugo è un ottimo lead off, batte con continuità e potenza, è veloce sulle basi. Una spina nel fianco della difesa avversaria. Non solo. E’ notevolmente migliorato in difesa, specialmente considerando come era andato nel 22 (male) e che era stato spostato a destra, lasciando al più problematico Yoshida il lato sinistro del campo esterno. Insomma non se l’è cavata male. La statistica OAA (Outs Above Average), una metrica di Baseball Savant. Verdugo sta nel 94° percentile. Un enorme balzo in avanti al 13° del 22, o il 10° del 21. E’ vero, sono poche partite, però…..
  • Ciccio Devers: anche il nostro ragazzone che copre il cuscino di terza sembra finalmente aver smesso di liticare con la palla. La stessa statistica OOA piazza Devers al 98° di percentile, il che vuol dire che è terzo attualmente nel baseball. E’ vero, sono poche partite, però…..
  • Kenley Jansen: non ero entusiasta dell’acquisto, perchè temevo che fosse un po’ bollito dal sole di LA, anche se non osavo dire nulla visto le alternative in campo closer (la disperazione assoluta). Mi devo ricredere. Jensen ha fatte delle notevoli apparizioni, alta percentuale di K e zero HR, migliorando le statistiche della precedente stagione, insomma proprio quello che ci si aspetta da un coloser. E’ vero, sono poche partite, però…..
  • Jarren Duran: tornato in squadra per l’infortunio di Duvall e l’ennesimo fiasco di  Dalbec, Duran ha fatto vedere di aver messo bene a frutto la lunga pausa dallo show, tirando fuori un nuovo swing e un nuovo approccio al piatto. Stiamo parlando di statistiche di numero di partite ancora più esiguo, ma ciò che ha mostrato finora è stato impressionante anche per la velocità che mostra sulle basi. Se continua Cora potrebbe portarlo al primo posto nel lineup. Insomma non è lecito aspettarsi nulla da Duran, ma godiamoci questa manna caduta dal cielo.
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Opening day

Finalmente è arrivato l’opening day e la prima sconfitta di pragmatica dei nostri adorati Red Sox targati Alex Cora, il quale vanta un bel personale di 0-5 nella gara di esordio. 

Le ragioni della sconfitta contro un resistibile Baltimora sono presto dette. Abbiamo allestito una rotazione che è una delle più forti della Injuried Lis. Il lungodegente Sale, l’aspirante lungodegente Garrett Whitlock, Paxton, il desparecido di cui si sostiene, senza prove, che sia pagato dai Red Sox per lanciare palline e Brayan Bello ci farebbero facilmente vincere il campionato degli infortunati, se solo esistesse.

Così siamo stati costretti a ricorrere alla vecchia gloria. Come è noto ogni anno assumiamo un lanciatore che ha palesemente terminato la carriera per dargli ancora la possibilità di esibirsi e lasciare il mondo del professionismo con un’ultima stagione, senza grandi responsabilità. La scorsa stagione c’era Wacha che dominava in questa categoria, ma quando ci si è accorti che ancora poteva dare qualcosa al baseball, lo abbiamo subito sostituito con Kubler, che, devo dire, ha rispettato il pronostico.

Dopo 3.1 innig di grande sofferenza, completati con ben 80 lanci, scende dal monte con 6 hit 4 BB e 5 run sul groppone. Per completare il lavoro di li a poco,  Cora ha mandato in campo Brasier, un individuo di cui si sostiene, senza prove, che sia pagato dai Red Sox per lanciare palline. Cos’altro si può dire infatti di uno che ancora veste la stessa casacca dopo che terminato il 2022 con 5.78 ERA 1.30 WHIP over 62.1 IP?

La prova di Brasier è da film dell’orrore, ma diluita in una giornata negativa per il monte. Solo nei primi cinque inning, i lanciatori di Boston hanno concesso otto walk, due lanci pazzi, un colpito e consentendo quattro basi rubate. In totale le BB sono state nove, il che eguaglia il record negativo di squadra nel giorno di apertura.

Volendo trovare una nota positiva c’è la prestazione Masataka Yoshida , al suo tanto atteso debutto in MLB. Certo ha battuto le sue prime due valide, incluso un singolo RBI. Ma quando  ha avuto la possibilità di concludere la giornata con il classico colpo di scena finale, entrando nel box al nono con due on e un out e due punti da recuperare. Yoshida se ne è uscito con una rimbalzate da doppio gioco che avrebbe chiuso la partita se Mateo avesse assistito bene in prima.  Insomma bene, ma non benissimo.

Insomma ragazzi questo è quello che passa il convento. Siamo nell’era Bloom e bisogna abituarsi al fatto che il suo mandato è molto diverso da quello del suo predecessore, Dave Dombrowskiil, quando il piano del front office non è vincere. Subito! Ora c’è un nuovo piano, più sottile ed intrigante. L’obiettivo rimane la vittoria, ma non più urgente, bisogna prima effettuare una transizione e badare al bilancio. Così il 21 è stato un anno di transizione per arrivare alla stagione 22,che  a sua volta ci a portato al 2023 e così proseguirà senza un termine preciso, potenzialmente in eterno. I campioni verranno venduti, i free agen giocheranno con coloro che li vorranno pagare e a noi resta Masataka Yoshida, un bel giocatorino però tutto sommato.

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Un inizio da incubo

Anche limitandosi a considerare solo le cose del baseball, trascurando quanto mi è accaduto personalmente, il 2023 rischia di essere l’anno più disastroso della mia vita. Non bastava che i Red Sox fossero solo spazzatura (cit), doveva anche arrivare l’ennesimo intervento di Manfred per cercare di snaturare e distruggere completamente il vecchio gioco, renderlo insopportabile per i vecchi appassionati e allontanare le nuove leve prima che possano apprezzarlo.

Ma andiamo per ordine. All’inizio di questa settimana, il Joint Competition Committee della MLB ha votato all’unanimità una serie di modifiche al regolamento espressamente concepite per rovinare, a cominciare dalla stagione 2023, il più bel gioco del mondo:

  • è stato confermato  in  modo permanente il corridore sulle basi agli exreainning. Scordatevi di poter rivivere le drammatiche 7 ore di gioco di gara 3 delle WS 2018. Fine. Kaput. Manfred vuole andare a letto presto la sera. Io devo ancora conoscere qualcuno che assiste a una partita in parità al 20° inning ed è arrabbiato perché non è ancora finita.
  • saranno ulteriormente infastiditi i lanciatori dall’introduzione di un pitch clock, che ha la ridicola pretesa di uniformare i ritmi di lancio di tutti, e limitando limitando i lanci di pickoff.  Forse Manfred odia i pitcher e vuole vuole distruggerli tutti con lo stress
  • saranno vietati gli shift difensivi, perchè…… boh!? Forse Manfred è infastidito dai giocatori disposti in campo in modo asimmetrico rispetto alla bisettrice. Va a sapere
  • i cuscini delle basi saranno più grandi. Questa è talmente cretina che sembra troppo anche per Manfred. Forse hanno solo fatto una scommessa: vediamo se quegli idioti si bevono anche questa.

Ogni anno i Manfred boy si inventano provvedimenti che, lungi dal minimanete intaccare i problemi che dichiarano di voler risolvere, producono solo il risultato di rovinare lo spettacolo. E’ tutto molto triste. 

Non so se esista un nesso, però non posso fare a meno di notare che anche il lavoro Chaim Bloom appare perfettamente collimante con le iniziative di Manfred. Ovviamente non posso esserne sicuro, ma potrebbe non essere una coincidenza che i Red Sox 2023 procurino la stessa desolante disperazione.

È difficile dire cosa siano i Red Sox del 2023. Non è la normale indeterminatezza di ogni squadra all’inizio dell’allenamento primaverile. Esaminando in dettaglio il roster dei Red Sox si fatica a rintracciare anche una minima idea dei criteri utilizzati per costruirlo.

Che dire della rotazione dove il lanciatore più sano è Corey Kluber? Che dire di Enrique Hernandez, schierato interbase, ruolo in cui non ha mai giocato più di 17 partite in nessuna stagione nei suoi nove anni di major? Che dire di Adam Duvall, che verrà schierato esterno centro, posizione ricoperta in solo 68 partite sul totale di 830 della sua carriera?

I Red Sox inizieranno la stagione senza un ricevitore di ruolo (dopo essersi privati di Vasquez), ma hanno due ben riserve (tre se si conta Jorge Alfaro). Christian Arroyo dovrebbe esibirsi ogni giorno in seconda base, il che andrebbe anche bene fino al ritorno del titolare, se anche lui stesso non fosse stato frequentemente inscritto nella IL nelle ultime due stagioni. Alex Verdugo, uscito da una stagione in cui ha palesato forti limiti difensivi nel gestibile campo sinistro del Fenway Park, sembra destinato a spostarsi a difendere il Pesky’s Pole, semplicemente il campo destro più difficile del baseball. Perché succede tutto questo casino insensato? È difficile trovare motivi razionali,  occasionalmente occorre rilevare la necessità di fare posto a due rookie su cui si concentrano le speranze per la stagione. Il primo è l’oggetto misterioso Masataka Yoshida, il nuovo esterno sinistro le cui capacità difensive sono ancora più limitate di quelle di Verdugo, e in attacco ancora non ha dimostrato di essere migliore di un Rustney Castillo qualsiasi. Il secondo è Triston Casas, un prospetto che si è dimostrato abbastanza promettente nelle 27 (ventisette) partite di major league che ha giocato fino ad ora.

Quindi cosa ci dobbiamo aspettare nel 2023? Non mi sembra sia possibile farci troppe illusioni, l’ultimo posto è un’eventualità oltremodo concreta. Gli MFY, dominatori della AL east, hanno ri-firmato Judge (promemoria per Bloom: studiare cosa significa “ri-firmato”) e si sono rafforzati con  Carlos Rodon. I Blue Jays, dopo aver preso Dalton Varsho, Brandon Belt e Chris Bassitt, certamente saranno protagonisti della division. C’è da scommettere che ritroveremo agguerriti anche gli odiosi raggetti di Tampa,  simpatici come un foruncolo purulento sul deretano. Anche i derelitti Orioles potrebbero incrementare il loro bottino di vittorie nel 2023.

Di cosa hanno bisogno i Red Sox per non sprofondare in classifica? Beh in primo luogo sarebbe opportuno che Sale e Whitlock rimanessero sani per tutta la stagione. Non è quello che è successo negli anni scorsi, ma è anche lecito sperare. Purtroppo non però non basta, Nella rotazione ci sono anche altri slot e non so cosa ci si può aspettare da Bello e Kubler. Inoltre occorre che Yoshida esploda nel box e diventi una star, e poi occorre che Hernandez e Duvall abbiano prestazioni decenti nelle loro nuove posizioni e che Casas per non cada in uno slump da rookie e Turner si dimostri un buon slugger come se non fosse invecchiato di un altro anno e altre trecento cose che in parte abbiamo richiamato prima. La probabilità che una di queste cose accada potrebbe anche essere una legittima aspettativa, ma la probabilità che si verifichino tutte (o anche la maggioranza di esse) è dannatamente bassa.

Bloom quindi è andato all in con nulla in mano.  Non serve stabilire se sia un pazzo o un genio o entrambe le cose. Sicuramente ha una visione per i Red Sox del futuro e il supporto dalla proprietà. Per ora. Ma abbiamo visto quanto velocemente cambiano le cose. L’abbiamo visto con Dave Dombrowski e con Ben Cherington. Spero che la proprietà applichi gli stessi criteri di giudizio utilizzati per i precedenti manager e sia insoddisfatta, come lo sono io, di tre ultimi posti nelle ultime quattro stagioni.

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